La ripresa dell’occupazione, fra un po’

22/12/2014 di Federico Nascimben

Fra legge di stabilità, jobs act ed incentivi per il nuovo contratto a tempo indeterminato il Governo si propone di dare una svolta all'occupazione. Vediamo perché ciò avverrà in tempi lunghi

Disoccupazione e lavoro

Ad inizio dicembre è vi è l’approvazione definitiva del jobs act, mentre questa settimana il Senato ha approvato la legge di stabilità. I primi decreti delegati sul lavoro, secondo le parole del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, arriveranno il 24 dicembre, mentre l’approvazione definitiva dell’ex finanziaria dovrebbe avvenire entro il 23 dicembre.

I due provvedimenti sono correlati tra loro soprattutto perché con la manovra è stata approvata sia l’eliminazione della componente lavoro dell’Irap per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (pag.2):

“[…] In particolare, la norma consente la deduzione integrale, agli effetti IRAP, del costo complessivo sostenuto per lavoro dipendente, a tempo indeterminato, eccedente l’ammontare delle deduzioni – analitiche o forfetarie – riferibili al costo medesimo e ammesse in deduzione in ragione delle disposizioni di cui ai commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater del medesimo articolo 11.
In sostanza, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, se la sommatoria delle deduzioni sopra richiamate – analitiche o forfetarie – vigenti e previste dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997 è inferiore al costo del lavoro, spetta un’ulteriore deduzione fino a concorrenza dell’intero importo dell’onere sostenuto”. 

sia la decontribuzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato (pag.17):

“Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, la norma in esame dispone l’esonero dal versamento dei complessivi contributi a carico dei datori di lavoro, per un periodo massimo di trentasei mesi e nel limite di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua, con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, decorrenti dal 1° gennaio 2015 e stipulati entro il 31 dicembre 2015”.

Per la decontribuzione gli stanziamenti sono pari ad un miliardo di euro dal 2015 al 2017 e ad 1,5 per il 2018. La misura, non prevedendo nessuna clausola di addizionalità, collegandosi sia al jobs act che allo sconto Irap, è però volta a favorire una ricomposizione delle tipologie contrattuali verso il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, piuttosto che la creazione di occupazione aggiuntiva.

Su lavoce.info, Bruno Anastasia fornisce alcuni dati per provare a fare il punto della situazione sul tema incentivi e tempo indeterminato. In questa sede ne segnaliamo in particolare due:

1- “Al netto dei contratti di lavoro domestico (pari a circa 300mila annui), nel biennio 2012-2013 il numero medio annuo di assunzioni a tempo indeterminato è stimabile dunque in circa 1,4 milioni“;

2- E’ possibile “stimare un ammontare atteso di assunzioni incentivabili vicino a 1 milione, al netto di possibili assunzioni aggiuntive dovute all’impatto del programma di incentivazione o alla più generale congiuntura economica. La Relazione tecnica, basandosi su dati Inps – 636mila lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2013 e incentivabili secondo i criteri della Legge di stabilità 2015 – prevede analogamente un milione di contratti incentivati nel 2015, incorporando peraltro in tale stima significativi effetti incentivanti, dovuti in particolare allo spiazzamento di altri contratti (tempo determinato in primis)”.

Il tema è appunto quello della creazione netta di nuova occupazione. Per capire meglio, riportiamo le stime governative contenute nella nota di aggiornamento al Def.

quadro macro def
Quadro macroeconomico tendenziale contenuto nella nota di aggiornamento al Documento di economia e Finanza del 30 settembre 2014.

Benché la nota di aggiornamento sia stata pubblicata prima della presentazione della legge di stabilità, secondo lo stesso esecutivo sia le variazioni del tasso di disoccupazione di qui al 2016 (-0,2%) che del tasso di occupazione (+0,3%) sono minime; inizieranno ad esserci miglioramenti significativi solamente a partire dal 2017, ma anche in questo caso parliamo di ordini di grandezza inferiori ad un punto percentuale al 2018: nulla. Da un punto di vista logico non può essere altrimenti visto l’andamento del Pil e di tutta la forza lavoro che le imprese devono riassorbire prima di mettere in moto nuova occupazione: si ricorda, ad esempio, che sono 540 mila le persone in cassa integrazione a zero ore da gennaio.

Ad ogni modo, tramite gli incentivi presenti nella legge di stabilità, inizialmente il Governo stimava in 800 mila i contratti incentivati, poi con l’aumentare dell’importo il numero è aumentato a 1 milione. Nella relazione tecnica della legge di stabilità (p. 18) si stima che per l’80% di questi contratti l’incentivo sia parziale, mentre per il restante 20% sia totale. Come detto, il punto dirimente è se questa sia creazione netta di nuova occupazione o meno, perché ciò che molto spesso viene fatto è un puro e semplice sbandieramento di numeri a caso per fini propagandistici.

Provando ad entrare maggiormente in profondità, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio “non è detto che siano in più: sono 1 milione a tempo indeterminato, di cui 600mila potrebbero essere contratti che comunque sarebbero a tempo indeterminato e 400mila contratti a tempo che si trasformano. Quindi l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero”. Secondo il Servizio bilancio del Senato, invece – fra gli altri dubbi -, “stante la rilevanza e la significatività dell’incentivo è presumibile e prudenziale valutare un effetto incentivante, con riduzioni di assunzioni a contribuzione piena (a tempo determinato, ad esempio) verso la tipologia di contratto a tempo indeterminato incentivato”.

Vengono cioè sottolineati due aspetti: il primo è l’annoso problema tipico degli incentivi, e cioè che c’è sempre il forte rischio che con tali sistemi si vadano a favorire misure che sarebbero avvenute comunque, a legislazione invariata; il secondo aspetto riguarda il punto sollevato in precedenza, ovvero la mancata presenza del criterio dell’addizionalità nell’occupazione tende soprattutto a favorire la ricomposizione dei contratti verso il nuovo tempo indeterminato.

Il mercato del lavoro in Italia di riforma in riforma, Adapt. Fonte: http://www.bollettinoadapt.it/il-mercato-del-lavoro-in-italia-di-riforma-in-riforma
Il mercato del lavoro in Italia di riforma in riforma, Adapt.
Fonte: http://www.bollettinoadapt.it/il-mercato-del-lavoro-in-italia-di-riforma-in-riforma

Infine è possibile dedurre un ultimo elemento dal grafico presentato qui sopra  che contrasta fortemente con uno degli slogan più volte utilizzati in questo periodo, e cioè quello secondo il quale “gli imprenditori ora non hanno più alibi per assumere”. In particolare, è possibile dedurre come a partire dall’approvazione del pacchetto Treu e della c.d. riforma Biagi vi sia stato un rapporto inversamente proporzionale fra disoccupazione (in calo) e occupazione (in aumento), grazie alla liberalizzazione delle tipologie contrattuali diverse dal tempo indeterminato. Tale processo giunge al culmine nel periodo pre crisi, ma con il proseguire ed il prolungarsi della recessione gli indicatori tornano a peggiorare molto sensibilmente, rimangiandosi in sei anni i miglioramenti avvenuti nei dieci anni precedenti: in presenza di aspettative depresse e di scarsa o scarsissima domanda i dati sull’occupazione sono i primi a risentirne. La cosa ancora più importante (purtroppo) e che ciò avviene all’interno del caso italiano che storicamente presenta una fortissima sottoutilizzazione della forza lavoro.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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