La riforma della PA del Governo Renzi: fra prepensionamenti ed età media

27/03/2014 di Federico Nascimben

Continuiamo la nostra serie di articoli sulla riforma della PA voluta dal Governo Renzi (qui l’appuntamento precedente). Al di là della sterile polemica sulla concertazione con le parti sociali (che secondo chi vi scrive, ad oggi, trattasi di concetto superato dalla realtà dei fatti), pare opportuno concentrarsi su quegli 85 mila dipendenti pubblici in eccesso, così come individuati dal Piano Cottarelli (di cui avevamo parlato qui).

Secondo il neoministro Madia (qui il link con alcune dichiarazioni sui dipendenti pubblici) non si tratterebbe di esuberi, in quanto questa sarebbe “una terminologia assolutamente sbagliata e distorta anche rispetto al piano Cottarelli“, ma di un piano di prepensionamenti: “l’idea sarà quella di provare ad avere delle uscite anche con dei prepensionamenti ma, tutto questo, per reimmettere energie nella P.a. quindi aiutare i giovani a entrarvi“.

Secondo il “Rapporto semestrale ARAN sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici del 2013” (qui il link), “la linea di rigore, adottata ormai da diversi anni, si è contraddistinta per interventi che hanno interessato innanzitutto le dinamiche retributive, ma nondimeno hanno inciso anche su quelle occupazionali, attraverso un sempre più stretto governo del turn-over. Al progressivo contenimento del flusso occupazionale in entrata si sono poi sovrapposti interventi legislativi miranti ad innalzare l’età di uscita dal lavoro, con la conseguenza di rendere sempre più elevata l’anzianità media degli occupati nel settore pubblico”. L’invecchiamento dei dipendenti pubblici rappresenta “un fenomeno che, in prospettiva, anche a causa del basso tasso di rimpiazzo, andrà intensificandosi, con potenziali conseguenze in termini di qualità dei servizi e di capacità innovativa per l’intero aggregato della PA. Le preoccupazioni si appuntavano sulla ridotta capacità di aggiornamento e sulla minore produttività”. In Italia poco meno della metà dei dipendenti pubblici dell’amministrazione centrale hanno un’età pari o superiore a 50 anni, mentre in Francia e Gran Bretagna, ad esempio, tale quota è al 30%; i lavoratori del pubblico impiego sotto i 35 anni sono solo il 10 per cento (Figura 5). Nel complesso l’età media dei dipendenti pubblici è di 47 anni (Figura 6).

In sintesi, l’idea del Ministro Madia è quella di svecchiare la pubblica amministrazione attraverso un piano di prepensionamenti a cui facciano seguito – si immagina – una serie di concorsi pubblici per favorire il turn-over. Vista la nozione di prepensionamento (si veda il dizionario di economia e finanza della Treccani, qui), e visto lo storico buco negli accantonamenti pensionistici da parte della categoria “pubblico impiego” (specie ora che è venuta bene in luce con la creazione del c.d. “superINPS”), ancora una volta l’idea è quella di scaricare sulla collettività il costo del “rinnovo” all’interno della PA, anche dopo il fallito (e molto discusso, si veda qui) tentativo del precedente Ministro D’Alia.

Tavola 5: occupati pubblici per fasce d'età. Fonte: Aran.
Tavola 5: occupati pubblici per fasce d’età.
Fonte: Aran.
Tavola 6: età media del personale della PA. Fonte: Aran.
Tavola 6: età media del personale della PA.
Fonte: Aran.

 

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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