La politica parassitaria della Lega

12/01/2015 di Ludovico Martocchia

Tutta la strategia politico-mediatica della Lega è incentrata su facili sillogismi, delle assurde uguaglianze che possono portare ancora più consensi. Invece la realtà è molto più complessa: bisogna rispondere al semplicismo non con altre accuse ma sui contenuti.

Lega Nord, Salvini, Islam

«Questo Islam è un problema. È evidente». Così ha sentenziato il segretario del Carroccio Matteo Salvini. La strategia mediatica della Lega Nord è chiara, semplice da proporre, semplice da accettare, almeno per una parte del popolo italiano. Il tutto si basa su tre identità, legate tra loro grazie alla proprietà transitiva: l’immigrazione porta l’Islam in casa, che a sua volta è principalmente terrorismo, di conseguenza immigrazione è uguale a terrorismo. Se si aggiunge anche che l’Islam «non va trattata come le altre confessioni», il quadro è completo. Nasce un prodotto facilmente usufruibile, soprattutto per chi non ha mai visto con favore “il diverso”. Non si può ancora affermare che la politica di Salvini sarà vincente. Certamente la proposta di ragionamenti lineari, con riferimento al particolare, sembra dar ragione al segretario, che vede un aumento di consensi, per di più raggiunti con una presenza martellante in televisione, in rete e sul territorio – una formula definita con l’acronimo T.R.T.

Ma questo semplicismo fino a quanto può durare? Si può lucrare anche su una tragedia come quella avvenuta in questi giorni? Per la Lega e una porzione della destra la risposta a quest’ultima domanda è sì. Anzi la realizzazione di comode uguaglianze appare trionfante in un momento critico. È evidente come la Lega non abbia inventato questa politica strumentale ai consensi, una politica parassitaria, che sfrutta il dolore, la paura e l’odio. Tuttavia da ormai quasi trent’anni ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. Oggi, dopo l’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo le proposte sono molteplici; fra tutte si possono citare la sospensione del trattato di Schengen e la reintroduzione dei controlli alle frontiere, l’implementazione di altre azioni militari in Medio Oriente, l’innalzamento del livello d’allerta terrorismo, la chiusura delle moschee.

Il rischio di questa strategia è di tirare troppo la corda fino a spezzarla. Alcune dichiarazioni sfiorano l’assurdo – «l’Islam è pericoloso: ci sono milioni di persone in giro per il mondo, e anche sui pianerottoli di casa nostra, pronti a sgozzare e a uccidere in nome dell’Islam». Vediamo altri esempi. Per Roberto Calderoli sarebbe giusto reintrodurre la pena di morte – da aggiungere, in tal caso bisognerebbe prima leggere la Costituzione italiana. Anche un altro esponente della Lega Paolo Grimoldi ha parlato di un governo collaborazionista con i terroristi. Insomma, molte parole al vento, che oscurano un dibattito che deve assolutamente essere affrontato in Italia, come nel resto d’Europa.

Numerose discussioni si svolgono anche nel paese colpito dal lutto, la Francia. Il Front National è stato escluso dalla grandiosa marcia di ieri pomeriggio a Parigi – il numero dei partecipanti è incalcolabile, forse più di due milioni. Difatti Marine Le Pen ha aspramente criticato l’azione del governo, accusato di «aver puntato sulla divisione per motivi elettorali». Nel paragone con la Lega di Salvini, interessa sottolineare come la leader francese tenda sempre a evidenziare la differenza tra l’Islam e il fondamentalismo islamico, cercando di non confondere i due termini. Forse un esempio di maturità politica che il Carroccio stenta a trovare, pur vivendo un momento di ascesa. D’altronde il primo eroe da considerare è il poliziotto franco-algerino e musulmano che ha dato la vita per tentare di salvare i suoi fratelli. Queste sono le immagini su cui puntare per evitare un’escalation della violenza, che in queste ore sta raggiungendo vette pericolose.

Il modo in cui scardinare la politica semplicistica di Salvini però non è una passeggiata. Tra le proposte irrazionali e assurde che provengono da quella parte politica, ce ne sono alcune che escono fuori dai dai confini dell’insensatezza e che necessariamente devono essere valutate: ne è in gioco la sicurezza, perché il terrorismo è una minaccia seria. Sostenere che tutte le idee di Salvini non siano condivisibili fa il suo gioco, bisogna discuterle nel merito. È indispensabile non scadere nelle accuse di razzismo, si porta il discorso su un piano più basso e al momento l’Europa non può permetterselo.

Anzitutto si deve dichiarare completamente falsa l’equazione immigrazione uguale terrorismo – non bisogna dimenticare che i terroristi dell’ultimo attentato erano cittadini francesi nati a Parigi e dintorni. Come ovviamente è ipocrita l’altra identità: l’Islam non è solo terrorismo. Sembra inconcepibile che nel 2015 si debba scrivere tale banalità, una minima percentuale di terroristi non possono far condannare un’intera religione che conta più di un miliardo e mezzo di devoti. Ai progetti leghisti è necessario replicare con forza: a chi sostiene nuove azioni militari, bisogna chiedere contro quali stati, in che zone e vicino quali confini intervenire. A chi propugna di chiudere le frontiere, bisogna menzionare i milioni di italiani che vivono all’estero e gli altri migliaia di migranti che morirebbero in mare. A chi rifiuta le moschee, bisogna ricordare l’importanza della libertà d’espressione, proprio il motivo per cui sono morti i vignettisti di Charlie Hebdo. È su quest’ultima che non si deve cedere: un valore che si inserisce in un’ulteriore virtù, il rispetto delle altre culture, che noi occidentali non dobbiamo insegnare a nessuno.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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