La storia di Mortimer Griffin. Ovvero la tragicommedia dell’assurdo.

12/11/2015 di Nicolò Di Girolamo

Oggi parliamo di un romanzo di Mordecai Richler, noto in Italia per "La versione di Barney". Un autore - pur con le dovute proporzioni - troppo sottostimato e trascurato rispetto ad alcuni suoi contemporanei, ma che potremmo definire il Woody Allen della letteratura del 900.

Mordecai Richler

La figura su cui ci concentreremo oggi è quella molto particolare di Mordecai Richler. Richler nasce a Montreal, da una famiglia ebraica ortodossa, nel 1931 e – sebbene sia stato anche uno sceneggiatore – si può forse dire che sta alla letteratura del novecento come Woody Allen sta alla produzione cinematografica dello stesso periodo. I parallelismi tra i due sono numerosi, entrambi di stirpe ebraica, entrambi atei e dediti ad un’analisi profonda e spesso colorata di amara ironia dei rapporti sociali, senza disdegnare molteplici riferimenti autobiografici.

La principale differenza risiede nel fatto che Woody Allen ha prodotto dei magnifici film, mentre Mordecai Richler dei magnifici libri, quindi Richler non lo conosce nessuno. In reltà, ciò non è del tutto vero. Infatti, in Italia in particolare, il romanzo La versione di Barney ha riscosso un notevole successo editoriale e la sua fama è stata aiutata dalla produzione di un omonimo film interpretato tra gli altri da Paul Giamatti.

Come al solito, rifuggendo ciò che è più noto (senza tralasciare di consigliare vivamente a tutti la lettura de La versione di Barney) questa rubrica intende oggi concentrarsi su un altro romanzo dell’autore, del tutto diverso e probabilmente ancora più sorprendente.

Il romanzo di cui parleremo quest’oggi si intitola La storia di Mortimer Griffin  (scialba traduzione del titolo originale: Mortimer Griffin, Shalinsky And How They Settled the Jewish Question) e si può definire un romanzo distopico. A differenza di molti suoi colleghi che hanno fronteggiato l’argomento, Richler non si disturba a collocare la narrazione in un futuro più o meno prossimo, bensì si limita ad accentuare i caratteri dell’epoca in cui vive, senza fornire che vaghi riferimenti temporali.

Il substrato, se così si può chiamare, è comune a tutti e due i libri nel senso che è forte la presenza dell’argomento della cultura ebraica e in particolare delle comunità ebraiche (raramente un libro di Richler non necessita di un glossario yiddish nelle ultime pagine) e in entrambi i libri la narrazione viene affrontata in prima persona e da un punto di vista molto personale. In ogni caso le similitudini con La versione di Barney terminano qui.

La vicenda si svolge nella ‘swinging London’ – si presume quindi intorno agli anni ’60 – ed ha come protagonista appunto Mortimer Griffin, un canadese presbiteriano alto, biondo e ordinariamente bello che svolge un lavoro stabile e piuttosto prestigioso presso una delle più antiche e stimate case editrici di Londra. Tutte queste caratteristiche agli occhi della moglie marcatamente hipster si riassumono con una sola parola, carica di disprezzo: wasp.

Se tutti sanno inquadrare correttamente il termine ‘wasp’, derivante da un antico acronimo usato diffusamente nel nord-america sin dal 1600 (White Anglo Saxon Protestant) il cui significato ha subito leggerissime mutazioni nei secoli, non è altrettanto semplice inquadrare il termine ‘hipster’, pur tanto di moda ai giorni nostri. Qualunque sia il significato del termine oggi (difficile dirlo), l’accezione di Richler è sicuramente differente.

Richler infatti si riferisce ad una corrente sub-culturale nata negli anni quaranta nell’ambito della cultura jazz, andando poi ad evolversi in un complesso ideale composto da principi di anarchia, amoralità e cultura decadente caratteristico di una sorta di autoproclamata intellighenzia della contro-cultura intorno agli anni ’60. In parole povere una specie di movimento libertino che si ripropone in una nuova fase decadente della cultura occidentale.

Griffin, che per pura casualità si ritrova nel mezzo di questo turbinìo di ‘idee progressiste’, a causa di tutte le sue sopracitate caratteristiche, non possiede i mezzi per sopravvivere in un ambiente del genere. La moglie Joyce, ad ogni pagina più progressista e à la page, lo trova sempre più scialbo, insignificante. Un disprezzo, il suo, che aumenta ad ognuno dei piccoli scandali che il povero Mortimer causa del tutto involontariamente.

Infatti, per quanto nutrito dalle migliori intenzioni, ogni discorso e atteggiamento tenuto da Mortimer in pubblico sembra attirargli le antipatie della società umana al gran completo. Se ad esempio lascia trasparire un lieve senso di disgusto di fonte alla esplicita rappresentazione ad una recita scolastica del figlio (in età prepuberale) di un’opera del marchese De Sade, celebre libertino del XVIII secolo, viene subito riconosciuto come un fascista e reazionario. (Per chi non conoscesse De Sade basti sapere che i termini ‘sadismo’ e ‘sado-masochismo’ derivano dal contenuto delle sue opere.)

Oppure se, durante una conferenza – dal titolo Leggere per il piacere di leggere – Griffin analizza l’opera di Shakespeare senza riferirsi a Il mercante di Venezia, viene subito identificato come un antisemita, o peggio come un ebreo antisemita.

‘Scusi, ho capito bene? Mi ha chiesto perché mi sono cambiato il cognome?’. L’uomo fece cenno di sì.

‘Ma non è vero. Il mio cognome è Griffin. Lo è sempre stato’.

L’uomo studiò Mortimer con un sorriso sarcasticamente compassionevole. ‘Lei è ebreo’ disse senza alzare la voce.

‘Lei si sbaglia’.

L’uomo ridacchiò

‘Sul serio,’ disse Mortimer ‘che cosa le ha fatto pensare-‘.

‘Va bene. Mi sbaglio. Ho commesso un errore. Non è il caso di agitarsi’.

‘Guardi che se fossi ebreo non mi verrebbe mai in mente di nasconderlo’.

Ancora sorridente, strizzando gli occhi, l’uomo disse: ‘Non c’è nessun bisogno di perdere le staffe, professor Griffin. Ho commesso un errore. Se vuole vederla in questo modo’.

Dialogo tra Mortimer Griffin e Shalinsky.

 

Ma quella descritta finora è solo la situazione iniziale, da cui la vicenda prende inizio, carica di amaro umorismo e ricolma di dialoghi e scene brillanti. Mano a mano che si procede nella lettura si percepisce un intenso climax ascendente durante il quale l’assurdità delle vicende si fa sempre più marcata e l’atmosfera più inquietante, mentre Mortimer viene messo gradualmente ai margini della società, sino a venire completamente ostracizzato e a perdere completamente il controllo dei propri nervi.

Va detto che, essendo il genere del romanzo distopico caratteristico del novecento, esso conta numerosi esempi precedenti all’opera di Richler. Ma spesso lo schema di queste opere segue un percorso di distruzione, ovvero, partendo da una situazione iniziale di per sé assurda ma tutto sommato sopportabile per la morale del lettore, procede a descrivere un mondo in cui le conseguenze delle scelte della società portano ad un risultato catastrofico e disastroso, ad una sorta di deflagrazione.

Così si potrebbe definire anche questo romanzo se terminasse, diciamo, verso la metà del racconto, invece Richler si spinge più avanti e arrivato al punto di rottura della psiche del protagonista, riesce a raccogliere i cocci della trama, esplosa in una confusione grottescamente carnascialesca e a ricomporli in una parte conclusiva del libro che risulta a dir poco straordinaria.

Grazie infatti all’amore incondizionato di una bellissima e piuttosto sinistra figura, dal nome di Polly Morgan che non è semplice stabilire se sia un automa o una vera donna, Mortimer riesce a ritagliarsi un posto da outsider e a creare un proprio piccolo e distaccato mondo da ribelle verso i ribelli.

Il romanzo è sicuramente più pregevole di quanto si sia riusciti a descriverlo e promette a ciascuno una lettura affascinata e convulsa, dalla prima all’ultima pagina. Bisogna sicuramente essere dotati di un buono stomaco e pronti ad ogni assurdità ma di sicuro è una lettura che vi sorprenderà e di cui non è possibile dimenticarsi facilmente.

The following two tabs change content below.

Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
blog comments powered by Disqus