La legge è uguale per tutti (?)

23/07/2015 di Iris De Stefano

Il concetto "la legge è uguale per tutti", benché scritto in tutte le aule di giustizia italiane, sembra essersi piegato alle inclinazioni sessuali di una ragazza di Firenze, all’epoca dei fatti poco più che adolescente

Il concetto La legge è uguale per tutti benché scritto in tutte le aule di giustizia italiane, sembra essersi piegato, tra le altre cose, alle inclinazioni sessuali di una ragazza di Firenze, all’epoca dei fatti poco più che adolescente, che sta facendo discutere molto l’opinione pubblica negli ultimi giorni.

La ragazza allora ventitreenne sarebbe stata stuprata da un gruppo composto da sette ragazzi nella zona della Fortezza da Basso, una struttura parte integrante delle fortificazioni del capoluogo toscano. Lo scorso marzo, a distanza di sette anni dall’accaduto, la Corte di Appello si è pronunciata a favore dei sette ragazzi, rigettando la tesi dell’accusa e ribaltando la sentenza di primo grado che condannava gli imputati. A far discutere sono però le motivazioni della sentenza, depositate ieri.

I giudici della Corte d’Appello di Firenze scrivono infatti che i ragazzi erano tutti “certamente alticci ed euforici” in quanto “compagni di bevuta e balli allusivi” e che “apprezzabile è stata la volontà di Giulia (nome inventato) di stigmatizzare quell’iniziativa di gruppo comunque non ostacolata, volontà che si è estrinsecata in una serie di comportamenti successivi ai fatti espressione di una presa di coscienza e di un’energica reazione, con ricorso al centro antiviolenza, all’associazione Artemisia, evidentemente per rispondere a quel discutibile momento di debolezza e di fragilità che una vita non lineare come la sua avrebbe voluto censurare e rimuovere.”

Ricostruendo la serata i giudici ancora scrivono: “Tutti avevano bevuto insieme un quantitativo di shottini non particolarmente elevato e comunque imprecisato, e in fin dei conti Giulia, aveva tenuto una condotta tale da far presupporre che, se anche non sobria, era tuttavia presente a se stessa, si era mantenuta a cavallo del toro meccanico, aveva cercato al telefono l’amico che si era allontanato con la fidanzata, aveva risposto a tono a una ragazza una volta uscita dalla Fortezza, insomma nessuna condizione di menomazione poteva individuarsi rispetto agli autori del fatto”.

Ed è leggendo queste parole che i dubbi sull’equità della legge per Giulia iniziano a sorgere: possiamo davvero dire che comportamenti provocanti o un’ipotetica disponibilità della ragazza implichino totale assenso a del sesso di gruppo? O ancora, a che pro il riferimento al numero degli alcolici bevuti (peraltro non specificabile)? Sarà forse per sostenere la tesi della Corte, ovvero la “non linearità” della vita della ragazza?

Quasi raccapriccianti sono poi le parole dei giudici su come gli imputati avessero “mal interpretato” le volontà della ragazza, la quale “non aveva palesato particolare fastidio per le avances ricevute” (strusciamenti e palpeggiamenti) e si era fatta sorreggere fino all’auto, se poi, come racconta, era rimasta come “in trance”, “inerme”, “come un qualcosa in balia della corrente” mentre gli altri “effettuavano manovre invasive su di lei”.

Dato e non concesso il diritto, in ogni momento, di una donna (o di una qualsiasi persona) a sottrarsi da situazioni scomode o in cui si sente a disagio, anche se le avesse provocate, non è incredibile e pericoloso allo stesso tempo il giustificare – in qualsiasi situazione – un atto del genere?

Il precedente creato dalla Corte di appello sembra gravissimo, non solo per le motivazioni della sentenza ma anche perché configurano una differenza di attuazione della legge per soggetti “non lineari”. Non vogliamo credere che una Corte possa ritenere che vestirsi in modo alternativo, avere un atteggiamento libero nei confronti della propria sessualità, essere bisessuali o attiviste lgbt o ancor di più essere amica di uno degli imputati possa porre delle limitazioni al proprio diritto di esercitare la propria libertà. Ancor di più non vogliamo credere che l’insieme di caratteristiche sopra elencate dimostrino in qualche modo la predisposizione di una donna ad accettare una violenza fisica, provata da referti medici. Se così fosse, ad esser violato non sarebbe “solo” il corpo di una donna, ma una gran parte degli articoli fondamentali della nostra Costituzione.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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