Ristrutturazione del Debito nei Paesi in via di Sviluppo

23/02/2014 di Mara Biral

Il Club di Parigi e l'Iniziativa HIPC: efficaci strumenti di sostegno ai paesi poveri ?

Debito Paesi in via di sviluppo

E’ oramai sempre più nota la costante situazione di vita dei paesi in via di sviluppo: alto livello di povertà, analfabetismo, disoccupazione, produzione a basso costo, tutela dei diritti umani completamente assente; il tutto generato soprattutto dall’interesse dei paesi industrializzati nei confronti dei loro prodotti agricoli e delle loro materie prime ottenute attraverso lo sfruttamento della manodopera locale sottopagata e per mezzo di politiche pubbliche deboli (come quelle relative alla fiscalità) dei paesi del Terzo Mondo volte a favorire azioni di dominio e controllo.

Mappa del debito
(fonte: bbc)

Negli anni Sessanta, in pieno processo di decolonizzazione, e durante gli anni Settanta, in presenza della crisi petrolifera, i Paesi del Sud del Mondo accrescono il loro debito estero causato anche dal programma d’intervento del Fondo Monetario Internazionale relativo alla liberalizzazione del mercato finanziario attraverso la promozione di servizi, a volte anche speculativi, promossi dalla Banche Private: come successe con la politica dei “Petrodollari”; oltre a ciò si aggiunge il tentativo d’instaurare governi nuovi nei PVS (in seguito al processo d’indipendenza) non sempre dal volto democratico questo dovuto dal persistere di ideologie totalitarie protagoniste nel periodo precedente. Oltre a ciò la Federal Reserve – Banca Centrale Statunitense – negli anni Ottanta decide di innalzare i tassi d’interesse che ovviamente hanno contribuito a peggiorare la situazione delle Nazioni Povere aumentando decisamente il loro debito estero. Sul finire del decennio, il FMI attiva i “Piani di Aggiustamento” – uno dei cardini della Politica Neoliberista – che, al fine di migliorare l’assetto finanziario degli stati bisognosi, prevedono: svalutazioni della moneta locale, privatizzazioni, taglio allo stato sociale. Ovviamente però, in diversi casi, questi tipi di riforme sono state in grado di peggiorare la situazione di miseria che la popolazione locale stava già vivendo; ciò è successo in Zimbawe, Haiti, Costa d’Avorio, Somalia e Uganda.

Un primo tentativo volto a risolvere il problema dell’indebitamento sorse già nel 1956, con la nascita del Club di Parigi – un foro multilaterale avente la funzione di riunire le delegazioni rappresentative gli stati creditori favorendo così l’incontro con quelli debitori; vi partecipano anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Tale foro è privo di personalità giuridica propria ed è di natura informale in quanto i creditori sostengono che la ristrutturazione del debito sia un’operazione del tutto eccezionale da attuare solo in condizioni di estrema gravità. Ruolo determinante del Club di Parigi è quindi il “Riscadenziamento del Debito” che implica l’estensione nel tempo del periodo di rimborso delle somme dovute. Le condizioni che permettono allo Stato Debitore di usufruire del sostegno di quest’organo si riassumono in tre principi: quello della condizionalità attraverso il quale lo stato richiedente deve aver accettato di mettere in atto il piano concordato con il FMI; quello dell’Imminent Default, secondo cui il debitore deve trovarsi nella situazione d’impossibilità di assolvere il pagamento del proprio debito secondo le analisi svolte dal Fondo ed infine la Clausula d’Iniziativa, in cui il paese richiedente il riscadenziamento s’impegna ad avviare nel più breve tempo possibile negoziati con creditori esterni al Club di Parigi. Il suo punto cardine è il Principio di Eguale Trattamento (Principio par Condicio Creditorum) consistente nella non concessione, da parte del paese debitore, di un trattamento più favorevole ai creditori esterni al foro; in questo modo il peso finanziario che l’operazione del debito comporta risulta equamente distribuito fra i diversi creditori. Negli anni più recenti, le azioni del foro sono state mirate al sostegno di paesi come l’Iraq, la Nigeria e l’Argentina.

Nel 1996, il FMI e la Banca Mondiale lanciano l’Iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) finalizzata a giungere ad un livello sostenibile del debito estero dei paesi fortemente indebitati attraverso azioni congiunte di soggetti economici attivi nell’ambito delle Comunità Economiche e Finanziarie Internazionali. Sicuramente, un elemento innovativo è rappresentato dal coinvolgimento delle Istituzioni che furono operanti con gli Accordi di Bretton Woods e che nel quadro HIPC s’impegnano a mettere a disposizione risorse destinate allo sviluppo economico e sociale degli stati beneficiari. Fasi importanti che caratterizzano e rafforzano il ruolo di tale iniziativa sono il Decision Point riguardante l’implementazione dei programmi di riforma previsti dalla Banca Mondiale e dal FMI e la preparazione di un programma fondamentale avente come obiettivo la riduzione del grado di povertà del paese richiedente l’aiuto – PRSP (Poverty Reduction Strategy Paper). Lo scopo della presente fase (che non prevede la partecipazione diretta né del Governo Debitore, né di quello Creditore) riguarda la riduzione del pagamento rendendolo maggiormente sostenibile. Seconda fase, il Completion Point si riferisce alla cancellazione completa del debito che avviene solamente se lo stato richiedente dimostra di aver, da almeno un anno, attivato misure di natura politica per la riduzione della povertà. Ad oggi vi partecipano ben 30 nazioni bisognose, tra le quali la maggior parte appertiene all’Africa Subsahariana.

Numerose le critiche positive e negative che sono state avanzate nei confronti di questi due “Meccanismi di Salvezza” dalla loro formazione ad oggi. Da un lato l’aver realizzato una sorta di quadro giuridico comune attuando una strategia tra Istituzioni Internazionali Multilaterali impegnate al risanamento di disastrosi casi di insostenibilità, ha fatto in modo da aumentare l’interesse internazionale circa l’avanzamento del livello d’impoverimento che ancora oggi continua a colpire territori completamente incapaci di reagire; d’altro canto invece, riferendosi in modo particolare al Programma HIPC forti contestazioni sono emerse circa i suoi criteri troppo restrittivi applicati all’ingresso delle nazioni povere e in riferimento all’attuazione di misure troppo severe che i paesi sono chiamati ad attuare per poter godere del riscadenziamento o della cancellazione del debito contratto precedentemente. Ad ogni modo, è da considerarsi un “passo avanti” quello della Comunità Internazionale che attraverso organi di questo tipo fa emergere sempre più i principali valori sulla quale si basa fin dall’atto della sua costituzione: “solidarietà” e “uguaglianza”.

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Mara Biral

Nasce il 15 ottobre 1990 a Torino, dopo la maturità in Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere s'iscrive all'Università degli Studi di Torino presso la quale è attualmente Laurenda del Corso in Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione con una tesi in fase di realizzazione in Diritto Internazionale dell'Economia. Diverse le sue esperienze lavorative in Italia e all'estero, tra le più significative l'Inghilterra che le ha permesso di ottenere un master in Management e Marketing e il Brasile dove ha avuto modo di collaborare con le Istituzioni Italo-Brasiliane presenti sul territorio nordestino, Le sue aree d'interesse sono diverse e spaziano dalla tutela dei diritti umani, all'internalizzazione delle imprese, alla comunicazione internazionale.
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