La Poesia della Luce. Disegni veneziani dalla National Gallery of Art di Washington

08/12/2014 di Simone Di Dato

“Ma questo disegno è di tanta eccelenzia, che non solo ricerca l’opere di natura, ma infinite più che quelle che fa natura” - Leonardo da Vinci

La Poesia della Luce, Museo Correr

La Poesia della Luce – Disegno come preparazione dei dipinti, come studio per definire postura e movimento di figure, come sostituto di un ritratto. Disegno come lascito dell’artista agli eredi di una bottega, come schizzo rapido per fissare un’illuminazione, come esercizio. Che sia per questo o quel motivo, il corpus di disegni di un artista rappresenta da sempre una preziosa riserva di lavori e idee, motivi utili nella produzione di opere pittoriche e prodigiosi scrigni ricolmi di poesia. E se spesso e volentieri al dipinto viene destinato il seggio più autorevole nella dottrina dell’arte, il disegno resta di fatto l’atto più puro di un artista, l’esigenza ancestrale e tutta interiore di esprimersi, pur conservando indagine critica e valore creativo.

Museo Correr, La Poesia della Luce
Mantegna, Uccello appollaiato su un ramo con frutto

Per Leonardo da Vinci, è nella conoscenza delle “linee de’ termini de’ corpi” a risiedere la “deità” della scienza della pittura, sempre divisa tra quei lineamenti che circondano le figure e l’elemento dell’ombra. Una distinzione, questa, che conferisce alla rappresentazione grafica non solo un ordine d’eccellenza ma anche una “capacità poietica che sa riprodurre tutte le opere evidenti fatte da Dio, rendendo il pittore divino”. Segni abbreviati e illusionismo spaziale si fondono invece sui fogli di Giambattista Tiepolo, il geniale artefice che fece del disegno il panegirico di sapienza narrativa, resa insuperabile della luce e originale visione pittorica. Un classico esempio di disegno dalla natura multiforme che è diventato modello e testamento per gli eredi del suo atelier veneziano. Per Ingres il disegno è piuttosto“la probità dell’arte”, come lui stesso dichiarava in uno dei suoi pomposi apoftegmi in merito a quell’eterna disputa che mette “linea contro colore” e “colore contro linea”. Una controversia a cui Thorè, critico d’arte francese, mette un punto riconoscendo in Ingres la fisionomia esemplare del fanatico della forma:”In fondo, M. Ingres è l’artista più romantico del secolo diciannovesimo, se il romanticismo è amore esclusivo della forma, indifferenza assoluta per tutti i misteri della vita umana, scetticismo in filosofia e in politica.” Effettivamente un fanatico della forma a cui sapeva unire un colore “amaro e violento”, un colore che turbava e nessuno voleva percepire. Ma questa è un’altra storia.

Poesia della Luce, Museo Correr, Venezia
John Singer Sargent, Attracchi di gondole sul Gran Canale

Con oltre 130 opere provenienti dalla National Gallery of Art di Washington, la mostra  La Poesia della Luce, ospitata dal Museo Correr di Venezia celebra quattro secoli d’arte, dal Cinquecento all’Ottocento attraverso una parata di capolavori assoluti del disegno veneziano e veneto. Organizzata dalla National Gallery in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il contributo della The Gladys Krieble Delmas Foundation, l’esposizione presenta un’accurata selezione di una delle più importanti collezioni di disegni al mondo che per l’occasione propone approfondimenti sui risultati di incredibile creatività raggiunti dai maestri veneti e non nell’opera grafica. All’appello artisti come Mantegna, Bellini e Carpaccio, Giorgione, Lotto, Tiziano, fino a Bassano, Veronese, Tintoretto, Piazzetta, Canaletto, Tiepolo e Guadi, senza dimenticare chi dalle evocative atmosfere lagunari ha tratto grande ispirazione, come James McNeill Whistler, Rudolf von Alt, Edward Lear, Carl Friedrich Heinrich Werner, William Callow e l’incredibile John Singer Sargent.

Il percorso espositivo di La Poesia della Luce,  curato dal Senior Curator del dipartimento di disegni e stampe della National Gallery, Andrew Robison, offre disegni preparatori, schizzi, modelli e studi, pezzi rari anche per l’estrema fragilità degli stessi, che incantano per i loro chiaroscuri, le linee e le ombre ma soprattutto per una riflessione inedita fatta di luce e poesia. Opere raffinatissime come il “Cristo deriso” di Jacopo Bassano, quelle di innata sensibilità di Sebastiano del Piombo, portano in auge i fasti di una città che è stata culla di personalità feconde e geniali, mito e fonte di ispirazione. Riscoprono il carattere eminentemente espressivo e individuale del disegno, che si impone come fatto artistico e umano insieme. La splendida traccia, pur nella sua fragilità, di un istinto creativo.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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