La politica è questione di genere

27/12/2015 di Francesca R. Cicetti

Se nessuno può sfuggire all'impronta profonda dell’opinione pubblica, le donne possono farlo ancora meno. Basta sfogliare una rivista per accorgersene. La politica è ancora questione di genere.

Femminismo

È una verità forse oramai banale, ma le elezioni si vincono o si perdono mesi prima del voto. Complice è la vorticosità della videopolitica, la necessità di lanciare messaggi brevi e concisi, che gli elettori possano carpire comodamente seduti a tavola o in poltrona. Complici sono i tempi della televisione, secondi più che minuti, e complice è anche l’oramai (pare) inevitabile personalizzazione della politica.

Le elezioni si vincono o si perdono anni prima del voto, tra un’intervista e una foto sui tabloid. E non vale il detto “purché se ne parli”. Il come si parla di un candidato ha un’importanza fondamentale, perché è impossibile sfuggire al marchio dell’opinione pubblica. Se l’immagine di un politico è associata a determinate caratteristiche, non c’è da perdere tempo a cercare di costringere gli elettori a cambiare idea: giornali e telegiornali hanno già fatto un lavoro pressoché impossibile da demolire. È una verità forse oramai banale, ma questi vincoli sono straordinariamente rilevanti per i candidati donna.

Sarà per lo stereotipo di genere diffuso nella cultura occidentale, secondo cui le donne sono più comprensive che forti, più compassionevoli che assertive. Sarà per l’idea che i ruoli di governo vadano assegnati a chi possiede vigorosi tratti di leadership. Per le donne l’empatia e la tolleranza sono sinonimi di debolezza, ma queste stesse caratteristiche sono considerati pregi in un candidato uomo. Insomma, è impossibile per chiunque prescindere dal ritratto dei media e dell’opinione pubblica, ma questo marchio ha una particolare influenza sulle donne. Da un lato c’è bisogno che siano gentili e comprensive, dall’altro questo le fa sembrare inadatte a un ruolo di governo. Ma non conformarsi alle logiche di genere e affermare la propria leadership le penalizza allo stesso modo. In breve: ci si aspetta che siano dolci, comprensive e accondiscendenti, ma sarebbe meglio che non lo fossero. O forse no.

Tra l’altro, la vita privata delle donne in politica riceve una straordinaria attenzione da parte dei media, come anche il loro aspetto fisico. Molto più di quanto non accada per gli uomini. Alcune di loro rispondono con una minimizzazione assoluta, per allontanare le telecamere dagli aspetti più personali della loro vita. Angela Merkel, ad esempio, che indossa solo uno straordinario riserbo. L’alternativa è esattamente opposta. Valorizzare il genere perché, dal momento che se ne deve parlare, se ne parli per bene. Come la candidata francese Ségolène Royal e la campagna di leadership alternativa del 2007, basata interamente sulla femminilità della sua proposta.

Sta di fatto che sono i candidati donna a popolare i tabloid con foto delle vacanze. E sono sempre loro a dover rendere conto per il proprio aspetto fisico, per gli abiti indossati, per la propria vita familiare. Se nessuno può sfuggire all’impronta profonda dell’opinione pubblica, le donne possono farlo ancora meno. Basta sfogliare una rivista per accorgersene. La politica è ancora questione di genere.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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