La sinistra al di fuori della Leopolda

11/12/2015 di Ludovico Martocchia

La colonna del Partito democratico e la sua ragnatela: una sinistra divisa in tre parti – Vendola, Civati, Fassina – che non dimostra alcuna prospettiva di lungo termine.

Renzi, Roma

Sono i giorni della Leopolda, l’epopea del renzismo militante e dei tavoli di lavoro american style, tra chi si piega al potere, chi lo ha sempre sostenuto e chi ci si trova per caso dopo un invito. La sinistra italiana, però, guarda da un’altra parte (semmai in passato avesse intravisto qualcosa di positivo in quel di Firenze). Un po’ come quei vecchietti sugli autobus che osservano con disprezzo i ragazzini di oggi: tutto urla, parolacce e smartphone. Ma a parte i facili stereotipi, è sempre più chiara la distanza, quei chilometri che dividono gli hashtag, i tweet e le conference call, dalle sezioni di partito, polverose e abbandonate.

Bisogna chiedersi, esiste un’alternativa? Esiste una sinistra in grado di creare un progetto diverso e soprattutto competitivo nei confronti di Renzi? Che futuro hanno Sel di Nichi Vendola, Possibile di Pippo Civati e Sinistra Italiana di Stefano Fassina? In settimana, per l’appunto, i tre sindaci Marco Doria, Giuliano Pisapia e Massimo Zodda hanno richiamato l’unità: una parola di cui molti si fanno portatori ma che in pochi sono in grado di rispettare. Il fronte di centrosinistra, per le prossime amministrative, è spaccato – vale l’esempio di Fassina già candidato per il Comune di Roma. Dimostrazione di uno schieramento senza bussola, che vive spaesato, non potendo scegliere definitivamente. Non si può distaccare in toto dal Partito democratico di Renzi, pena la scomparsa, come non può appiattirsi sulle posizioni della Leopolda in cui verranno esposti “i successi” del governo. È quel dentro-fuori che ha consumato Civati, ormai “leader Possibile” e che ha diviso ancora di più la minoranza Dem, con una parte fuoriuscita e un’altra ancora nel giro del Pd – Cuperlo, Lo Giudice e Speranza.

Mentre Vendola ha dato un giudizio complessivo: «Renzi ha ucciso il centrosinistra». Una posizione, quella del pugliese già conosciuta da tempo: «Ha infatti governato con il centrodestra, facendo dell’attacco ai diritti sociali il centro dell’azione del suo governo». È una nuova dichiarazione, a cui cercherà di rispondere il premier direttamente dal palco della vecchia stazione fiorentina. Anzi, rappresenta quasi un assist per Matteo Renzi. I sindaci, come Pisapia, espressione dei successi di un centrosinistra unito nel 2011, parlano di unità del centrosinistra e di un nuovo Ulivo, e Vendola volta le spalle? Il gioco per Renzi sarà più difficile per le amministrative del 2016, alle quali presentarsi diviso dalla sinistra radicale equivarrà ad essere sconfitti in partenza. Cosa diverse per le ipotetiche elezioni nazionali, dove non c’è un grosso incentivo coalizionale (il premio di maggioranza dell’Italicum è assegnato alla lista).

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli e vice-segretaria del Pd, porge la mano: «Noi a livello locale governiamo con Sel da tempo, in molte regioni e comuni. E abbiamo lavorato per confermare la coalizione larga alle prossime amministrative. È quello il campo da cui siamo sempre partiti». Eppure le fonti dicono altro e le intenzioni di Nichi Vendola raccontano una storia diversa: “non è più tempo le operazioni nostalgia” (Falci su Repubblica). Insomma l’appello di Pisapia all’unità è arrivato nel momento sbagliato. Sinistra ecologia e libertà sembra spaccarsi in due. La presidente della Camera Laura Boldrini ha capito le intenzioni del sindaco di Milano: «Bisogna fare leva su queste esperienze positive [Milano, Cagliari, Genova] e riaprire anche sul piano nazionale il tema dell’unità del centrosinistra». Divisioni in una sinistra già divisa. Il paradosso è che tutti i commentatori erano certi: con Renzi nel Pd, nascerà una nuova sinistra esterna ad esso. Ma non sembrano esserci miglioramenti; all’orizzonte si scrutano solo tanti piccoli movimenti guidati da piccoli leader che pensano di racimolare qualche piccola posizione politica.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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