La “guerra segreta” della Marvel Comics

02/01/2014 di Francesca R. Cicetti

Quando i fumetti sono qualcosa di più di semplici storie

Marvel Comics, Guerra Segreta

Giugno 1938 – Il campo di concentramento di Buchenwald è in funzione già da un anno, la sinagoga di Monaco è appena stata distrutta e quella di Norimberga lo sarà entro pochi giorni. Hitler ordina agli ebrei di rendere conto dei propri affari e, quasi nello stesso momento, un celebre kryptoniano compare per la prima volta sulla copertina di Action Comics. In uno sgargiante costume rosso, Superman solleva un’automobile con la facilità con cui si alzerebbe un foglio di polistirolo. L’umanità non deve più temere: un eroe è giunto a salvarla.

Supereroi, non solo sulla carta. Mai sottovalutare il potere della persuasione: non ha alcuna importanza che Superman sia solo un fumetto, anche una figura di carta può fare la sua parte quando si tratta di risollevare gli animi. Nascono così, i supereroi, per salvare il mondo. E non in senso metaforico. All’alba della Seconda Guerra Mondiale i creatori di comics prendono coscienza del fortissimo ascendente psicologico esercitato sui lettori, e creano dei paladini retti e valorosi, che si scontrano con cattivi invasori, li sconfiggono e li umiliano, esorcizzando nel pubblico la paura del nemico. Ecco allora la vera funzione dei supereroi, ecco il segreto della loro longevità. Il mondo ha costantemente bisogno di essere salvato. Non più solo dalla guerra, ma dalle mille battaglie della gente comune, dai salari bassi, dalle metro affollate, dai litigi familiari, dalla piatta quotidianità. Ed è quello che ci si aspetta da loro, in ogni momento: che salvino il mondo, che rinascano da ogni minaccia più forti e più rassicuranti di prima.

Marvel, Guerra segreta11 settembre. Ecco perché, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, negli USA gli occhi di tutti sono corsi all’industria dei comics. C’erano due sole strade che le major, Marvel e DC Comics, potevano intraprendere. La prima: eludere la faccenda. Superman vive a Metropolis, Batman a Gotham City, non è la loro città ad essere stata attaccata. Niente stupore, quindi, se la DC decide di girarsi dall’altra parte, lasciando che le sue testate prendano vie sempre più lontane dall’attualità e dalla cronaca, verso trame mistiche e fantascientifiche. La scelta della Marvel, invece, era molto più vincolata. Le Twin Towers sono appena crollate sotto lo sguardo di Spiderman, Daredevil, Ironman, Capitan America, e di decine e decine di altri supereroi che hanno sempre vissuto e operato a New York. Difficile ignorare il fatto che il World Trade Center è stato distrutto a pochi passi dalla casa di zia May, con gli aerei che sorvolavano i grattacieli di Tony Stark e dei Fantastici Quattro. Eludere l’11 settembre avrebbe tolto credibilità alla Casa delle Idee, affrontare il fatto, invece, l’avrebbe rafforzata. Ed era ciò che il pubblico si aspettava: essere rassicurato, coccolato, salvato ancora una volta. Con tutte le difficoltà del caso.

I nuovi supereroi. Dopo l’attentato alle Torri Gemelle ci fu l’invasione dell’Afghanistan, e poi l’Iraq, ma a quel punto la Marvel aveva già deciso la linea da tenere: mai più ignorare la cronaca, l’attualità, i drammi degli americani comuni. Si era addentrata quindi in un sentiero scivoloso, per tematiche e aspettative. È difficile parlare di guerra senza sminuirla, senza ridicolizzarla, rassicurando i lettori senza farli sentire parodiati: il fumetto dei supereroi, probabilmente, è uno dei pochi generi in grado di farlo. Raccoglie tutti gli elementi della cultura popolare, la mitologia, la fantascienza, il noir, l’horror e il poliziesco, e ovviamente li rimpasta con una buona dose di cronaca nera e fantapolitica. Così la Marvel si rimbocca le maniche, grazie anche alle sue punte Joe Quesada e Brian Michael Bendis, e pone le basi per riformarsi e diventare la major che conosciamo oggi. Nel 2004 esce Guerra Segreta, una saga preziosissima che vede insieme cinque protagonisti di differenti testate: Wolverine, Spiderman, Daredevil, la Vedova Nera, Capitan America, guidati da Nick Fury e dal suo S.H.I.E.L.D.. La saga di Bendis, disegnata dal nostrano Gabriele dell’Otto, diventa un manifesto programmatico della nuova Marvel Comics. Da Guerra Segreta, infatti, riparte il meccanismo della continuity, ovvero quel sistema per cui se Peter Parker lancia un vaso dal suo balcone nella propria testata, la Cosa viene colpita in testa nella propria, arrabbiandosi e venendo soccorsa da Daredevil. E così via. Le storie sono distinte, ma il background è comune.

Ma Guerra Segreta non è importante solo per questo. Il 2004 è la fine della II Guerra del Golfo e l’inizio della guerra in Iraq. Lo abbiamo detto: la Marvel non ha più intenzione di ignorare la storia del suo paese. E allora scrive una serie dove politica e complotto sono i punti cardine della trama. La trama: Nick Fury, capo dei servizi segreti dello S.H.I.E.L.D., mette insieme una squadra di supereroi per scovare un terrorista in possesso di armi di distruzione di massa, protetto dal primo ministro di uno stato nemico degli USA. C’è, nella saga, tutta l’attualità del periodo: lo “stato canaglia”, la necessità di un’azione diretta contro il terrorismo, senza alcuna mediazione (ogni riferimento all’ONU è puramente casuale), gli interrogatori e i servizi segreti. Insomma, è la storia della guerra di George Bush. Non che Bendis sia un suo sostenitore, al contrario. Non è così semplice. Questa non è una storia di propaganda bellica, è la storia di Nick Fury, l’uomo che fa da collegamento tra supereroi e governo, il conoscitore di tutti i lati oscuri dell’America. Sa tutto, del suo paese, e vuole cambiarlo in meglio, ad ogni costo. Insomma, è anche questa la storia del Sogno Americano.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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