La riforma del Senato del Governo Renzi, ovvero alcuni dubbi

31/03/2014 di Federico Nascimben

Analizziamo quali dovrebbero essere le nuove caratteristiche del Senato e del Titolo V proposte dall'esecutivo

Il Governo Renzi si appresta a proporre alle Camere (si veda qui) la propria riforma del Senato e del Titolo V, per superare definitivamente il bicameralismo perfetto e l’allora riforma costituzionale varata dal centrosinistra nel 2001.

Com’è ampiamente noto, del superamento dell’attuale modello costituzionale italiano, caratterizzato da due Camere con gli stessi poteri, si parla almeno dalla fine degli anni ’70, e sono state nominate varie commissioni a partire dagli anni’80, nonché formulate varie proposte (qui un articolo in cui vengono ricordate modalità e cronologia delle riforme); vedremo quindi se davvero Renzi sarà “l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest’Aula [al Senato, ndr]“, come ebbe modo di dire nel suo discorso di insediamento. In base al nuovo accordo stipulato tra PD, NCD e FI, che rimanda l’approvazione dell’Italicum – per la sola Camera, si badi bene – all’approvazione della riforma del Senato, sembrerebbe che l’ex Sindaco possa avere ragione; ma se si guarda, invece, alle fallite esperienze del passato e alla composizione dell’attuale maggioranza – anche allargando la prospettiva a FI -, sembrerebbe di no. Le dichiarazioni di Grasso, Giannini (per motivi di merito) e Berlusconi (per motivi politici) spingono a pensarla in questa seconda direzione.

Aggiornamento a seguito dell’approvazione del ddl costituzionale in Cdm – Quanto approvato dal Governo non si differenzia nella sostanza da ciò che avevamo illustrato nell’articolo sottostante (qui la scheda di sintesi dello stesso esecutivo). Il Senato delle autonomie diviene un “organo rappresentativo delle istituzioni territoriali che concorre, secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa (approvando, insieme alla Camera dei deputati, le leggi costituzionali e deliberando, negli altri casi, proposte di modificazione che in alcune materie possono assumere una particolare forza nel procedimento) ed esercita la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni”; e partecipaalle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione europea e, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge le attività di verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul territorio”. Mentre la Camera sarà la sola titolare del rapporto di fiducia con il Governo, ed eserciterà “la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa (ossia il potere di approvazione in via definitiva delle leggi, escluse quelle costituzionali che continuano a richiedere l’approvazione anche dell’altro ramo del Parlamento) e quella di controllo sull’operato del Governo. La facoltà di approvare in via generale e definitiva le leggi apparterrà alla Camera dei Deputati, ma il Senato potrà deliberare delle modificazioni, in alcune materie elencante, che potranno essere superate dalla Camera solo attraverso una seconda deliberazioni a maggioranza assoluta. Se è condivisibile in via generale l’impostazione di tale tipo di riforma, nel particolare vi sono alcuni dubbi: la composizione suona un po’ troppo artificiosa; le garanzie di cui disporranno i membri del nuovo Senato (cioè la sola insindacabilità, ma non l’inviolabilità disposta all’art. 68) ne fanno, di fatto, membri di serie B rispetto ai componenti delle Camere, e questo deriva proprio dalla composizione artificiosa in cui buona parte dei membri sono anche Sindaci, Consiglieri o Presidenti di regione/provincia (in cui vigono garanzie diverse rispetto a quelle dei parlamentari); infine, il limitato potere per quanto riguarda le leggi di bilancio, dato che – se vi è la volontà di farne una sorta di Camera di garanzia delle autonomie locali e regionali -, vista la totale assenza di autonomia finanziaria di queste, pareva opportuno dare maggiori poteri in tal senso al nuovo Senato.  Per quanto attiene alle modifiche del Titolo V, invece, è indubbio il vantaggio derivante dal superamento della competenza concorrente. Infine, vi è anche l’importante introduzione di alcune corsie preferenziali per le leggi di iniziativa governativa e per alcuni meccanismi tesi a ridurre i tempi di approvazione delle leggi.

Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.
Matteo Renzi durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alle Camere.

Passiamo però all’analisi di quelle che sono le proposte del Governo Renzi. Innanzitutto, secondo quanto dichiarato dall’ex Sindaco sul CdS (qui) i punti irrinunciabili del ddl governativo sono quattro: “il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: [in quanto, ndr] i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni“. Secondo la bozza del 12 marzo contenente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione” (qui il link), e secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore (si veda qui), il nuovo Senato delle Autonomie – che andrà a sostituire il Senato della Repubblica – è compostodai Presidenti delle Giunte regionali, dai Presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, dai sindaci dei Comuni capoluoghi di Regione e di Provincia autonoma, nonché, per ciascuna Regione, da due membri eletti, con voto limitato, al Consiglio regionale tra i propri componenti e da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione“; saranno inoltre presenti i 21 Senatori nominati dal Capo dello Stato tra “cittadini che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Infine, secondo quanto dichiarato da Renzi (il 14 febbraio, qui), il nuovo Senato sarà composto da “150 persone, 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato“.

Il tempo per il quale rimarranno in carica è diversificato. Sarà pari alla durata del mandato per Presidenti di Regione, Presidenti delle provincie autonome di Trento e Bolzano e per i membri eletti dai Consigli regionali, mentre per i Sindaci è pari a 5 anni, e per le personalità nominate dal Capo dello Stato è pari a 7 anni. Secondo la bozza del 12 marzo, il nuovo Senato, “rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre, secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione Europea e, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge attività di verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul territorio“. Secondo quanto dichiarato da Renzi, quindi, “il nuovo Senato non lavora tutti i giorni su tutte le proposte di legge, ma su quelle che riguardano la Costituzione, i territori, l’Europa“.

Secondo Ceccanti (qui), “il bicameralismo è riformato secondo i modelli standard delle grandi democrazie europee ed in modo sostanzialmente convergente coi lavori della Commissione governativa dei saggi nominata dal Governo Letta. 3 le tipologie di leggi: solo quando è in gioco la Costituzione, per evidenti esigenze di garanzia, il bicameralismo resta paritario; all’opposto, in via ordinaria, il Senato può richiamare tutto ma in caso di dissensi alla fine prevale la Camera che ha l’esclusiva del rapporto fiduciario; nei casi più delicati di leggi ordinarie che investono il rapporto con le autonomie la Camera potrà invece prevalere con un quorum rafforzato, la maggioranza assoluta dei componenti“.

Oltre all’eliminazione delle provincie e del CNEL – come anticipato -, verrà riformato nuovamente il Titolo V. Verranno eliminate le competenze concorrenti, causa di infiniti conflitti di attribuzione presso la Corte Costituzionale (si veda qui), e dovrebbe essere inserita una clausola di supremazia statale alla tedesca. Allo Stato ritornerebbero competenze fondamentali – sempre secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore – come: “produzione, trasporto e distribuzione nazionali di energia; grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale, programmazione strategica del turismo; ordinamento delle professioni intellettuali e della comunicazione“. Le competenze di materia regionale, al contrario di quanto avviene nell’attuale art. 117 della Costituzione (si veda qui), saranno elencate.

Sempre secondo Ceccanti (si veda il link precedente), “il Titolo Quinto, e in particolare il decisivo art. 117, è riscritto in sostanza secondo uno schema analogo a quello tedesco, di flessibilità tra le competenze, elaborato nella commissione dei saggi soprattutto da Augusto Barbera. Al posto dell’impossibile competenza concorrente tradizionale (principi allo stato, dettagli alle Regioni), causa principale dei conflitti davanti alla Corte, le frontiere diventano mobili: in nome di esigenze di unità nazionale si possono riaccentrare competenze normalmente regionali, ma si può al contempo anche decidere di sperimentare soluzioni diverse tra le Regioni su materie normalmente di competenza statale. In ambedue i casi ricorrendo all’ultima tipologia di leggi, quelle a prevalenza Camera solo a maggioranza assoluta dei componenti“.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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