La “politica” del nuovo Governo: le riforme istituzionali necessarie

22/04/2013 di Federico Nascimben

Occorrono le dovute riforme istituzionali – La politica ci ha messo quasi sessanta giorni a fare quello che si poteva fare in 48 ore: formare una grande coalizione (o un Governo di larghe intese, come preferite) e eleggere un Presidente della Repubblica condiviso. Nel bel mezzo di questo periodo abbiamo assistito a tutto, ma soprattutto abbiamo assistito a delle strategie politiche indegne per un Paese che – oggi più che mai – ha bisogno di un Governo stabile e di buona politica. Per raggiungere questo obiettivo occorrono le dovute riforme istituzionali.

SenatoNapolitano, scelta unitaria ma una sconfitta di questa classe dirigente – Sarebbe inutile fare un riepilogo di questa triste vicenda, occorre però sottolineare che il “no” più pesante alla soluzione che si va prospettando è stato quello del PD, perso in un inutile corteggiamento con il M5S. I nodi sono venuti al pettine durante l’elezione del Capo dello Stato (un evento che rimarrà impresso nella storia del centrosinistra), dove ci si è resi conto che, fallite le vie solitarie, era più utile convergere su un nome condiviso e che avesse già accumulato una certa esperienza. Il Napolitano bis rappresenta però una sconfitta per tutta questa classe dirigente.

Troppe divisioni hanno portato al trionfo della prassi – Quello che ha caratterizzato questa elezione non è stato tanto il numero di scrutini necessari ad eleggere il nuovo Capo dello Stato, quanto le divisioni inter e (soprattutto) intra-coalizione. Ritengo quindi che sia giunto il momento di trovare una soluzione migliore e più coerente con l’attuale assetto istituzionale, cercando di riequilibrare il tutto a favore della Costituzione materiale, dato che nell’ultimo ventennio abbiamo assistito ad una prevaricazione della Costituzione sostanziale.

Forma di Governo parlamentare o semipresidenziale – Esistono due sistemi che seguono due principi differenti, e la cui scelta dipende dall’impostazione che si vuole dare alla nostra forma di Governo, ovvero parlamentare o semipresidenziale. Nel primo caso occorre aumentare la maggioranza necessaria, “dopo il terzo scrutinio” per l’elezione del Capo dello Stato, a tre quinti (sistema già utilizzato per l’elezione di importanti cariche in Spagna), in maniera tale da obbligare le forze politiche ad un accordo condiviso sul nome, visto il ruolo di “arbitro imparziale” che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica. Nel secondo caso si renderebbe necessaria un’elezione diretta, ma a doppio turno per dare una maggiore legittimazione al Capo dello Stato.

Un’indicazione chiara e il sistema elettorale “alla francese” – Occorre quindi un’indicazione chiara e coerente che dev’essere inserita in un nuovo quadro costituzionale per non arrivare alla solita soluzione pasticciata all’italiana. Dentro questo quadro si rende necessario inserire una nuova legge elettorale che assicuri anzitutto la governabilità, per questo occorre adottare un sistema “alla francese” con collegi uninominali e doppio turno. Infatti, questo sistema, da un lato permette di legare l’eletto al territorio in cui si candida e fa campagna elettorale, e dall’altro permette agli elettori – in virtù di tale legame – di poter controllare meglio l’operato dell’eletto. Inoltre, il doppio turno ha due ulteriori benefici: consente agli elettori di optare, al primo turno, per il candidato preferito e, al secondo, di dare un voto strategico al candidato a loro più vicino e che ha maggiori possibilità di vittoria; bipolarizza lo scontro e dà luogo ad alternanza e alla formazione di maggioranze certe.

La forma di governo neoparlamentare – Infine, nel qual caso si optasse per la prima scelta, ovvero il mantenimento di una forma di governo parlamentare, sarebbe bene rivederla in un’ottica che possa assicurare maggiore stabilità. Mi riferisco alla forma di governo neoparlamentare, ideata da Duverger e adottata nel nostro sistema per regioni ed enti locali a seguito delle modifiche degli anni ’90. In questo caso il Capo dell’esecutivo sarebbe eletto a suffragio universale diretto dai cittadini e si troverebbe in una situazione di supremazia rispetto ai suoi ministri (da lui nominati e revocati), ma sarebbe anche legato ad un rapporto fiduciario con il potere legislativo (meglio se fosse la sola Camera) secondo il principio “simul stabunt, simul cadent”, che comporta la contemporanea decadenza di entrambi gli organi in caso di sfiducia o dimissioni. Allo stesso tempo il Parlamento, tramite lo strumento della sfiducia costruttiva avrebbe il potere di nominare un nuovo Capo di Governo.

La coerenza e la consapevolezza necessaria – Come detto, occorre fare una scelta coerente: la nuova legge elettorale dev’essere inserita in un contesto complessivo di riforma delle nostre istituzioni che permetta una maggiore celerità nell’approvazione dei progetti di legge ed il superamento del bicameralismo paritario. Ma tale opera di riscrittura e miglioramento della nostra forma di Governo deve avvenire con la collaborazione di tutte le forze politiche, senza strappi e reciproche delegittimazioni. Il nostro Paese ha bisogno di un’unità, e tali scelte ne devono tenere conto, dato che una società disomogenea ha sempre prodotto un sistema politico frammentato, reticente al dialogo, i cui i momenti di riforma succedutisi si sono basati più su spinte esogene che su una consapevole autocritica e conseguente autoriforma del sistema stesso. Il necessario cambiamento può avvenire solo tramite scelte consapevoli ed informate, perché ormai non c’è più niente da ridere.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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