La Grecia ripagherà i suoi debiti (per ora)

07/04/2015 di Alessandro Mauri

La Grecia ha promesso di ripagare i debiti in scadenza il prossimo 9 aprile. Un passo importante per ottenere la nuova tranche di aiuti

Grecia, Debito

La Grecia, dopo l’incontro tra il proprio ministro dell’economia, Yanis Varoufakis,  e il direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha promesso di ripagare i debiti contratti, a partire dalla tranche del prossimo 9 aprile. La situazione si è finalmente normalizzata o dobbiamo attenderci altre sorprese?

L’incontro Grecia – Fmi – Il rimborso dei 458 milioni di euro che la Grecia si era impegnata a restituire al Fmi nei prossimi giorni è stato confermato dallo stesso Varoufakis durante il suo tour negli Stati Uniti, e in particolare nell’incontro con Lagarde, la quale incassa con soddisfazione l’impegno di Atene. Si tratta di un passo in avanti molto importante nelle lunghe e difficoltose trattative tra Grecia e i suoi debitori, con il Fmi a fare da capofila, perché permette quantomeno di guadagnare ulteriore tempo per giungere ad un accordo che consenta ad Atene di uscire da una situazione di “crisi umanitaria”, come è stata definita dal premier Tsipras, senza tuttavia scaricare i costi di questa operazione su tutti coloro che hanno prestato soldi alla Grecia, e cioè, in sostanza, i contribuenti degli altri Paesi europei. La prossima tappa sarà l’incontro con l’Eurogruppo previsto per il 24 aprile, nel quale il ministro Varoufakis si dice convinto di poter trovare un accordo definitivo con i creditori, che deve tuttavia passare per l’approvazione del pacchetto di riforme presentato da Atene.

Trattative difficili – E’ proprio questo il punto più controverso delle trattative: un primo piano di riforme è già stato considerato insufficiente da parte della Commissione Europea, per via delle indicazioni troppo vaghe e poco concrete con le quali vengono indicate le coperture per attuare le riforme previste dal governo Tsipras. In particolare vi sono riserve sulle modalità con le quali verranno implementate la riscossione delle imposte arretrate e la lotta più serrata all’evasione fiscale, nonché sulle risorse che effettivamente potranno essere ricavate da queste operazioni. Occorre inoltre far notare come la Grecia dipenda ormai totalmente dai prestiti internazionali per far fronte alle spese correnti, tanto che, in mancanza di ulteriori interventi, la liquidità in cassa ad Atene garantisce i pagamenti di stipendi solo fino alla fine del mese. Per questo motivo destano preoccupazione i continui ammiccamenti da parte di Russia e Cina, che potrebbero approfittare della rottura delle trattative per far rientrare la Grecia all’interno della propria area di influenza; una eventualità che l’Europa non può assolutamente permettersi.

Un cambio di alleanze? – Si rincorrono intanto le voci, riportate anche dal prestigioso Financial Times, secondo cui i partner europei starebbero spingendo il presidente greco, Alexis Tsipras, a cambiare le alleanze di governo, lasciando la parte più intransigente di Syriza per potersi coalizzare con la sinistra riformista del Pasok. Se queste voci fossero vere, si tratterebbe senza dubbio di una forte ingerenza nella politica interna della Grecia, ma al tempo stesso potrebbe portare Tsipras ad un netto salto di qualità. Si tratterebbe infatti di abbandonare la campagna elettorale e la parte più estrema del suo partito, le cui proposte populiste si sono dimostrate assolutamente irrealizzabili nella realtà, per dare vita ad una politica economica ed internazionale di più alto profilo. Ciò permetterebbe anche di evitare pericolose trappole nel momento in cui le riforme eventualmente concordate con l’Europa, che sicuramente non coincidono con l’iniziale programma di governo, dovranno passare il vaglio del Parlamento, e garantire una maggiore stabilità al Paese.

Nel frattempo in Spagna… – Intanto giungono notizie molto positive dalla Spagna dove, nonostante la situazione sia ancora molto lontana dall’essere normalizzata, le stime per la crescita del Pil nel 2015 sono state portate al +2,4%. Anche la disoccupazione è calata dell’1,3%, con 60 mila nuovi posti di lavoro creati da Madrid, a dimostrazione del fatto che la crisi non è infinita e che, con riforme del mercato del lavoro, della concorrenza e una migliore gestione delle risorse pubbliche, si possa avviare un percorso di crescita anche in un Paese come la Spagna, che solo qualche anno fa era stata costretta a chiedere prestiti alla Troika. Indubbiamente si tratta di un caso diverso da quello della Grecia: in Spagna gran parte delle cause della crisi erano da attribuire allo scoppio della bolla immobiliare nel Paese, che aveva condizionato pesante i bilanci bancari e quindi l’economia reale.

La trattativa tra Grecia e creditori si protrae ormai da molto tempo, e ce ne vorrà ancora prima di giungere ad un accordo definitivo, ma si tratta di una situazione molto delicata, dalla quale dipende il futuro economico (e anche i rapporti di forza) dell’Europa.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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