La sottile linea fra un indagato e un altro

05/03/2014 di Giacomo Bandini

Le novità e i nuovi problemi del governo Renzi dopo il caso Gentile

Governo Renzi

Il governo dei primati, tranne uno – Il governo di Matteo Renzi è stato indicato da molti opinionisti e da giornalisti quotati come un esecutivo in parte rivoluzionario nella storia del Paese. Innanzitutto un numero uguale di donne e uomini ai ministeri, 8 per genere. A seguire rappresenta una novità dal punto di vista dell’età media che ne fa il più giovane della storia e della composizione, è uno dei più snelli dal punto di vista ministeriale. Vi sono altri primati, come ad esempio la prima donna al Ministero della Difesa o un piano di riforme da effettuare in tempi ristrettissimi, forse mai previsti da nessun altro premier prima d’ora. In una sola cosa non si distingue da molti dei precedenti: la presenza dei soliti indagati. La nomina di Antonio Gentile ha suscitato grosso scalpore, ne abbiamo parlato anche qui su Europinione, tanto da indurlo alle dimissioni, ma non è l’unico ad avere grane con il potere giudiziario: altri 4 sono gli indagati principali.

La foto di Antonio Gentile dal sito del Senato.
La foto di Antonio Gentile dal sito del Senato.

Le tanto agognate dimissioni – Antonio Gentile è stato il primo a subire le pressioni politiche più forti. D’altronde avere contro una buona parte del Pd (almeno metà stando al giudizio dei media), e non avere il sostegno di Forza Italia, contro cui sta combattendo una dura battaglia territoriale in Calabria in guisa di rappresentante del Ncd, di questi tempi sembra la via più certa al fallimento. E così è stato. Dopo aver messo in difficoltà il governo che l’aveva nominato, Gentile ha fatto un grosso passo indietro. In questo caso le valutazioni sono state meramente politiche: le probabili future mozioni di sfiducia avrebbero portato il Pd ad una ancora maggiore spaccatura interna, oltre ad una sorta di sfiducia ufficiale al proprio governo, mentre il Ncd avrebbe dovuto subire un’altra umiliazione dai nuovi avversari di FI, pronti a rivalersi facilmente sui traditori.

Continuità – La questione sui possibili imbarazzi del governo Renzi però sembra fermarsi qui, nel plauso generale alle dimissioni di un discusso sottosegretario. In realtà riguardo la composizione del governo molti sono i possibili commenti, dalle reali capacità dei nominati al disatteso scarso ricambio rispetto al governo precedente. È facile intuire come la necessità di allearsi momentaneamente con Ncd e Scelta Civica abbia compromesso la vera e propria rivoluzione preannunciata. Tutto questo non giustifica la presenza di altri indagati che fanno sembrare l’opera renziana non solo un parziale fallimento, bensì un elemento di continuità col passato di cui l’Italia non riesce a liberarsi.

I quattro moschettieri indagati – Cosa ha in più, per esempio, rispetto a Gentile Francesca Barracciu? Quest’ultima era stata scelta per guidare la Sardegna alle elezioni regionali del 2014, da poco concluse con una vittoria del Pd, ed ora fa saldamente parte del governo allo stesso modo dell’esiliato Gentile. Indagata per peculato nell’inchiesta avviata dalla Procura di Cagliari sui rimborsi elettorali destinati ai gruppi del consiglio regionale sardo, ora è sottosegretario presso il Ministero dei Beni Culturali. Gentile non risulta nemmeno indagato: lo è il figlio, e solo la famosa telefonata, di cui è protagonista indiretto, ha fatto si che il caso scoppiasse. La domanda precedente può essere posta nei casi di Umberto del Basso de Caro, finito al dicastero dei Trasporti, e indagato per il medesimo reato della collega a Napoli. La medesima situazione coinvolge i sottosegretari Vito de Filippo e Filippo Bubbico. Renzi e i suoi dovrebbero spiegare all’opinione pubblica la differenza sussistente.

Questione di differenze – Non sembra esistere differenza tra questi quattro. Nessuno è stato condannato in via definitiva, ma tutti sono stati indagati. Eppure qualcosa fa storcere il naso. Perché si è dimesso il solo Gentile? Probabilmente perché il più chiacchierato ed il meno benvoluto. Perché scartare la Barracciu in Sardegna e riproporla invece presso un Ministero, ben più importante per tutto il Paese? Probabilmente perché il vaglio popolare in questo caso risulta meno evidente, viste le circostanze in cui questo governo è stato formato. Se questo è il cambiamento promesso da Matteo Renzi allora il concetto di novità e rivoluzione deve essere sfuggito alla maggior parte di noi comuni mortali, dal momento che nessuno è più in grado di vederlo. Così come la tanto decantata par condicio.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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