La nuova dottrina russa

31/01/2015 di Elena Cesca

Mentre proseguono gli scontri in Ucraina, e si prospetta un irrigidimento delle sanzioni europee, Putin accusa la NATO di avere assunto "“funzioni globali realizzate in violazione delle norme del diritto internazionale”, e annuncia la nuova dottrina militare, tesa ad "impedire la destabilizzazione regionale e globale"

Russia, Ucraina, Nato, UE

Continuano gli scontri ai confini amministrativi delle regioni di Lugansk e Donetsk. Almeno 12 sono i civili che hanno perso la vita ieri nei bombardamenti che hanno colpito la roccaforte dei separatisti nel sud-est ucraino. Un bollettino che non cessa di aggiornarsi mentre falliscono gli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco che doveva arrivare nei colloqui di questa settimana a Minsk.

Non solo dalle diplomazie europee arrivano nuovi avvertimenti alla Russia, minacciando un’estensione delle sanzioni europee, ma l’intero Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri Ue annuncia che l’Alto rappresentante e la Commissione presenteranno e formalizzeranno, il prossimo 9 febbraio, una proposta per una lista aggiuntiva di persone da colpire con le sanzioni già approvate nei mesi scorsi. Nel frattempo, anche il Consiglio d’Europa si è riunito per continuare a sospendere i diritti di voto della Russia e il diritto per i membri russi di essere nominati relatori per la sessione 2015, al fine di “esprimere chiaramente la sua condanna per le continue violazioni di diritto internazionale in Ucraina”. Una nuova ondata di isolazionismo avvolge Mosca, che però non sembra intimidirsi.

Intanto il capo del Cremlino non frena la sua corsa verso una politica di influenza sempre più estesa. Da una parte, consolida la svolta economica russa verso l’Asia, riavvicinandosi nelle sfere della moderna tecnologia e finanza ai paesi asiatici, dall’altra avvia uno spazio economico tra Russia, Bielorussia e Kazakistan che dal 1 gennaio 2015 prende il nome di Unione Euroasiatica doganale, riguardante 180 milioni di persone e che avrebbe prospettive di crescita di 900 miliardi di dollari nei prossimi quindici anni. Armenia e Kirghizistan entreranno a farvi parte da maggio, sebbene nella regione si avverta la preoccupazione per un’egemonia pervasiva e condizionante di Mosca.

Sempre sul lato asiatico, da fonti della difesa giungono notizie riguardanti la negoziazione sull’ammodernamento dei complessi missilistici per la difesa contraerea Tor-œ1 tra la federazione russa e l’Iran. Sul contratto dall’importo pari a circa 700 milioni di dollari per la fornitura all’Iran di tali complessi missilistici firmato nel 2005, l’Unione Europea e gli Stati Uniti si sono espressi con dure accuse. Mosca starebbe infatti vendendo le armi ad “ad uno Stato che sponsorizza il terrorismo” e lo starebbe facendo, va ricordato, dopo aver informato Washington, lo scorso 16 Dicembre, di rifiutare di essere aiutata dagli americani a proteggere le sue riserve di uranio e plutonio perché non vengano rubate o vendute sul mercato nero (nuclear security alliance). Si concluderebbe, così, una cooperazione di successo tra gli ex avversari della Guerra Fredda, simbolo del disgelo tra Est e Ovest e di sforzi globali per prevenire la diffusione delle armi apocalittiche.

La svolta nella politica estera russa spaventa e non poco, soprattutto in seguito al discorso federale di fine anno durante il quale Putin ha annunciato la nuova dottrina militare del Paese. L’incremento del potenziale di forza della NATO è, infatti, posto come primo pericolo militare esterno. L’Alleanza Atlantica si sarebbe accordata “funzioni globali realizzate in violazione delle norme del diritto internazionale” e avrebbe avvicinato l’infrastruttura militare dei suoi paesi-membri ai confini della Federazione Russa. Il posizionamento della NATO nella top list delle minacce percepite da Mosca (seguono: estremismo e terrorismo; proliferazione delle armi di distruzione di massa, dei missili e delle tecnologie missilistiche; uso di materiali radioattivi e tossici;) avviene due giorni dopo l’approvazione dal parlamento di Kiev (303 a favore; 8 contrari) di un ddl in cui l’Ucraina rinuncia al suo status di Paese “non allineato”. Tale dizione era posta a garanzia della equidistanza di Kiev dalle alleanze militari internazionali; rinunciando a tale status, l’Ucraina esplicita – ma non ufficializza- la sua vicinanza alla Nato, impegnandosi a soddisfare i criteri di adesione all’Alleanza atlantica.

Va tenuto presente, infatti, che non sarebbe la NATO in sé ad essere considerata direttamente una vera e propria minaccia militare, bensì il timore di Mosca di perdere il giardino di casa, e che l’estensione dell’influenza dell’Alleanza Atlantica serva da destabilizzante alla politica d’interesse russa. Tra i pericoli, infatti, si legge proprio quello della destabilizzazione della situazione in singoli stati e regioni che mini la stabilità globale e regionale, così come le “rivendicazioni territoriali nei confronti della Federazione Russa e dei suoi alleati, l’interferenza nei loro affari interni”.

Quest’ultimo riferimento potrebbe essere alle repubbliche separatiste georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud, così come alla Crimea. Al pericolo ‘esterno’ delle rivendicazioni territoriali e dell’allargamento della NATO, si unisce il pericolo interno di attività propagandistiche rivolte alla popolazione che mettano a rischio l’ordine costituzionale e minare le tradizioni storiche, spirituali e patriottiche del Paese”. Un altro rischio aggiunto alla dottrina è, quindi, il rovesciamento di governi legittimi e la successiva imposizione di regimi ostili agli interessi russi (chiaro riferimento al rovesciamento del presidente Yanukovych). Per tale motivo, la Russia persegue la prevenzione dei conflitti militari tramite la cooperazione internazionale con i paesi che condividono il suo sforzo per aumentare la sicurezza, in particolare i membri BRICS, OSCE, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e altri. Insomma, il clima, a distanza di mesi, è tutt’altro che distensivo.

I rapporti tra Russia e Occidente si sono nuovamente congelati, e la situazione di Kiev è il simbolo di come, al momento, uno scongelamento sia ancora lontano.

The following two tabs change content below.

Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
blog comments powered by Disqus