La rivoluzione a metà di Cassa Depositi e Prestiti

20/07/2015 di Alessandro Mauri

Il rinnovamento di Cassa depositi e Prestiti passa da nuovi manager e nuove norme dello statuto. Basterà a rivoluzionare la società?

L’ultima assemblea della Cassa Depositi e Prestiti ha rinnovato completamente la governance aziendale e ha portato alcune modifiche di rilievo allo statuto della società a controllo pubblico che si propone di sostenere l’economia italiana.

Come funziona la Cdp – La cassa Depositi e Prestiti (Cdp) è una società per azioni, di cui lo Stato è l’azionista di maggioranza, detenendo l’80,1% del capitale mediante il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La restante quota è suddivisa tra diverse fondazioni bancarie, tra cui Cariplo, Fondazione Monte dei Paschi e Compagnia San Paolo. L’attività della Cassa depositi e Prestiti si fonda sulla gestione degli investimenti statali e pubblici, ossia di tutti i vari enti locali, nonché il finanziamento delle opere necessarie alla fornitura di servizi pubblici. Per poter operare la cassa depositi e Prestiti utilizza come risorse la raccolta del risparmio postale, che è in continua crescita, nonché l’emissione di titoli e di obbligazioni che, a differenza del risparmio postale, non sono garantite da parte dello Stato. La cassa depositi e prestiti gestisce un patrimonio investito di oltre 250 miliardi di euro, sia direttamente sia attraverso la partecipazione in diversi fondi e società non quotate, come ad esempio il Fondo Italiano d’Investimento SGR, il Fondo Strategico Italiano e F2I – Fondi Italiani per le Infrastrutture. In particolare l’articolo 3 dello statuto stabilisce che la Cdp possa operare mediante l’acquisizione di partecipazioni in “società di rilevante interesse nazionale che risultino in una stabile situazione di equilibro finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività”. In altre parole la cassa non può intervenire in imprese in difficoltà o in crisi.

Il rinnovo delle cariche – Il primo passo di quello che sembra un profondo cambiamento nella gestione e nella governance della Cassa depositi e prestiti è stato quello della remissione del mandato del presidente, Franco Bassanini, sotto le pressioni del governo di avviare un processo di ricambio ai vertici aziendali. Il nuovo presidente sarà Claudio Costamagna, che ha lavorato per alcuni delle più importanti banche internazionali, tra cui Goldman Sachs. Il nuovo amministratore delegato invece sarà Fabio Gallia, anch’egli proveniente dal mondo bancario (ultima esperienza al gruppo Bnp Paribas) e conoscente di vecchia data dello stesso presidente Costamagna. Tuttavia per procedere alla nomina del nuovo amministratore delegato è stato necessario modificare lo statuto nella parte in cui erano previsti requisiti di onorabilità che non avrebbero consentito la nomina di Gallia, in quanto rinviato a giudizio dalla procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta sui derivati. L’amministratore decadrà solamente in caso di condanna in primo grado.

Una nuova strategia – In realtà il progetto che riguarda la Cassa depositi e prestiti è molto più ampio, come dimostrano le parole del premier Matteo Renzi durante la recente visita in Kenya: “servono strumenti finanziari diversi: la Cdp, il supporto del Mef e del governo per sostenere le imprese e l’export italiano”. L’idea è quella, già intrapresa, di trasformare la Cdp da una semplice Holding di partecipazioni ad una banca di sviluppo. Si tratta di una strategia già abbozzata dalla precedente gestione, e che sarebbe riconducibile ad una istituzione finanziaria per la cooperazione e lo sviluppo, a sostegno in particolare delle esportazioni. Su questo fronte sarà importante l’azione di Export Banca, che collabora già con due controllate della cassa: Sace, che assicura il credito delle imprese, e Simest, il cui scopo è stabilizzare il tasso di interesse dei finanziamenti alle imprese. Al momento sono stati messi a disposizione 15 miliardi di euro dal 2011, di cui 4,5 miliardi direttamente da Cdp. Si tratta di cifre molto elevate, ma su cui si può lavorare molto, specialmente viste le eccellenti performance della Cassa negli ultimi anni, e delle imponenti riserve che la stessa controllante ha a disposizione.

Il nodo dividendi – In realtà la questione che più suscita perplessità è stata la modifica dello statuto, con particolare riferimento alla norma che attribuisce alle fondazioni bancarie, che detengono poco meno del 20% del capitale, il potere di veto sulla distribuzione di utili inferiore al 60% dell’utile complessivo. Eventuali distribuzioni al di sotto del 60% dovranno essere motivate da “comprovate esigenze di rafforzamento patrimoniale”. Dal momento che la Cdp ha recentemente accantonato riserve in linea con le norme del codice civile, dal prossimo anno la distribuzione degli utili potrebbe passare al 60%, da un livello che si aggirava intorno al 30% negli ultimi anni. Questo significa che una quota maggiore di risorse finirà agli azionisti, ovvero allo Stato e alle fondazioni, ma ciò comporta un minor fattore di reinvestimento degli utili, che potrebbe portare la cassa depositi e prestiti a reperire risorse mediante un maggior ricorso al debito. Questa norma è stata vista come una compensazione che il governo ha voluto offrire alle fondazioni bancarie dopo aver aumentato retroattivamente la tassazione sugli utili da esse percepiti. Una mossa sicuramente discutibile, soprattutto perché dettata da una sorta di scambio di favori, ma che, dati gli ottimi risultati della Cdp e la buona dotazione di riserve non dovrebbe portare, almeno nei prossimi anni, particolari squilibri di gestione. Nel medio-lungo periodo tuttavia potrebbe avere conseguenze poco prevedibili, e che potrebbero compromettere le buone novità fin qui introdotte.

La cassa depositi e prestiti è uno strumento senza dubbio molto utile nella gestione della politica economica in Italia, e il processo di trasformazione in corso è sicuramente molto interessante. Tuttavia il rischio di farla ritornare un collettore di partecipazioni statali di dubbia utilità economica è molto elevata.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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