La manifestazione a Brescia, Berlusconi e l’opportunità PD

13/05/2013 di Andrea Viscardi

Silvio ringrazia – Quanto accaduto a Brescia, durante la manifestazione organizzata da Silvio Berlusconi e il PdL, non può che giocare in suo favore, consolidando il suo attuale bacino di voti che, gli ultimi sondaggi, danno a circa il 30%. Dopo aver accusato i giudici – utilizzando le due solite parole di battaglia, “politicizzati” e “perseguitato” – il leader del Partito ha quindi parlato sia di governo che di crisi – giurando fedeltà al primo, definito come un qualcosa di “epocale”, necessario per cambiare insieme il Paese.

Gregorio Fontanda (PDL) e i contestatori (foto:Ansa)Brescia divisa – Mentre pronunciava queste parole, però, in piazza qualcuno non era d’accordo. Si trattava di uno schieramento – composto  per la maggior parte da sostenitori di SeL, M5S e dei centri sociali – che ha rischiato non solo di far interrompere il comizio per questioni di ordine pubblico, ma anche di provocare la reazione dei sostenitori del PdL, raggiunti da cori non proprio rispettosi. Questi hanno infatti bruciato bandiere del partito di centro destra e accusato i sostenitori di Berlusconi al grido di “evasori” e “buffoni”. Come se non bastasse, uno dei manifestanti del Popolo delle Libertà è stato raggiunto da calci e pugni, subendo delle leggere ferite al volto.

Perché è sbagliato – Nella nostra Costituzione, però, esiste un articolo che sancisce il diritto per tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero. Chi ha messo in atto questa contro protesta deve essere consapevole di tre accuse ben precise che dovrà addebitare loro chiunque sia dotato di spirito di onestà intellettuale e di rispetto verso la costituzione e le istituzioni. La prima è quella di non rispettare la libertà degli altri, di contestare quello che loro credono sia un “ladro” ed un “buffone”, cercando di impedirgli di esprimere – durante una manifestazione autorizzata – il proprio pensiero. Quindi, questi soggetti, violano la libertà di chi si è recato in quella piazza per ascoltare le parole di Silvio Berlusconi. Perché, anche se può sembrare strano agli occhi di molti, buona parte del Paese (oggi circa il 30%) appoggia le sue idee. La terza accusa, forse quella più grave, consiste nel rischio di ricreare un clima di violenza e di odio politico che, almeno negli ultimi due anni, era andato un po’ scemando. Ogni persona che si è recata in quella piazza per contestare Berlusconi, non essendo autorizzata dalla Questura, ha di fatto violato le leggi dello Stato italiano e ha creato un clima di tensione che sarebbe potuto facilmente sfociare in atti di violenza, da una parte e dall’altra. Invece, per fortuna, tali episodi sono stati sporadici.

Alternative – Una soluzione molto più civile, molto più onesta e molto meno liberticida sarebbe stata quella di organizzare una contromanifestazione autorizzata in un’altra città, o a Brescia, ma in un altro giorno o in un’altra parte della città. Nei passati vent’anni, uno degli errori della sinistra italiana è stato quello di essere molto poco brava a fare opposizione ma bravissima, in parte dei suoi militanti, a lasciarsi andare ad episodi di rabbia, di azioni di disturbo che hanno spesso sfiorato la violenza o che, in ogni caso, rappresentavano evidentemente delle provocazioni. Questo è un qualcosa che, a distanza di anni, evidentemente non si è ancora compreso quanto giochi a favore della parte politica avversaria. L’Italia è un Paese di moderati. L’Italia è un Paese in cui, sino a vent’anni fa, la Democrazia Cristiana otteneva almeno il 30% delle preferenze. Manifestazioni di questo tipo non fanno quindi che spingere tutta quella parte dell’Italia nelle braccia di Silvio Berlusconi.

Radicalizzazione SEL – In ogni caso, quanto accaduto, è un’altra conferma della fine del bipolarismo. Episodi di questo tipo erano andati riducendosi negli ultimi anni, anche a causa di una perdita di identità da parte del PD in riferimento alla sinistra più radicale. Invece, come dimostrano anche i sondaggi, l’inciucio non è andato giù a quella parte dei militanti più a sinistra, i quali hanno fatto i bagagli e sono partiti in direzione SEL. Una SEL che prende sempre più i contorni di una rinascita del PCI degli anni ’90, almeno per tipologia di militanti e contenuti politici.

Opportunità PD – Una SEL capace di fare un enorme favore al PD. Il problema per cui il Partito Democratico non è mai divenuto quello che i suoi fondatori immaginavano è stata la tendenza, mai cessata, di rincorrere giorno dopo giorno i voti di quella parte della “sinistra più a sinistra”. In primis questa operazione non ha mai permesso un allargamento del bacino effettivo dei possibili votanti, dall’altra ha impedito al partito di assumere quella spinta riformista insita nel concetto originale di PD. Quindi, puntualmente, durante la campagna elettorale, il candidato di turno deve riuscire nell’operazione impossibile di soddisfare sia la sinistra conservatrice che quella innovatrice, giungendo, come ovvio, ad una situazione in cui, da entrambe le parti, c’è chi decide di astenersi dal votare il Partito. Ora, invece, c’è l’opportunità di cambiare una volta per tutte. Approfittando dell’esodo dei “conservatori” verso SEL il Partito Democratico ha l’opportunità di puntare verso quel bacino di elettori sostenitori di una sinistra europea, verso quel bacino di elettori del centro-sinistra rappresentati da Renzi. Lo deve fare, però, senza paura di cambiare. Perché se si rimetterà a correre dietro alle bandiere rosse e alle magliette di Che Guevara sventolate addosso ai poliziotti, allora, probabilmente passeranno anni prima che possa salire al governo

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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