La locomotiva USA è ripartita

28/09/2015 di Alessandro Mauri

La crescita del Pil sopra le aspettative lancia gli USA verso una nuova fase di crescita economica, mentre il resto del mondo resta a guardare

Fed Tassi

Gli USA, dopo le dichiarazioni della Presidente della FED sul possibile aumento dei tassi di interesse e il rialzo delle stime di crescita, sembrano tornate ad essere leader indiscussi dell’economia globale, complice anche la crisi di tutti i Paesi emergenti.

Le stime sul PIL – In questi giorni è stata rivista al rialzo la crescita del Pil degli USA nel secondo trimestre 2015, portata al 3,9% dal 3,7% della precedente stima. Si tratta di una crescita consistente e inattesa, confermata da tutti gli indicatori economici presi in considerazione dal dipartimento del commercio USA, che ha elaborato le stime: in aumento sia i consumi (+3,6%), sia i profitti aziendali, balzati del 6,4% ben al si sopra delle aspettative che consideravano una crescita attorno al 5%. Molto importante anche la crescita dell’indice dei prezzi al consumo, su cui si concentrano le attenzioni delle autorità monetarie USA, che è salita del 2,2%.

Ombre sul mercato del lavoro – Che i dati del PIL degli USA confermino una ripresa netta dell’economia è ormai appurato da tempo, mentre stenta a decollare il mercato del lavoro. Anche in agosto infatti i posti creati sono stati inferiori alle aspettative, sebbene il tasso di disoccupazione sia sceso di altri 0,2 punti percentuali al 5,1%, una cifra comunque molto inferiore ai tassi osservati in Europa. Preoccupa soprattutto la stagnazione dei salari dei ceti medi, che segnalano una certa diffidenza delle imprese nei confronti di una crescita stabile e duratura, come confermato anche dai dati dei singoli settori. Due dei più importanti settori dell’economia USA, vale a dire manifatturiero e minerario/energetico, hanno perso complessivamente quasi 30.000 occupati. Resta ai minimi da 40 anni il tasso di partecipazione al lavoro, fermo al 62,6%, mentre sono ben 6,5 milioni i lavoratori USA che sono ufficialmente occupati, ma che ricoprono impieghi part-time involontari.

Il rialzo dei tassi – A conferma dei dubbi sulla solidità della crescita USA aveva contribuito la decisione della FED, lo scorso 17 settembre, di lasciare invariati i tassi di interesse, temendo un nuovo rallentamento dell’economia. Tuttavia negli scorsi giorni la presidente Janet Yellen ha dichiarato che “sarà probabilmente appropriato un aumento dei tassi di interesse più avanti nel corso di quest’anno”. Dunque entro la fine del 2015 (presumibilmente a dicembre), i tassi di interesse saranno ritoccati al rialzo per la prima volta dal 2006, a testimonianza che l’economia USA è ormai assolutamente pronta a consolidare il suo percorso di crescita senza l’ausilio della FED. Si tratterà in ogni caso di un processo piuttosto lento e graduale, e la normalità nelle politiche monetarie è ancora lontana, ma ormai la strada è segnata, e i mercati hanno già dimostrato di apprezzare, con  i forti guadagni osservati nella giornata di venerdì 25 settembre.

Ruolo egemone –La speranza di rilanciare l’economia mondiale è dunque, ancora una volta, tutta sulle spalle degli USA: l’Unione Europea è rallentata da un processo di integrazione mai compiuto e sembra destinata ad una crescita cronicamente modesta, mentre i Paesi emergenti sono alle prese con problemi molto più gravi. La Russia e il Brasile sono in recessione, la Cina è alle prese con un rallentamento dell’economia di cui non si conosce ancora con certezza l’entità, mentre gli altri paesi del Sud-est asiatico e del Sud America dovranno far fronte ancora a lungo con la crisi delle quotazioni delle materie prime. Tutto questo giustifica la fuga di capitali dai Paesi emergenti cui si sta assistendo da qualche mese a questa parte: 53,7 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno, di cui 41 solo negli ultimi due mesi. Si tratta di una fuga di capitali più ampia di quella verificatasi allo scoppio della crisi nel 2008, e sebbene rappresenti solamente il 6% dei capitali investiti, tutto lascia presagire che il deflusso continuerà per il resto dell’anno.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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