La necessità di ridurre il debito pubblico

19/07/2013 di Giovanni Caccavello

Saccomanni apre lo spiraglio di una vendita di asset mobiliari ed immobiliari. La decisione è cruciale per il futuro dell'economia italiana.

Saccomanni, vendita asset

Debito pubblico – Durante un’intervista avvenuta questa mattina per Bloomberg, giornale americano, il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni ha dichiarato che il Ministero dell’Economia, da lui guidato, sta studiando l’ipotesi di “vendere le quote di società pubbliche come Enel, Eni e Finmeccanica al fine di ridurre l’immenso debito pubblico”, che ogni ultima rilevazione raggiunge massimi sempre più alti e preoccupanti. Nel corso dell’intervista il ministro ha spiegato come l’idea di vendere le quote di società pubbliche potrebbe diventare più di una semplice ipotesi visto le considerazione del Ministero di una possibile riduzione della partecipazione statale nelle compagnie.

Necessario – Tale decisione sarebbe un primo piccolo grande segnale che, molto probabilmente, verrebbe accolto con ottimismo dai mercati. Certificherebbe infatti a tutti gli effetti la voglia dell’Italia di abbassare ad ogni costo l’imponente zavorra del debito pubblico e potrebbe essere visto come un piccolo “scudo anti-spread italiano”. La vendita di patrimonio mobiliare ed immobiliare risulta essere di estrema importanza in un momento molto negativo per l’economia italiana. Vendere assets pubblici frutterebbe soldi freschi alle casse dello stato che andrebbero subito ad abbattere parte dei 2,071 miliardi di debito pubblico (quasi 127% del Prodotto Interno Lordo).

Debito Pubblico, ItaliaFatti vs Idee – Le parole di Saccomanni aprono un dibattito di vitale importanza, rimasto nascosto nel corso degli ultimi anni. La dismissione di assets pubblici (mobiliari ed immobiliari) dovrebbe essere il primo provvedimento economico di qualsiasi governo in carica. Alle parole, però, devono seguire i fatti, ed è proprio questo il motivo per il quale non bisogna assolutamente cantare vittoria. Le premesse sembrano buone e adesso bisogna assolutamente incominciare a fare pressione affinché ciò avvenga.

Il Fronte del “No” – Passate poche ore dal rilascio dell’intervista, come giusto che avvenga nella “normalissima” prassi italiana, i sindacati stanno già innalzando barricate. Questa volta è Bonanni, Segretario della CISL, ha far sapere che il suo sindacato è “del tutto contrario all’ipotesi ventilata dal ministro di vendere le quote pubbliche di aziende come Enel, Eni e Finmeccanica”. Piuttosto, continua Bonanni (sfoggiando il tipico populismo italiano) bisognerebbe il ministero vendesse gli F35 o riducesse le missioni di guerra (o meglio di stabilizzazione per la pace) all’estero.

Bonanni probabilmente dimentica come, secondo i trattati europei, nel corso dei prossimi 20 anni dovremo dimezzare il rapporto tra debito pubblico e PIL (3 punti percentuali all’anno che constano tra i 40 ed i 45 miliardi di Euro annui), ma soprattutto quanto, per molte delle cose da lui citate e giuste (ridurre gli sprechi e le inefficienze, lotta seria contro l’evasione e la corruzione), i tempi di risoluzione siano  molto lunghi finché l’Italia avrà una classe dirigente così incapace, sporca e priva di idee lungimiranti.

Privatizzazioni – L’idea proposta dal ministro Saccomanni va sicuramente nella direzione giusta ma, per il momento rimane pur sempre solo una dichiarazione. Se il ministero decidesse di avviare una politica che miri alla dismissione del patrimonio pubblico (mobiliare ed immobiliare) non deve assolutamente fermarsi alla vendita di quote di società pubbliche (quotate e non quotate in borsa) ma deve portare avanti un pacchetto di dismissioni (guardando anche alle società partecipate dagli enti locali e alla riorganizzazione di intere aziende “statali”), di privatizzazioni e di liberalizzazione di interi mercati come, ad esempio quelli postale, ferroviario, radiotelevisivo ed assicurativo. Secondo alcune stime molto approssimative, attuando tale pacchetto completo di dismissioni, privatizzazioni e liberalizzazioni lo stato potrebbe nel corso di una sola legistatura (durata di 5 anni) incassare più di 160 miliardi.Questo, però, dovrebbe (e il condizione è purtroppo d’obbligo quando si parla di tali questioni) essere solo l’inizio per trasformare l’Italia in un’economia più sana, forte e sicura.

The following two tabs change content below.

Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
blog comments powered by Disqus