La riforma della Costituzione all’ultimo miglio

12/04/2016 di Giuseppe Trapani

Il Parlamento approva dopo sei letture il Ddl Boschi. In autunno i cittadini decideranno se confermare la riforma, ma una cosa è certa: pur con alcuni punti controversi, Renzi è riuscito laddove, nelle ultime decadi, tutti si erano arenati

Riforma Costituzionale

Con la scusa della deriva autoritaria, nel nostro paese si è rimasti immobili e impauriti, sopratutto parlando di riforma della Costituzione,  lasciando un brodo di contraddizioni che via via si sono impadronite di noi, come ascoltassimo in loop una pedante diagnosi, senza mai provare a formulare una prognosi ed una relativa terapia.

Sulla questione delle riforme “istituzionali” poi, si è quasi arrivati alla soglia del patetico, dopo anni di proposte poi arenatesi negli scaffali del parlamento,  lavori delle commissioni bicamerali ma anche convegni, seminari, dibattiti e tanti saggi in libreria. Il Parlamento ha approvato, dopo sei letture, il Ddl  Boschi che modifica, a vario titolo, oltre 40 articoli sull’ordinamento della Repubblica, con l’obbiettivo di superare il bicameralismo paritario e semplificare il procedimento legislativo, rafforzare la governabilità e ridefinire – anzi,  ridimensionare – condizione e ruolo di regioni ed enti locali. Si tratta di una riforma, per certi versi, da tempo attesa. In particolare per il superamento del doppione tra le due camere, al fine di modernizzare le istituzioni parlamentari, in sintonia con gran parte degli stati europei. Un risultato politico non scontato, fortemente perseguito dal governo Renzi, che aveva dato avvio al dibattito con una propria iniziativa, utilizzando anche parte delle proposte formulate dai “saggi”, nominati nel 2013 dal governo Letta e dal presidente Napolitano.

Renzi e il suo Governo offrono  una riforma probabilmente controversa in certi punti, e non sono esenti da molti torti; ma va accreditata al premier una coerenza a prova di obiezione, della serie “ecco la riforma, per quanto perfettibile. Voi ci state”?  Le opposizioni – in un unico blocco eterogeneo – scelgono di disertare l’aula: vanno tuttavia segnalate alcune contraddizioni, sopratutto dalle parti di Forza Italia. Ad un passo dal marchiare con una controfirma la riforma, ha preferito infine uno spostamento sulla linea della Lega di Salvini. Ci sono infatti  gli elementi di una nemesi ineluttabile: come spiegare – ad esempio  agli elettori del centrodestra – che un rafforzamento del premierato (contenuto nella riforma) non va votato? Come dire di no al superamento del bicameralismo perfetto, caratterizzato attualmente da maggioranze ontologicamente variabili e in grado di disintegrare, in passato, governi di ogni colore?  Quando si smetterà – in altri termini –  di fare solo tifo acritico, senza dare un giudizio di merito?

A grandi linee sostanziali, la riforma soddisfa istanze e obiettivi da decenni auspicati, come la velocizzazione dell’iter legise lega il governo alla fiducia di una sola camera, il che non è poca cosa. Finalmente ci si potrà permettere anche in Italia un quadro e un sistema politico stabile,  dotato di regole chiare, competizione aspra ma leale e – insieme alla legge elettorale – la vittoria di uno schieramento netta, e senza ombre. In questo senso l’alternanza non sarà più un genere letterario da predicare seduti nel salotto buono:  il partito che vince governa, mentre l’opposizione vigila, contrasta e sta in guardia per poi contendere la maggioranza dopo un quinquennio. 

Non mancano ancora risvolti critici, sopratutto sul tema dei contrappesi:  il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale sembrano però continuare a giocare il ruolo di garanti e mediatore per  cercare soluzioni armoniche; di certo si può, in parte, considerare terminato il potere a “fisarmonica” dell’inquilino del Quirinale,  in quanto il capo dello stato si rapporterà con il risultato delle elezioni. Che sia forse un bene? E perché stracciarsi le vesti per un assetto più chiaro degli equilibri? 

Il referendum, infine, mette alla prova i cittadini su un cambiamento forte – sopratutto in forza dei potenziali nuovi assetti elettorali e costituzionali – e si chiede loro di scegliere con maggiore senso critico, avendo i programmi alla mano, le idee sul tavolo, proposte da condividere o rigettare, ma sopratutto vagliare se vi è stata coerenza e risposte alle loro esigenze.  Tutto così normale ma fa paura… perché?

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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