La Germania, il terrorismo ed il rischio emulazione

26/07/2016 di Stefano Sarsale

Oltre a diffondere una psicosi sempre maggiore, i fatti delle ultime settimane ci dimostrano l'impotenza dei servizi di intelligence.

Domenica 24 Luglio, un uomo si è fatto esplodere detonando una bomba che portava nello zaino, vicino a un luogo all’aperto che in quel momento ospitava un concerto con 2.500 spettatori nella città di Anbach, nello stato federale della Baviera. L’autore dell’attentato era un rifugiato siriano di 27 anni che aveva tentato più volte il suicidio e a cui era stato rifiutato l’asilo politico in Germania un anno fa. L’unica vittima dell’esplosione è stata l’attentatore stesso, ma oltre 12 persone sono rimaste ferite a seguito della detonazione e soprattutto dagli oggetti metallici affilati che erano stati riposti nello zaino.

Poche ore prima, nella città di Reutlingen, nello stato federale del Baden-Württemberg, un altro rifugiato Siriano di 21 anni ha ucciso con un machete una donna e, nella fuga, ha ferito altre due persone che hanno tentato di fermarlo. L’uomo è stato infine fermato da un automobilista che lo ha investito con la sua auto. L’episodio non è stato classificato come terrorismo e non sono stati stabiliti legami tra l’uomo e il network jihadista internazionale.

In data 22 Luglio si è consumato il più grave dei recenti eventi. Intorno alle 16:50 un 18enne Tedesco-Iraniano ha aperto il fuoco con una pistola mod. Glock sulle persone presenti intorno a lui in un Mc Donald sito nello shopping center Olympia di Monaco di Baviera. Il bilancio finale è stato di 10 vittime e 27 feriti.  L’uomo non aveva alcun precedente penale e non era noto né alle forze di polizia né di intelligence. È stato stabilito che l’attentatore non avesse alcun legame con lo Stato Islamico (IS).

Nella tarda serata dello scorso 18 luglio, Muhammad Riyadh, un rifugiato afghano di 17 anni che viaggiava su un treno nella tratta da Treuchtlingen a Wuerzburg, nello stato federale della Baviera, ha ferito a colpi di accetta e di coltello quattro persone, due delle quali in maniera grave. Nelle ore immediatamente successive all’accaduto, L’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS), attraverso la diffusione di un video circolato tramite la Amaq News agency, affiliata con il gruppo jihadista. Va tuttavia sottolineato che nonostante a seguito della perquisizione dell’abitazione del ragazzo sia stata rinvenuta una bandiera dello Stato Islamico (IS) dipinta a mano, le autorità e i servizi di intelligence tedeschi non hanno ancora accertato un effettivo legame diretto tra l’uomo e il network jihadista.

Nonostante i fatti si siano svolti in scenari differenti, essi hanno comunque una serie di punti in comune che mettono gli esperti innanzi ad una realtà a sempre maggior elevato rischio di emulazione, e in Germania, e nel resto d’Europa. Quanto accaduto in mattinata in Francia, dove due soggetti, inneggianti allo Stato Islamico, hanno sgozzato un parroco e ferito gravemente un altro ostaggio, è una triste conferma di ciò: più tali episodi si diffondono, più alimentano se stessi.

Ne consegue come il rischio di radicalizzazione rischi di divenire un problema insormontabile per le intelligence europee. Non è possibile, infatti, etichettare come successi dell’IS solo alcuni degli episodi avvenuti. Sottolineare l’instabilità mentale di alcuni di questi soggetti come a discernerne l’azione dal legame con il Califfato, è un errore. Gli attenti in Germania, così come quello di stamane in Francia, non sarebbero esistiti se non vi fosse stata la propaganda dell’IS.  Essi rappresentano, infatti, il terreno ideale di azione del Califfato e dell’azione propagandistica e ne sono, quindi, tra i destinatari principali.  Il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Hermann, che evidenzia quanto l’episodio del 24 luglio vada inteso non come un attentato terroristico, ma piuttosto come un attacco suicida di matrice islamica, compie una distinzione, nei fatti, minimale. Questi soggetti, siano essi gravati da problemi psichici, da un fanatismo religioso o da qualsivoglia aspetto che li renda sensibili alla propaganda del Califfato, sono risultante dell’azione dello Stato Islamico e, rivendicazione o meno, non possono da esso essere divisi.

Tutti gli attentatori tedeschi, erano giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Se veramente questa è la fascia di più sensibile rispetto all’ideologia jihadista, la Germania si trova nella difficile posizione di avere accolto, negli ultimi anni, soprattutto soggetti rientranti proprio in questo target d’età. Il rischio è, nonostante un innegabilmente efficace sistema di integrazione, quale quello tedesco, che la normalizzazione di episodi di questo tipo possa richiedere un periodo considerevole. Tre dei quattro attentatori erano rifugiati. Il rischio, in una Germania già ipersensibile al tema, soprattutto dopo i fatti di Colonia, è di esacerbare, ulteriormente, il sentimento di ostilità diffusa, alimentando i movimenti xenofobi come PEGIDA.

 

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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