La Resistenza si è fermata a Noli

15/09/2017 di Andrea Viscardi

Quanto accaduto a Noli, in riferimento alle polemiche sulla targa commemorativa da dedicare a una tredicenne stuprata e uccisa, nel 1945, perché accusata di essere una spia fascista, è il simbolo del tradimento del più profondo senso insito nella storia e nei valori della Resistenza italiana

Liberazione

A Noli, Un consigliere di centrodestra ha proposto una targa commemorativa per Giuseppina Ghersi, ragazza tredicenne accusata sommariamente di essere una spia fascista, violentata ripetutamente e uccisa, pochi giorni dopo la liberazione, da un gruppo di partigiani. L’ANPI di Savona è immediatamente e inspiegabilmente insorto, definendo l’iniziativa come intollerabile, poiché Giuseppina era, comunque, una fascista.

Una frase che rivela, più di ogni altra, il tradimento del senso più profondo insito nella storia e nei valori della Resistenza italiana. Anche in provincia di Savona, insomma, non hanno perso l’occasione per mostrare tutto il limite mentale, culturale e ideologico di alcuni di quei soggetti che oggi vorrebbero farsi portatori ed eredi di un capitolo così fondamentale della storia italiana. Per fortuna, nelle ore successive, l’Anpi Nazionale è intervenuta condannando ogni gesto di violenza e di vendetta successivo alla liberazione, così come il terribile omicidio della Ghersi.

Calamandrei, un decennio dopo la liberazione, sosteneva quanto il compito degli uomini della Resistenza non fosse ancora finito: essa doveva essere mantenuta viva, anche se i suoi nuovi compiti sarebbero stati difficili da determinare. Alcuni rappresentanti dell’Anpi, nel 2017, sono ben lontani dall’afferrare il concetto, ancorati a quell’idea di Resistenza armata anacronistica, legata alle spregevoli e barbarie trasformazioni che una guerra civile, ahimè, porta negli uomini, da una parte e dall’altra. Invece di cogliere il monito di tale verità, continuano ad agire come se fossimo, ancora, in quel terribile biennio successivo al settembre del 1943.

Comprendere appieno, invece, il significato del gesto di quegli eroi che, a costo di sacrificare se stessi e parte della propria umanità, hanno creduto realmente in un futuro di libertà e democrazia, piuttosto che in una rivoluzione tesa a instaurare un nuovo regime antidemocratico, significa anzitutto accettare la Resistenza come un concetto in movimento, dinamico. Calamandrei, appunto, sosteneva essa non fosse morta con la liberazione. Purtroppo, nei decenni successivi alla Guerra, le persone in grado di interpretare tali parole si contano sulle dita di una mano, anche a causa dell’allora realtà politica nazionale e del contesto internazionale. Da questa situazione l’Italia ha pagato un prezzo enorme. Ha osservato generazioni estremizzare la memoria e gli insegnamenti della Resistenza, ha guardato, inerme, i propri figli crescere travisandone lo spirito, alimentando contrapposizioni, piuttosto che coltivandone l’obiettivo.

Il resistente di oggi è chi si riconosce in quei ragazzi che combatterono per la libertà italiana e, facendolo, andrà a posare un mazzo di fiori sulla tomba di Giuseppina Ghersi. È in questo individuo che il concetto di Resistenza si è sviluppato ed evoluto, divenendo un mattone imprescindibile del proprio essere italiano. Avrà colto appieno la realtà di una guerra fratricida, divisoria, mietitrice di vite spesso innocenti, colpite ingiustamente da entrambi gli schieramenti. Avrà finalmente compreso il motivo per cui alcuni dei nostri padri, nonni o bisnonni hanno deciso di combattere, perdendo la propria innocenza, sporcandosi le mani di sangue fraterno e segnando, inevitabilmente, il resto della propria vita: consegnare ai propri figli l’opportunità di creare una nazione libera, umana e soprattutto unita nel sostenere tali principi, così da essere il più possibile immune dal ricadere nel baratro di autoritarismi o dittature.

Oggi chi crede nella memoria della Resistenza deve smettere di combattere fantasmi. Deve riappacificarsi finalmente con il passato, accettarlo, dare tutta se stessa per unire un popolo ancora diviso, immobile nel tempo. Non riconoscere nella proposta che proviene da Noli un atto di umanità e unificazione, di consapevolezza e maturità finalmente raggiunta va in direzione totalmente contraria. Negare che quello della Giursi sia, ancora oggi, un esempio dei terribili drammi vissuti dal nostro Paese in quegli anni, significa negare la realtà del passato, e ignorarne i moniti. Chi ha avuto il coraggio di farlo potrà arrogarsi di rappresentare la Resistenza, ma in realtà le sue parole sfumano grottescamente verso il nero.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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