HER: la recensione

19/03/2014 di Jacopo Mercuro

Her, la recensione

“L’uomo è un animale sociale” – Aristotele

“Ogni uomo è lupo per l’altro uomo” – Thomas Hobbes

Premiato la notte degli Oscar per la migliore sceneggiatura originale, Her è l’ultima opera scritta e diretta da Spike Jonze. Il film è un affresco sulla crisi dei rapporti umani che stanno pian piano venendo meno, preferendo l’avanzare la tecnologia. Gli uomini iniziano a temere sempre di più il contatto tra di loro, sviluppando una paura che li porta alla costruzione di barriere sociali. Questa tendenza si fa sempre più forte, si nascondo incertezze e fragilità, rifugiandosi nell’angolo buio della tecnologia, usata come uno scudo. L’opera di Jonze non è una critica al progresso tecnologico, ma un ammonimento sul modo in cui quest’ultimo viene utilizzato, passando da strumento che permette di semplificarci la vita ad essere la nostra stessa vita.

Her, Joaquin Phoenix, Scarlett JohanssonIn un futuro molto vicino ai nostri giorni, Theodore Twombly (Joaquin Phoenix ), è uno scrittore che non scrive, ma si limita a dettare i suoi pensieri ad un riconoscimento vocale. Lavora per un’azienda che ha il triste compito di comporre lettere, sostituendosi ai diretti interessati. Theo, che da poco ha chiuso il suo matrimonio, non riesce a voltare pagina ed è convinto che la vita lo abbia sconfitto, restando ancorato ad un passato fatto di ricordi felici. Per sopperire alla noia della sua quotidianità e spinto dalla curiosità, Theo, decide di acquistare un sistema operativo di ultima generazione. Questi OS sono dei sistemi operativi in grado di relazionarsi come gli esseri umani, quasi fossero un’anima senza un corpo. L’arrivo di Samantha (Scarlett Johansson), questo il nome dell’intelligenza artificiale, cambierà la vita di Theodor, riaccendendo emozioni che da tempo non prova più.

Bisogna subito mettere in chiaro che, il film in lingua originale e quello doppiato, sono due pellicole molte diverse. Nonostante la bravura dei doppiatori italiani, le voci originali plasmano un’opera di rara intensità, questo vale soprattutto per la voce dell’intelligenza artificiale prestata da Scarlett Johansson, unica per la capacità di catturare la mente e l’immaginazione degli spettatori. Per questo motivo, molte sale italiane, hanno deciso di proiettare anche la versione originale sottotitolata che è vivamente consigliata.

Per l’interpretazione di Joaquin Phoenix bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ancora una volta mostra la sua propensione e capacità nei ruoli drammatici, confermandosi tra i migliori attori contemporanei. Per l’intera durata del film è l’unico attore presente in scena ed i primissimi piani di Spike Jonze mettono in evidenza la sua espressività, capace di restituire al personaggio la giusta aria sofferente e malinconica, quella di un uomo fragile e disamorato della vita. La regia di Jonze si muove con abilità tra i silenzi e una grande colonna sonora, dando vita a quella che erroneamente viene presentata come una storia d’amore. Her è molto di più, è un’elaborata critica alla società, sempre più in crisi e che trova le sue radici nei nostri giorni.

Altra protagonista del film è la solitudine. Ci viene presentato un mondo in cui ci si rifugia in noi stessi, si scappa dalle relazioni per non correre il rischio di rimanere feriti dai sentimenti. Possibile che relazionarsi diverrà sinonimo di coraggio? Nel film, le persone, girano per le strade a testa bassa, parlano con i computer, divenuti non solo parte integrante della loro vita, ma di vitale importanze. Al di fuori della tecnologia tutto diventa superfluo, la casa di Theodore è spoglia e senza anima, gli scaffali e le librerie sono vuote, al di fuori della tecnologia, tutto sembra essere inutile. Si vive una vita con enorme distacco, la tendenza è quella a rimanere soli, a relazionarsi con noi stessi e arrivare addirittura a fare voto di silenzio per non avere nulla a che fare con gli altri esseri umani (come farà uno dei personaggi). Questo rappresenta a pieno la crisi dell’uomo moderno. Nell’ipotetico scenario di Jonze, a colmare il vuoto dei rapporti umani, ci sono gli Os. In fondo, quello di Theodore, non è altro che l’instaurare una relazione con se stesso. Tutto gli appare talmente piacevole che finisce per innamorarsene, non rendendosi conto che, Samantha, non è altro che la trasposizione del suo ego.

Jonze, attraverso la sua pellicola, ci offre tematiche e spunti di riflessione sui quali spesso non ci si sofferma. Ci siamo mai chiesti in che modo ci approcciamo e ci approcceremo alle nuove tecnologie? Hanno già cominciato a rubarci molto tempo, distraendoci e facendoci perdere spesso il contatto con la realtà. La crisi dell’uomo moderno ci mette di fronte ad un enorme quesito: l’uomo è davvero un animale sociale? La verità di Aristotele è in contrasto con quella di Hobbes, secondo il quale, l’uomo non è socievole per natura, ma lo diventa in seguito ad un ragionamento e ad un calcolo di vantaggi. La verità assoluta non è lontana, il progresso e le nuove tecnologie (come visto in Her) ci daranno l’opportunità di limitare o addirittura eliminare i rapporti umani, in quel momento verremo a conoscenza del nostro stato naturale. Ci rifugeremo nella nostra solitudine bastando a noi stessi o sentiremo lo stesso il bisogno di rapportarci con i nostri simili?

Jacopo Mercuro

 

The following two tabs change content below.

Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
blog comments powered by Disqus