La Milano dell’EXPO rende omaggio a Fontana

09/05/2015 di Laura Caschera

In contemporanea con l'esposizione milanese, la Fondazione Lucio Fontana e la Fondazione Marconi presentano, nella sede recentemente restaurata della Fondazione Marconi, un omaggio all'artista

Lucio Fontana

 

Dell’apertura di EXPO non beneficeranno solo i cultori del buon cibo e dell’arte del vivere bene, ma anche gli appassionati del mondo dell’arte, che potranno godere la vista di numerosi capolavori in mostre dedicate a diversi artisti. Uno di questi protagonisti è l’artista Lucio Fontana, “quello dei tagli alla tela”, per i profani dell’ambiente. In contemporanea con l’esposizione milanese, dunque, la Fondazione Lucio Fontana e la Fondazione Marconi presentano, nella sede recentemente restaurata della Fondazione Marconi, un omaggio all’artista. Argentino di nascita ma italiano d’origine, Fontana è il grande maestro dello spazialismo, movimento artistico sorto intorno al 1947.  Elemento chiave della sua poetica è l’intervento diretto sulla tela, che lui stesso taglia, conferendo alle sue opere una dimensione spaziale infinita.

Assoluta protagonista della mostra l’opera “Concetto spaziale, Trinità”, per la prima volta in esposizione in Europa, nell’allestimento elaborato dall’artista stesso in alcuni disegni risalenti al 1966, tuttavia incompiuto. Ed è proprio questa sorta di “desiderio post mortem” lo scopo centrale della sua postuma realizzazione. “Concetto spaziale, Trinità” è un’ opera maestosa, e non solo per le sue imponenti dimensioni (2 metri x 2 per ognuno dei tre elementi protagonisti), ma soprattutto per la sua lucida e rigorosa composizione, il cui compito è quello di rimandare, attraverso la purezza del monocromo bianco, ad una dimensione di infinito. Particolarissima la disposizione del trittico: le tele protagoniste sono appese in relazione all’altezza del soffitto, scortate da un sottofondo di grandi teli di plastica azzurra, per far meglio godere la vista del bianco assoluto, accompagnato dai fori apparentemente elementari che squarciano la tela.

Concetto, Spazio, Trinità
Concetto, Spazio, Trinità

Le tre composizioni, figlie di un’unica opera, rappresentano, attraverso la particolare tecnica dei buchi sulla tela, la personalissima visione dell’artista, laica e poetica, sull’assoluto. Punto focale dell’intera esposizione, dunque, il disegno realizzato dallo stesso artista è stato fedelmente preso come modello nell’allestimento dei lavori. L’idea “Progetto per ambientazione, Trinità” è completa in tutte le sue parti, come se il maestro avesse voluto lasciare un messaggio, poco prima della sua morte, avvenuta nel 1968, di come il suo concetto di assoluto avrebbe dovuto essere esposto. E non poteva che essere così per l’artista autore del Manifesto Blanco, dove si delineano, per la prima volta in maniera compiuta, le idee di Fontana del superamento della percezione dell’arte contemporanea, concepita come ferma e stantia, inserendovi le dimensioni dello spazio e del tempo. L’intervento dello spazialista sulla tela non ha a che fare con scomposizioni cromatiche o con regni del colore, assoluta centralità assume la stessa “fisicità” delle sue intenzioni, l’azione dell’artista si concentra in un puro e esclusivo rapporto con la tela, dove i tagli o i buchi operati altro non sono se non un segnale di contatto con il mondo dell’infinito e dell’assoluto.

L’omaggio prosegue con l’esposizione di un nucleo di opere che vanno dal 1951 al 1968, dove si può osservare a pieno il genio e l’estro creativo di Fontana, abile non solo come “pittore interventista” sulla tela, ma anche come scultore. Niente sembra lasciato al caso, anche se per l’occhio del profano potrebbe sembrare così. Dietro ad ogni opera dell’artista si nasconde la sua personale visione del mondo, fatta non tanto di stratagemmi per catturare l’apparente immanenza di un momento (l’arte contemporanea non è più asservita al mondo del reale, ormai ci sono le fotografie), quanto di composizioni che tendono e tentano, tramite scalate fatte di nuove sperimentazioni, di scavalcare le barriere del reale e di approdare a nuovi scenari, fatti tutti di assoluto ed interiorità. Il più minimale dei gesti, un taglio su di una superficie, finisce con l’essere qualcosa che permette all’opera di inserirsi nel mondo reale, divenire protagonista dello spazio, in un tripudio di emozioni e forze naturali che solo chi si arrende a guardare queste opere con occhi diversi riesce a comprendere.

 

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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