La privacy oggi: è giusto che “se non ho nulla da nascondere, non ho nulla da temere”?

26/08/2013 di Luca Andrea Palmieri

Da Falkvinge, leader del Partito Pirata svedese alcuni spunti di riflessione sul tema

In tempi come questi il nodo della privacy è sempre più all’ordine del giorno. Le rivelazioni di Edward Snowden, analista della Cia che ha rivelato i piani per un sistema di controllo di massa delle telecomunicazioni, ci hanno ricordato che nella società dell’informazione è estremamente facile essere soggetti a una sorveglianza 24 ore su 24, nella maggioranza dei casi inconsapevole.

Il logo del Partito Pirata, fondato da Falkvinge.
Il logo del Partito Pirata, fondato da Falkvinge.

Libertà contro onestà? –  Il dibattito si estende così alla questione di opportunità. La fazione più numerosa reputa questa capacità di controllo uno scandalo e un rischio enorme per la libertà personale. Ci sono invece altri, più di quanti si immagini, che si esprimono secondo un’espressione americana che tradotta suona così: “se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere”. Recentemente sul tema è intervenuto Rick Falkvinge. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un imprenditore e politico svedese, che ha studiato negli Stati Uniti e ha lavorato come capo-progetto per Microsoft prima di tornare in Svezia, dove ha fondato il primo e più noto “Partito Pirata”. Falkvinge, in un post sul suo blog (presente anche in lingua italiana qui), si è dedicato a smontare la regola del “nulla da nascondere, nulla da temere”, con quattro argomenti:

  1. Le regole potrebbero cambiare;
  2. Non sei tu a decidere se hai qualcosa da temere;
  3. Le leggi devono essere violate perché la società progredisca;
  4. La privacy è un bisogno umano basilare.

Le regole potrebbero cambiare – Le motivazioni di Falkvinge, correlate da esempi, appaiono ben strutturate: nel primo punto, per esempio, si parla della possibilità (esagerata forse, e sicuramente lontana) di telecamere in casa solo per la prevenzione della violenza domestica. Nulla esclude, secondo lui, che in futuro, se salisse al potere una forza politica più repressiva, questa non deciderà di rendere ancora l’omosessualità un crimine e di utilizzare le suddette telecamere per controllare che non venga praticata. E’ un caso estremo, ma ha la sua valenza evocativa. Si può richiamare anche a situazioni più verosimili: si pensi allo stesso caso con l’uso di telecamere di sorveglianza esterne. Quante volte si sente in televisione che un assassino è stato identificato grazie all’uso di telecamere di sicurezza? Il fatto che una possibile riduzione delle libertà individuali ci appaia lontana e improbabile non deve fare abbassare la guardia: è la storia che lo insegna, e il sistema (legale e sociale) ha un dovere, per la tutela di queste libertà, di prendere in considerazione il rischio che in futuro possano essere messe in pericolo.

Non sei tu a decidere  – Si arriva così al secondo punto: non sei tu a decidere se hai qualcosa da temere. In questo senso conta più che mai un discorso di sfumature. Falkvinge fa due esempi: parcheggiare per andare a trovare la propria madre in una strada nota per essere il centro principale della prostituzione o fermarsi a un bar ogni sera perché fa delle polpette magnifiche potrebbero danneggiare l’immagine di una persone di fronte ai servizi sociali e alla motorizzazione, anche se in realtà è a tutti gli effetti “pulita”. E’ un argomento che può attecchire facilmente in America alla luce del caso Snowden. Qui in Italia, idee di controllo così forti sono ancora piuttosto lontane, ma ciò non toglie che ragionamenti del genere possano essere fatti. Foto su Facebook di una serata divertente con gli amici, in cui, un po’ ubriaco, uno balla in pose non propriamente eleganti possono essere viste da un titolare o da conoscenti e mal interpretate. Anche se è stato un momento di sola sana goliardia, la serata è scorsa tranquillissima e per tornare a casa si è preso un taxi. Non è controllo governativo, ma poco ci manca: il problema è che non preoccuparci di qualsiasi cosa che facciamo in buona fede per il semplice fatto che potrebbe essere utilizzata contro di noi. Chi studia comunicazione sa, tra l’altro, benissimo che spesso il punto non riguarda la cosa che è realmente successa, ma il modo in cui è presentata: le immagini sbagliate accompagnate dalle parole giuste ci possono far sembrare facilmente come impresentabili.

Contro la legge per una giusta causa? – Il terzo punto, almeno nella presentazione di Falkvinge, è il più controverso. In realtà, al termine del paragrafo, il leader del Partito Pirata corregge il tiro, spiegando che è “assolutamente necessario violare le leggi ingiuste”. L’esempio è semplice: un tempo l’omosessualità era un reato. Se la sorveglianza di oggi fosse esistita al tempo, difficilmente i gruppi di protesta contro le leggi omofobe sarebbero riusciti ad ottenere i risultati che hanno ottenuto a oggi. Il problema delle affermazioni di Falkvinge è che dire che “violare le leggi” aiuta la società a progredire, significa lasciare spazio anche all’esatto opposto. Noi in Italia dovremmo saperne qualcosa. Per fare un contro-esempio pratico: se una società telefonica a caso, privata, inizia a spiare i propri utenti, e lo Stato chiude un occhio per ottenere informazioni per la sicurezza nazionale, il rischio è che si finisca ad essere messi sotto controllo da una forza esterna che, illegalmente, è in grado di invadere la nostra vita e di influenzarla. Il punto con cui si può concordare sicuramente con Falkvinge sta nel fatto che c’è bisogno di “spazi di protesta”, che una sorveglianza 24 ore su 24 non permetterebbe. Anche perché l’etica è qualcosa che varia nel tempo. Un secolo fa non solo l’omosessualità era illegale, ma anche la stragrande maggioranza della popolazione (qua in Italia più che mai) era d’accordo con la legge. E’ una questione di tradizione, di cultura, di scolarizzazione, di esperienze e di comunicazione, che incrociandosi nelle loro evoluzioni hanno fatto si che l’opinione pubblica avesse i mezzi per modificarsi, almeno in parte. La legge è un riflesso di questa struttura sociale, di quest’etica: se i sistemi di controllo fossero qualcosa di definitivo, per l’etica e la società non ci sarebbe più spazio di evoluzione: le capacità repressive sarebbero assolute e il cambiamento non sarebbe possibile. La possibilità di incontrarsi, di discutere, di organizzarsi per proporre qualcosa di diverso che la società possa valutare è essenziale.

Un bisogno fondamentale – Arriviamo infine al quarto punto. Un esempio al riguardo è quello del bisogno di stare con se stessi nei momenti dei bisogni fisiologici. Ma la cosa non si limita di certo a questo. Abbiamo bisogno della tranquillità che nessuno ci controlli perché è importante, per la nostra stessa sanità mentale a un certo livello, poter fare i conti con noi stessi, con i nostri pensieri, con i nostri bisogni. Che in questo ambito si possano configurare idee o atti pericolosi, è innegabile. Ma è la stessa cosa di dire che non si può tenere un coltello in casa perché si crea il rischio di accoltellare qualcuno. O che dobbiamo eliminare tutte le cucine a gas perché una perdita può ucciderci tutti. Bisogna che le forze di sicurezza sappiano valutare di volta in volta quando c’è bisogno o meno di aumentare i controlli rispetto a certi soggetti. Poi esistono soggetti che a priori, per loro natura, possono permettersi meno privacy degli altri, come i personaggi di grande rilevanza e responsabilità pubbliche. Ma sempre entro certi limiti: il controllo è necessario, ma la privacy, la nostra possibilità di stare con noi stessi, anche di fare semplicemente gli stupidi, è qualcosa a cui non potremo mai rinunciare, fino a quando vogliamo considerarci “uomini” singoli, differenti da tutti gli altri per come siamo, pensiamo e per quel che facciamo.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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