La Grecia è salva per la terza (ed ultima?) volta

13/07/2015 di Alessandro Mauri

Il terzo piano di aiuti alla Grecia è una vittoria dei creditori sulle ambizioni di Tsipras di sconfiggere l'austerità. Ma riflette anche la miopia dei Paesi Ue per un accordo che doveva essere raggiunto ben prima

Dopo un’estenuante maratona durata praticamente tutto il week end, l’accordo per evitare l’uscita della Grecia dall’euro è stato finalmente trovato. Una soluzione che sembra soddisfare tutti, ma che fa emergere l’inadeguatezza della gestione di questa delicatissima vicenda negli ultimi 5 mesi.

Un altro ultimatum – Fino alla giornata di domenica l’esito degli incontri tra Grecia ed Eurogruppo sembrava essere caratterizzato da un nuovo ultimatum ad Atene e nessuna vera decisione. L’imprevedibilità degli esiti dei negoziati era data anche dai numerosi colpi di scena che si sono susseguiti negli ultimi mesi, con una intensificazione negli ultimi giorni: dapprima l’esito inaspettato del referendum, con la netta vittoria del No; poi il governo Tsipras che, a fronte di un così forte mandato popolare, sottopone all’Eurogruppo un piano di riforme se possibile più austero delle stesse richieste dei creditori; infine i creditori stessi che non accettano il piano perché dichiarano di non avere più fiducia nel governo della Grecia. Per questo motivo, dopo gli incontri di sabato e domenica, l’unica decisione che l’Eurogruppo era stato in grado di prendere non poteva che essere l’ennesimo ultimatum, passando nel frattempo la palla all’Euro summit dei capi di Stato e di Governo. La Grecia, nel documento che l’Eurogruppo aveva consegnato ai leader europei, aveva tempo fino a mercoledì per approvare le prime riforme e permettere così l’elaborazione di un nuovo piano di aiuti.

Le riforme necessarie – Le riforme che l’Europa chiede alla Grecia iniziano dalla quella dell’Iva, con l’abolizione degli sconti fiscali delle isole, e dalla riforma delle pensioni, con l’abolizione delle cosiddette “baby pensioni” e un ribilanciamento tra contributi versati e prestazioni erogate. Per queste due riforme cruciali – certamente necessarie per allineare la Grecia ai partner europei, nonché a rendere sostenibili il sistema fiscale e previdenziale – la richiesta dell’Eurogruppo è quella di iniziare gli iter parlamentari entro tre giorni. Per le altre riforme invece potrebbe essere concesso più tempo: si tratta di introdurre un codice di procedura civile, di dare totale indipendenza all’istituto ellenico di statistica (Elstat), creare un Consiglio che controlli i bilanci pubblici e, infine, applicare delle direttive sui salvataggi bancari che escludono la possibilità di interventi statali. Anche in questo caso si tratta di misure utili innanzitutto alla Grecia, e che avranno un impatto positivo sull’economia e sulla credibilità del sistema ellenico nel suo complesso.

Le posizioni in campo –  Le posizioni dei diversi leader europei si sono divise tra chi cercava un accordo a tutti i costi e chi invece voleva maggiori garanzie dalla Grecia, non escludendo anche una sua uscita dall’Euro. L’Italia e la Francia fanno parte del primo gruppo, preoccupate che un’uscita della Grecia dall’euro possa avere ripercussioni non solo economiche, ma anche politiche sui due paesi, con i fronti euroscettici di Marine LePen e di Salvini e Grillo già molto forti; il presidente francese Francois Hollande ha infatti affermato che il suo Paese “farà di tutto per raggiungere un accordo oggi permettendo alla Grecia di restare nella zona euro”, e ha anche invitato tutti (con palese riferimento alla Germania) ad abbandonare gli interessi nazionali e a difendere l’idea di Europa. Proprio la Germania ha guidato la schiera dei Paesi che non si fidavano più di Atene e che consideravano la possibilità di una uscita dall’Euro (Paesi Baltici, Olanda, Slovacchia, Malta, Austria, Portogallo e Finlandia). In molti di questi Stati, contrariamente a quanto avverrebbe in Italia e Francia, i rischi maggiori erano rappresentati dall’accogliere le istanze della Grecia, dal momento che i partiti facenti parti delle coalizioni di governo avevano già minacciato di non approvare un eventuale nuovo bailout della Grecia.

Il colpo di scena – Nella prima mattinata di oggi, attorno alle 8:30, è finalmente arrivata la notizia tanto attesa: l’accordo sulla Grecia è stato trovato, e lo spettro di una sua uscita dall’Euro è stato allontanato (si spera definitivamente). L’accordo prevede l’avvio delle riforme entro mercoledì e la creazione di un fondo con sede in Grecia (e non in Lussemburgo come inizialmente proposto da alcuni creditori) che avrà lo scopo di privatizzare attività pubbliche per alleggerire il debito e ricapitalizzare le banche, anche se non è ancora chiaro a quanto ammonteranno le risorse destinate a questo fondo. Inoltre i commissari della ex-Troika torneranno ad Atene a monitorare l’implementazione delle riforme. La Grecia ha chiesto un prestito ponte di circa 7 miliardi di euro, che le permetta di rimborsare i debiti in scadenza nei prossimi giorni, in attesa del piano di sostegno del Fondo salva Stati. Questo nuovo piano di aiuti dovrebbe superare gli 80 miliardi di euro, ed essere in grado di coprire tutte le esigenze della Grecia per i prossimi anni, fra cui 25 miliardi destinati alla ricapitalizzazione delle banche, stremate da settimane di pressioni sulle loro riserve di liquidità.

Alla fine del vertice, il premier greco Alexis Tsipras ha dichiarato: «abbiamo vinto sull’alleggerimento del debito e sul finanziamento a medio termine, l’accordo raggiunto all’Eurosummit permette alla Grecia di tornare a condizioni di stabilità finanziaria. Le misure di austerità previste dall’accordo saranno compensate dal piano per la crescita al quale contribuirà la Commissione europea. Ora la Grecia attuerà riforme radicali per liberarsi delle oligarchie. Il peso dei sacrifici ricadrà su coloro che non hanno pagato durante la crisi».

C’è da augurarsi che questo sia effettivamente il percorso futuro della Grecia, un percorso che doveva essere intrapreso già da molto tempo, ma che la miopia di entrambe le parti in trattativa ha a lungo impedito.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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