La Pasqua degli ultimi, che saranno i primi

31/03/2013 di Monica Merola

“Se Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è senza senso, e senza senso pure la nostra fede”. Queste le parole con cui Paolo di Tarso sottolinea il mistero della Pasqua, la festività più importante e simbolica del mondo della cristianità. Molto più dello stesso Natale – ricorrenza della venuta del Redentore sulla Terra attraverso l’Immacolata concezione – la Pasqua rappresenta un momento supremo di sacrificio, quello che Cristo compie per amore dell’umanità attraverso la crocifissione.

Una crocifissione che oggi, metaforicamente, tocca sempre di più gli ultimi della terra, tutti coloro che sono stati abbandonati dalla pietas dell’uomo e che in nome di esso sono stati sacrificati da secoli di politiche scellerate volte a far rinforzare chi è già forte, ed a far arricchire chi è già ricco. Gli ultimi della terra sono i poveri di tutto il pianeta, che muoiono ogni giorni di fame e di sete, e la cui maggioranza è composta da bambini – ogni giorno ne periscono per cause collegate alla fame circa 24.000 – emblema dell’innocenza e dell’ingiustizia del mondo allo stesso tempo.

Vi sono poi gli ammalati ed i disabili, sempre più spesso abbandonati al loro dolore ed alla loro “diversità”. Diversi da chi, io mi domando? Da una società che li emargina storcendo il naso perchè considerati un fardello, e non una ricchezza per tutti quale essi in realtà sono. Diversi da quegli uomini di governi – come quello italiano, ahinoi – che non dedicano loro nemmeno un minuto del proprio tempo, ma che sfruttano impunemente la loro condizione solo e sempre – senza eccezioni – in campagna elettorale.

Infine gli anziani, una risorsa storica, sociale e familiare assolutamente senza prezzo, in un mondo nel quale la maternità è considerata lavorativamente un peccato e la baby-sitter un enorme – attualemente inarrivabile – lusso gli anziani ancora inseriti in contesti famigliari hanno moltissimo da dare. Ma esiste un gran numero di anziani abbandonati a loro stessi, senza nessuno al mondo e senza nemmeno la dignità di una pensione che consenta loro di conservare la propria integrità morale e psicofisica.

Molte di queste persone, alienate dalla povertà, dalla malattia o dalla solitudine questa Pasqua rappresenteranno la crocifissione, sacrificate per una società che non li vuole intorno, e che li considera un peso da cui sollevarsi. Senza scadere nella banale retorica, ed a prescindere dalle proprie – ed assolutamente personali – convinzioni religiose, il carattere dominante di una festività come quella pasquale risiede nella riflessione sul sacrificio, su cosa siamo disposti a fare – come esseri umani e come umanità tutta – per noi stessi, ma sopra ogni cosa per gli altri.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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