La Grecia e le acque inesplorate del default

21/04/2015 di Alessandro Mauri

La Grecia è di nuovo ad un passo dal fallimento, ma nessuno è in grado di prevedere quali conseguenze avrebbe il default di Atene

Grecia, Debito

La Grecia, dopo più di 5 anni, non è ancora riuscita a risollevarsi, e il rischio default è più vicino che mai. Un fallimento anche della cosiddetta Troika, le cui politiche si sono rivelate assolutamente fallimentari; eppure in altri Paesi, come Irlanda e Portogallo, avevano avuto successo.

Le riforme mancate – Nonostante il cauto ottimismo che aveva caratterizzato gli incontri tra Grecia e creditori negli scorsi mesi, il punto che non è ancora stato risolto è quello delle riforme che il Governo ellenico dovrebbe attuare in cambio degli aiuti europei di cui ha bisogno. Sin da subito era parso evidente come il pacchetto di riforme presentato in prima istanza fosse assolutamente inaccettabile da parte dei creditori, in quanto troppo vago e senza garanzie di applicazione e di risultati; tuttavia ci si aspettava che, in un tempo ragionevole, la Grecia avrebbe corretto il tiro e proposto nuovi interventi. In realtà non c’è ancora traccia di quello che Atene vorrebbe concretamente attuare per risollevare il Paese, che pure dipende totalmente dagli aiuti internazionali: anche se le voci per cui la Grecia avrebbe avuto in cassa solamente 2 miliardi di euro sono state smentite, le risorse per poter pagare stipendi e spese correnti sono senza dubbio in via di esaurimento e, senza l’intervento della Troika (o di qualche altro finanziatore), ben presto la Grecia si ritroverà nell’impossibilità di adempiere a qualsivoglia tipo di pagamento.

Il rischio contagio – Viene da chiedersi perché le stesse ricette che, pur al costo di ingenti sacrifici, hanno permesso a Paesi come l’Irlanda e il Portogallo di uscire dalla crisi, non diano gli stessi risultati in Grecia, dove da ormai 5 anni si tenta in tutti i modi di rilanciare Atene. La risposta è piuttosto semplice: il Paese non si poteva salvare sin dall’inizio, troppo grave la crisi del debito (alimentata anche da trucchi contabili che hanno a lungo nascosto il reale stato di salute delle finanze pubbliche elleniche) e troppo debole il sistema produttivo e industriale su cui si sarebbe dovuta innestare la ripresa. A questo punto sorge un’altra domanda: se non si poteva salvare la Grecia, perché tanto accanimento? Per due motivi: nella prima fase della crisi il rischio contagio verso Paesi molto deboli dal punto di vista della sostenibilità del debito (Italia e Spagna su tutti) era troppo elevato per potersi permettere il default greco. Si sarebbe innescato un processo simile a quello che seguì il fallimento di Lehmann Brothers nel 2008: se la Grecia falliva, e l’Europa non era in grado di salvare un’economia così piccola, che cosa avrebbe garantito che Italia e Spagna non avrebbero fatto la stessa fine? In seguito gli interessi sono cambiati: in questi anni, per mezzo di ristrutturazioni del debito, i creditori della Grecia non sono più le banche private, bensì i singoli paesi dell’UE (direttamente o per mezzo dei vari fondi di salvataggio), per cui un eventuale fallimento greco ricadrebbe sui bilanci degli Stati, che ovviamente tentano in tutti i modi di scongiurare questa eventualità.

Acque inesplorate – Nonostante le rassicurazioni (in parte fondate) sul fatto che ora il rischio contagio verso l’Italia sia minore che negli anni passati, lo stesso Presidente della Bce Mario Draghi ha affermato che, almeno nel breve periodo, un fallimento della Grecia porterebbe l’eurozona in “acque inesplorate“, e non è possibile fare previsioni su quello che accadrebbe. Uno scenario piuttosto preoccupante, che lascia aperte due vie: nella più ottimistica delle ipotesi, il default greco viene attutito dal Quantitative easing della Bce, che attenua le pressioni speculative sui titoli di Stato, e dalle migliori condizioni economiche e di bilancio dei Paesi più esposti. L’altra ipotesi è quella di un ritorno massiccio della speculazione e della crisi dei debiti sovrani, che eliminerebbe, in poco tempo, tutti i risultati raggiunti a costo di pesanti sacrifici, e che potrebbe portare al definitivo deterioramento delle condizioni economiche dell’intera eurozona. Per scongiurare questo scenario l’Europa dovrebbe rivoluzionare l’approccio alla crisi, e dovrebbe affrontare, finalmente, il tema della effettiva integrazione delle politiche fiscali e di bilancio all’interno dell’Unione, superando gli ostacoli nazionali. Anche in questo caso tuttavia le conseguenze non sono immediatamente valutabili, e l’unico che sembra aver capito la rischiosità di portare i negoziati alla rottura è proprio Draghi.

Quale soluzione? – Non sembra esserci una soluzione chiara e definitiva alla crisi della Grecia: qualunque strada si decida di percorrere, porta con sé diversi rischi e costi; tuttavia la strada che appare più percorribile è quella di portare avanti seriamente i negoziati, riconoscendo da un lato il fallimento delle politiche fin qui imposte dai creditori, e dall’altro la necessità di riformare seriamente il sistema economico e burocratico della Grecia. Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, e l’Italia in primis, l’unico modo per poter fronteggiare al meglio la tempesta che potrebbe scatenarsi in caso di default greco, è quello di garantire un percorso di crescita serio e sostenibile, che non si basi esclusivamente sulle favorevoli condizioni che si riscontrano in questo momento sui mercati, dal momento che il vento potrebbe cambiare direzione molto rapidamente. Solo chi sarà in grado di camminare da solo, senza l’aiuto della Bce o di altri fattori, potrà ritenersi ragionevolmente al sicuro dal rischio contagio.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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