La Francia verso la Sesta Repubblica?

17/11/2015 di Edoardo O. Canavese

Dopo gli attentati di Parigi Hollande dichiara che la Costituzione deve essere aggiornata per far fronte alla minaccia Isis. Rafforzamento dei poteri del presidente ed estensione del periodo di emergenza saranno i primi oggetti di discussione. Ecco come cambia la fisionomia istituzionale dopo il venerdì di sangue.

Hollande, Francia

Quella dello Stato Islamico e dei suoi ambasciatori di morte è una lotta non contro una religione, ma contro i valori formulati per la prima volta in Francia, libertà e diritti dell’uomo. Lo ha affermato François Hollande durante il suo discorso di Versailles, al cospetto di deputati e senatori riuniti in solenne silenzio. Il presidente ha escluso che si tratti di uno scontro di civiltà, che contrapponga occidente laico all’Islam integralista, ma ha fugato ogni dubbio circa lo stato di guerra in cui vige da venerdì sera il paese, rincarando la carica patetica e politica sentenziando come si tratti di un conflitto tra europei e terroristi, anche francesi. Formula che dilata il campo della responsabilità politica di fronte ai fatti di Parigi a tutta l’Unione di Bruxelles, rendendo coscienti i transalpini di un reale conflitto intestino serpeggiante tra loro.  Il premier francese Valls, con disarmante freddezza, prepara i cittadini suoi ed europei a nuovi attacchi; Hollande invece apparecchia il Parlamento per la modifica della Costituzione in chiave anti – Isis.

Sembra che i terroristi dello Stato Islamico abbiano centrato un importante obiettivo: sconvolgere l’ordine politico ed istituzionale del nemico occidentale. La Carta fondamentale, ha infatti sostenuto Hollande a Versailles, deve essere aggiornata alle nuove minacce che incombono. Il periodo dello stato d’emergenza nel quale la Francia già si trova potrà essere prolungato fino a tre mesi, previo modifica dell’articolo 36 della Costituzione, per il quale sono solo 12 i giorni d’urgenza nazionale. Mercoledì l’articolo 16, che si occupa dei poteri del Capo dello Stato in caso di minaccia per “le istituzioni, l’indipendenza della nazione, l’integrità del territorio”, sarà anch’esso ridiscusso e potrà portare ad un rafforzamento dei diritti del presidente della Repubblica in situazione d’emergenza nazionale. Gli articoli 16 e 36 non hanno mai subito modificazione dalla nascita della Settima Costituzione, redatta sotto l’egida di Charles De Gaulle nel 1958. I fatti del Bataclan, dello Stade de France e del X e XI arrondissement potrebbero portare la Repubblica francese ad una nuova fase istituzionale.

Ad ogni fase repubblicana francese è sempre corrisposta la redazione di una nuova Costituzione. Non basterebbe, ovviamente, la modifica di due articoli per poter parlare di Sesta Repubblica, e l’articolo di questo articolo vuole essere una provocazione per rendere con forza l’idea dell’impatto che il terrorismo dell’IS può avere sul panorama istituzionale europeo. Certo la Francia viaggia verso un nuovo assetto capace di rafforzare ulteriormente la figura del presidente e di intensificare la difesa dei propri cittadini contro la minaccia, riconosciuta come quotidiana, di un nuovo terrorismo cui nemmeno i servizi segreti sembrano ancora pronti a fare i conti. Una Repubblica più autorevole e più sospettosa, che sostenga l’opera degli inquirenti in materia terroristica con il più valido supporto, perquisizioni senza mandato, pene intensificate, ridiscussione delle norme di legittima difesa dei poliziotti, utilizzo del braccialetto elettronico per i sospetti, cancellazione della cittadinanza francese per i condannati, espulsione più rapida per chi mette in pericolo la nazione. Una mutazione istituzionale dettata dagli attentati che risponde anche ad esigenze elettorali.

Le elezioni presidenziali sono ancora lontane, 2017, tuttavia l’anno venturo sarà tutto dedicato alla campagna elettorale che opporrà a Hollande il vincitore delle ultime amministrative, Sarkozy, e Marine Le Pen. Centrodestra e destra estrema si preparano a contendere lo scettro del potere nelle mani di un presidente, Hollande, il cui fallimento in materia di intelligence dopo la strage di Charlie Hebdo e la gestione dell’emergenza nell’immediato mettono sul banco degli imputati. Il Capo dello Stato gioca la carta del pugno di ferro istituzionalizzato non solo per salvaguardare la cittadinanza da nuovi episodi terroristici, ma anche per blindare e rafforzare un elettorato sconvolto da tritolo e proiettili. Il messaggio di Versailles chiarisce che il tema della sicurezza nazionale non è né repubblicano, né nazionalista, né socialista, ma di tutti, e non è un caso che le proposte di Hollande riprendano quelle avanzate nel 2007 durante la presidenza Sarkozy.  Il quale, come il tatticismo politico insegna, ostenta scetticismo, asserendo come la Costituzione già contenga gli anticorpi per osteggiare Isis. Intanto il presidente e Valls rischiano di portare a casa un clamoroso e paradossale risultato a margine delle stragi parigine: fine dell’austerity europea, per finanziare liberamente la sicurezza nazionale. Vittoria amarissima.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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