La soluzione a strati del cubo di Euro-Rubik

15/04/2014 di Giovanni Caccavello

Tutti i paesi di EuroLandia sembrano aver ripreso il cammino della crescita. Il peggio è passato e mentre tutti i giocatori provano a risolvere il cubo di Euro-Rubik, investire in Europa sembra tornare di moda

Segni di vita – Il ritorno della Grecia sul mercato finanziario non segna certo la fine della profonda crisi economica ed istituzionale che ha colpito l’Euro-Zona a partire dal 2010 ma è un segnale simbolico importantissimo. Giovedì 10 Aprile, il governo di Atene è riuscito a collocare per la prima volta sul mercato 20 miliardi di euro, dopo quattro lunghissimi e drammatici anni. Nonostante le paure di molti e gli auspici di altri, il “mercato” sembra aver deciso di tornare a scommettere sulla Grecia. Una forte domanda, proveniente da oltre 600 investitori quasi tutti stranieri ha permesso ai titoli di stato greci con scadenza quinquennale di scendere sotto il 5% (4,95%), mentre il rendimento dei titoli di stato a scendanza decennale si è attestato sotto il 6% (5,89%).

Questo sembra comunque essere l’ultimo di una serie di eventi positivi che stanno lentamente cambiando l’opinione degli speculatori sul futuro dell’Euro-Zona, ed in particolare dei paesi del sud Europa.

Eppur si muove! – Fin dal Gennaio 2014 qualcosa ha incominciato a  muoversi. La Troika salutava definitavamente Dublino, tornata a creare circa 60 mila nuovi posti di lavoro nel 2013, Atene annunciava per la prima volta un saldo primario ben al di sopra delle attese, Madrid si lanciava per la prima volta nel mercato dei bond non assistiti da particolari garanzie, Lisbona faceva registrare una crescita totale dell’1,7% nel 2013 mentre Roma e Parigi si apprestavano, a loro (in)saputa a dare il benvenuto a due nuovi Capi di Governo: Matteo Renzi e Manuel Valls.

Mercato del lavoro – Secondo gli ultimissimi dati provenienti da Eurostat del 1 Aprile (qui link), tra il Febbraio 2013 ed il Febbraio 2014 circa 166.000 nuovi posti di lavoro sono stati creati all’interno dell’Euro-Zona, e tra i quindici Stati nei quali il tasso di disoccupazione è calato in modo più marcato troviamo proprio l’Irlanda ed il Portogallo che fanno registrare un un numero di disoccupati pari all’11,9% e al 15,3%. Il mercato del lavoro sembra finalmente aver bloccato l’emorragia principale. Visto il debole ma progressivo miglioramento, sembrerebbe che il problema principale risieda nel fatto che il ricambio generazionale avvenga in modo troppo lento. Il tasso di attività – ed in particolar modo la sua sottocategoria riguardante coloro che cercano attivamente lavoro – aumenta in modo più rapido rispetto a tutti coloro che vanno in pensione. Questo è frutto anche delle riforme del mercato del lavoro che nel corso degli ultimi anni hanno innalzato l’età pensionabile in diversi paesi dell’Euro-Zona.

Crescità e debito – Nel corso di questi ultimi sei mesi, le previsioni dei principali istituti di statistica internazionali hanno continuamente rivisto al rialzo, seppur di pochi decimali, la crescita generale dell’Euro-Zona, che secondo le ultime informazioni dovrebbe attestarsi ad un +1,2/1,3% alla fine dell’anno in corso mentre dovrebbe raggiungere l’1,6% nel 2015.

Jens Weidmann, Presidente della Deutsche Bundesbank.
Jens Weidmann, Presidente della Deutsche Bundesbank.

Nonostante questi dati confortanti il debito pubblico dei paesi “periferici” ha continuato a aumentare nel corso di questi ultimi anni. Secondo gli ultimi dati raccolti, il debito pubblico della Grecia è schizzato al 172% del Prodotto Interno Lordo, quello Italiano è attorno al 133%, quello portoghese è pari al 129%, quello Irlandese si attesta al 125% mentre il debito spagnolo raggiunge il 93% del PIL. In tutti questi paesi, ad eccezione della Spagna che prevede un rapporto deficit/PIL pari al 5,6% nel 2014, il deficit è stato ridotto. Alcuni paesi, come l’Irlanda, la Grecia ed il Portogallo hanno portato a termine l’obiettivo dopo aver accettato le condizioni imposte dalla Troika; altri, come l’Italia, hanno raggiunto l’obiettivo in modo meno ortodosso ma comunque apparentemente efficace. Ciò dovrebbe permettere ai governi di incominciare a ridurre il debito a partire dalla fine del 2014.

Futuro – I problemi però rimangono e alcuni potrebbero rivelarsi molto pericolosi. Il più importante si chiama deflazione. La crescita del tasso di inflazione nel corso di questi ultimi mesi ha continuato a rallentare, toccando un livello medio dello 0,5%. In alcuni paesi l’inflazione è già diventata negativa e anche in Germania il tasso si è attestato sotto l’1%. La BCE ad inizio Aprile ha comunicato che è pronta ad agire in caso di ulteriore calo nel rialzo periodico dei prezzi. Si parla di operazioni monetarie non convenzionali – in particolar modo di Quantitavive Easing – pari a 1000 miliardi per un anno. Importante sarà valutare il tasso nel corso del mese di Aprile e Maggio. Dopo il via libera di Jens Weidmann, Governatore della BundesBank,  la possibilità di un intervento di mercato aperto da parte della BCE si fa sempre più concreto. La nostra speranza, nel caso di “operazioni monetarie non convenzionali” è che questo avvenga unendo sia l’acquisto di titoli di stato che l’acquisto di titoli di istituti privati. Una soluzione del genere potrebbe aiutare in modo più equo tutti gli Stati membri, evitando di favorire alcune nazioni rispetto ad altre; e rappresenterebbe inoltre la risposta adatta sia per rafforzare nel breve-medio periodo la crescita economica di tutta l’Euro-Zona che per indebolire l’Euro nei confronti delle altre valute principali.

Riforme e tagli – Nel lungo periodo, però, gli effetti delle azioni della BCE verranno meno a causa del “principio di neutralità della moneta” e di conseguenza è necessario che tutti i paesi portino avanti politiche fiscali che mirino principalmente a due cose: ridurre le tasse e snellire la  burocrazia, sia a livello europeo che a livello nazionale. Le nazioni più fragili dovranno rispettare con i fatti le promesse fatte dai nuovi Primi Minsitri che, assieme ai tagli di spesa pubblica, non si possono più rimandare.

Secondo quanto riportato dall'”Indice di Libertà Economica”, nel 2014  la spesa pubblica in Italia si attesterà intorno al 50% del PIL mentre in Francia oltre il 56%. In Germania, Paese più popoloso d’Europa, poco sotto il 45,5%. Ciò significherebbe – nel caso in cui si volesse diventare “virtuosi” come i tedeschi in tutto e per tutto – che il nostro paese dovrebbe ridurre le spese pubbliche di oltre 60 miliardi di Euro all’anno. Scommettere sull’Euro sembra comunque stare lentamente tornando di moda.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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