La nascita del Barocco: Rubens in mostra a Milano

22/11/2016 di Simone Di Dato

Il Palazzo Reale di Milano apre le proprie sale ad un'esposizione dedicata a Pieter Paul Rubens, l'artista fiammingo che aprì la strada all'impetuosa stagione del Barocco Europeo

Rubens Milano

Fino al prossimo 26 febbraio le prestigiose sale del piano nobile di Palazzo Reale a Milano ospitano una rassegna dedicata alla pittura di Pieter Paul Rubens (1577-1640), artista fiammingo che aprì la strada dell’impetuosa stagione del Barocco europeo. La mostra, patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, vanta un importante comitato scientifico internazionale composto da Eloisa Dodero, David Jaffé, Johann Kraeftner, Anna Lo Bianco, a cui si deve la curatela della mostra, Cecilia Paolini e Alejandro Vergara, che per l’occasione ha selezionato un corpus di oltre 75 opere, di cui 40 del grande maestro. Il tema principale è il profondo legame che lega Rubens all’Italia, i suoi rapporti con Genova, Mantova, Venezia, Roma e il segno indelebile che il suo soggiorno italiano lasciò nella sua vastissima produzione artistica all’alba del Barocco.

Rubens fu un personaggio particolarmente singolare, la cui personalità viene considerata completa ed eccezionale per aver manifestato in quasi tutti i campi della cultura doti straordinarie. Fu grandissimo cultore della letteratura classica, tanto da ospitare, mentre era intento a dipingere elegantemente vestito, qualcuno che gli leggesse ad alta voce Ovidio, Properzio e Virgilio, ricevendo spesso ambasciatori data la sua attività di diplomatico. In altre occasioni si dilettava a dettare lettere in svariate lingue, italiano compreso e lasciava che suonatori di vari strumenti gli tenessero compagnia mentre era a lavoro in quanto anche profondo conoscitore di musica. Insomma, un uomo coltissimo, amante dell’arte e del ben vivere, se si pensa anche all’impegno per il collezionismo e la passione per la cacciagione. Questa curiosità culturale trova riscontro tanto dall’esame stilistico dei suoi quadri quanto dall’ educazione umanistica e filosofica che volle completare in Italia. Ed è proprio negli otto anni di permanenza del Belpaese, dal 1600 al 1608, che Rubens potè studiare la scultura antica e i maestri del Rinascimento, assorbire tutto ciò che poteva da Caravaggio e Annibale Carracci (ancora attivi al suo arrivo), da Michelangelo, Raffaello e soprattutto dalle statue greco-romane presenti nelle città italiane.

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La prima tappa del pittore fu Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, ed entrò in contatto con Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova. accettando l’incarico di pittore di corte. Dalla permanenza a Roma, seconda tappa della permamenza, Rubens dimostra di aver appreso ciò che poteva offrirgli il tardo Manierismo romano. Lascia qui (poi finiti nella città di Grasse in Francia) per la cappella di Sant’Elena nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme il Trionfo di sant’Elena, l’Incoronazione di spine e l’Innalzamento della croce: si può dire che da queste opere sia cominciato il Barocco. Dopo il viaggio in Spagna, dove mette in pratica la lezione della pittura veneta, Rubens torna a Mantova per poi fare ritorno a Roma in seguito alla tappa genovese. Nella capitale ricevette la commissione per la decorazione dell’abside di Santa Maria in Vallicella, ma terminando l’opera si accorse che la posizione del dipinto sull’altare godeva di una luce eccessiva, decidendo così di ritirarlo e di sostituirlo nel 1608 con tre dipinti su ardesia, materiale più adatto alla luce della chiesa: la Madonna della Vallicella, i Santi Gregorio, Papia e Mauro e i Santi Domitilla, Nereo e Achilleo. Un’opera che anticipa soluzioni che saranno adottate dalla successiva pittura barocca per cui Giuliano Briganti scriverà: “”… lo spazio sembra vibrare e dilatarsi per accogliere le gigantesche figure che lo occupano in tutti i sensi con l’eloquenza solenne del loro gestire e sfogarsi poi liberamente nella fuga prospettica della gloria angelica centrale ove i raggi della luce divina, che partono da un punto focale così alto e lontano da suggerire una profondità infinita, irrompono per i fessi delle nubi e tra i corpi degli angeli in controluce, disposti in una vorticosa continuità“.

Per “Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco“, questo il nome della mostra milanese, il suggestivo allestimento è stato affidato all’ architetto Corrado Anselmi, per valorizzare la ricchezza e grandezza delle opere, alcune di dimensioni monumentali. Numerosissimi i prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo come quelle del Museo Nazionale del Prado, dell’Hermitage di San Pietroburgo, della Gemäldegalerie di Berlino solo per citarne alcuni, e poi prestiti da numerose collezioni italiane, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, i Musei Capitolini, la Galleria Borghese, la Galleria degli Uffizi e la Galleria Palatina di Firenze, il Museo di Palazzo Ducale di Mantova, la Galleria di Palazzo Spinola di Genova, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Quattro sono invece le sezioni in cui si articola la rassegna. La prima ci porta direttamente “Nel mondo di Rubens” attraverso un autoritratto affiancato dai ritratti della moglie e della figlia Clara che ci accompagnano nella scoperta di un uomo magnanimo, colto, dalla personalità assolutamente unica di intellettuale e grande pittore. In “Santi come Eroi” il percorso ci mostra la pittura di soggetto sacro nella quale Rubens introduce per primo elementi dalla forte carica edonistica e classica come nel caso delle pale della Chiesa Nuova attraverso confronti con artisti più giovani e da lui fortemente influenzati. L’energia creativa dell’artista, insieme alla sua pittura veemente e impetuosa sono al centro della terza sezione, “La furia del pennello”, che documenta la cifra stilistica di Rubens e quelle che sono le caratteristiche già tipiche del Barocco. Chiude la mostra “La forza del mito”, una parte conclusiva dedicata da un lato all’attenzione dell’artista per il passato e l’archeologia, dall’altro al rapporto con la contemporaneità. Il rapporto con l’antico e i grandi maestri che l’hanno preceduto è testimoniato dalla presenza della scultura classica. In questo modo vengono messi a confronto le invenzioni dei primi anni italiani con opere degli artisti del barocco nascente in un dialogo con opere chiave di Bernini, Pietro da Cortona, Luca Giordano e Salvator Rosa.

Info:
Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco
a cura di Anna Lo Bianco
Palazzo Reale – Milano
26 Ottobre 2016 – 26 Febbraio 2017

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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