La protesta dei forconi, l’Italia, e gli ita(g)liani

11/12/2013 di Andrea Viscardi

9 Dicembre Sciopero dei Forconi

In Italia, come al solito, non esistono le vie di mezzo. Così, dopo almeno una decina d’anni di governi disastrosi, che qualcuno avrà pur eletto, gli italiani si risvegliano all’improvviso occupando città e strade, appoggiandosi alla mobilitazione generale sancita dai Forconi. Una situazione paradossale, specchio di un Paese che vacilla, in primis, dalle sue fondamenta: il popolo. Chi è sceso in piazza in questi giorni, pacificamente, sia ben inteso, non è da condannare. Ma qualcuno, osservando la situazione, potrebbe porre una semplice domanda: perché ora? La risposta, oramai sentita varie volte nell’arco delle ultime 48 ore, è semplice. Non si riesce più ad arrivare a fine mese, il livello di tassazione soffoca i contribuenti, rovina la stabilità delle famiglie, mentre le nuove generazioni vedono nel futuro un mostro divoratore. Lasciate ogne speranza, per dirla alla Dante.

Sì, d’accordo, ma… – Motivazioni condivisibili, certo. Una risposta di questo tipo, però, spalanca un portone che molti hanno avuto paura di aprire, nel dubbio di finire in una delle liste d’ infamia di memoria fascista, tornate in auge negli ultimi giorni. Nelle prossime righe, allora, non scriverò delle tante contraddizioni di questo movimento, né dell’evidente scarsità – per non dire mancanza – di contenuti e alternative che questa scatola (non) racchiude. Cercherò, invece, di fare una riflessione di base. L’Ita(g)lia ha ciò che si merita. Quanto accaduto in questi giorni ne è una dimostrazione evidente.

Stato, cittadino, voto – Partiamo da un presupposto, molto semplificato. Elemento imprescindibile per uno Stato è la presenza di una popolazione. Se lo Stato si basa su di un sistema democratico, poi, questo elemento diviene fondamentale per determinarne il governo. I cittadini, dunque, all’interno di una democrazia, più sono attivi, informati, consapevoli e dotati di una cultura politica e di un senso civico, più contribuiscono, in linea teorica, ad uno sviluppo positivo del sistema. In un’ottica di responsabilità derivante dall’essere un cittadino italiano, dunque, il contenuto delle ultime due righe dovrebbe rappresentare quasi un dovere. Perché non basta recarsi alle urne quando c’è da votare.

In Italia, invece… – Ed è proprio qui il paradosso italiano. Gran parte dei nostri concittadini assomiglia ad un animale in profondo letargo, intorno al quale può accadere di tutto: le sue riserve di cibo possono essere rubate, il suo rifugio circondato da belve feroci, il futuro dei loro figli minacciato, ma sino a quando la situazione non sarà quasi irrecuperabile, continuerà a dormire come se nulla fosse. Ecco, allora, che la domanda iniziale ritorna prepotente. Perché oggi? Dove erano tutti gli italiani, sempre più catturati nella rete del populismo, negli scorsi anni? Quanti di loro hanno agito con cognizione di causa nella scelta del Partito da votare – senza basarsi sulla simpatia, su un logo, o sullo charme di un leader politico? Quanti di loro si sono resi attivamente parte dell’Italia, quantomeno permettendo al proprio cervello di avere abbastanza dati da elaborare per giungere ad un giudizio consapevole sulla situazione del nostro Paese? Quanti hanno sacrificato parte del loro tempo libero per leggere, approfondire e perché no, nel loro piccolo, a dare il proprio contributo in difesa delle loro idee? Quanti, invece, hanno preferito continuare a poltrire davanti ad uno schermo televisivo, facendo finta di essere un corpo estraneo a tutto quello che accadeva intorno, senza preoccuparsi di nulla sino a pochi giorni fa?

La verità è che, in questa povera Italia, le cose non potranno mai migliorare sino a quando non saremo noi stessi a fare un salto in avanti, raggiungendo quel miraggio chiamato coscienza civica. Il nostro Paese non verrà mai rimesso sui giusti binari attraverso slogan come “subito fuori dall’Europa”, se chi è in piazza ad urlarli non sa neanche cosa sia e come funzioni, l’ Europa. Per cui, a tutti coloro i quali – dopo aver dormito per almeno dieci anni – oggi credono di avere il pieno diritto di fare ciò che è accaduto nelle ultime 48 ore, porgo un invito: è vero, avete ogni ragione di questo mondo, oggi, per scendere in piazza (pacificamente). Ma al mattino, prima di uscire, fermatevi davanti allo specchio e osservate attentamente. Perché dieci minuti dopo sarete nelle strade a protestare anche, e soprattutto, contro voi stessi.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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