La follia: tra teorie letterarie e celle d’isolamento

15/01/2015 di Ginevra Montanari

La follia, tema universale e onnipresente da che si ha memoria, si presta a molteplici chiavi di lettura; e molte di queste probabilmente non sono ancora state individuate

Pazzia

Il diverso ha sempre incuriosito. Spaventa, non lo si riesce a comprendere; se non si conosce sembra costituire un pericolo, e l’unica soluzione plausibile diventa il rigetto, la negazione di ciò che è estraneo. Ancora oggi si cerca una spiegazione per tutto ciò che non ha una logica. La follia, tema universale e onnipresente da che si ha memoria, si presta a molteplici chiavi di lettura; e molte di queste probabilmente non sono ancora state individuate. Risulta difficile, quindi, se non impossibile, riuscire a trovare una definizione univoca e completa di una dimensione tanto misteriosa quanto affascinante.

Non è solo uno stato permanente, a volte si manifesta in seguito ad un evento scatenante, probabilmente molto forte o traumatico. E il più delle volte, nella vita di ogni giorno, è proprio così che riconosciamo la follia; come nel canto XXIV de L’Orlando Furioso: il protagonista scopre il tradimento della sua amata, Angelica, ma cerca di auto ingannarsi, arrivando a negare l’evidenza pur di ritardare le pene d’amore; dopo l’ennesima conferma – la fatidica goccia che fa traboccare il vaso – la rabbia si trasforma in pazzia, e Orlando diviene “il furioso”. In questo caso sono la gelosia, la delusione per un affetto non corrisposto, a scatenare un’instabilità emotiva. Ariosto, infatti, chiama follia quelle forze insite in ognuno di noi che non ci è dato controllare, che non dipendono dalla nostra volontà.

C’è chi ha dedicato alla follia un intero, grandioso, lavoro, datato 1511: Elogio della follia; Erasmo da Rotterdam arriva a creare un mondo intriso di pazzia fino all’ultima goccia, ma una pazzia in senso positivo, intesa come forza vitale della vita, dell’uomo, e grazie alla quale è possibile alienarsi. In pratica, senza quella follia che ci contraddistingue, il mondo apparirebbe più insopportabile e invivibile del normale. La sua visione è molto interessante, perché sono stolti non i folli, ma quelli che cercano di non esserlo, o che non riconoscono nella follia la chiave stessa della felicità. Il pazzo è più saggio di qualsiasi saggio, perché non si accontenta mai di ciò che ha, ma è sempre alla ricerca di qualcosa, è un continuo sognatore. Tuttavia, anche qui si nasconde un approccio sostanzialmente negativo dell’esistenza: la vita non è bella in quanto tale, ma solo quando velata di illusioni. In questo, Erasmo non è poi così diverso da Leopardi – noto per il suo scarso ottimismo – il quale individuava nella natura l’unica vera fonte di felicità: è proprio la natura a fornire quelle illusioni che ci permettono di vivere serenamente; più ci si allontana da essa, più in fretta si andrà incontro all’inesorabile distruzione umana.

Seguendo la stessa linea filosofica, troviamo Rabelais, che nel suo Gargantua e Pantagruel, eleva a veri sapienti coloro definiti “folli”: affetti da amnesia perenne di se stessi, sono ormai liberi dalla prigionia del “reale” percepita dai comuni normali, e possono cercare soluzioni in modo del tutto trascendentale. Facendo un salto temporale troviamo lo storico novecentesco Georges Minois; questi dà una definizione più obiettiva della follia, riconoscendo entrambi i lati della medaglia: nella Storia del riso e della derisione, scrive “duplice era l’atteggiamento nei confronti della follia: essa poteva infatti essere considerata possessione divina o diabolica” e, ancora oggi, è decisamente difficile riuscire a distinguere tra le due, metaforicamente parlando.

Se, da una parte, la follia stimola creatività, novità e ingegno, o può costituire un innocente strumento di evasione e divertimento, dall’altra si riflette in casi psichiatrici, e può causare danni a dir poco terrificanti. Non c’è bisogno di ricordare le molteplici tragedie umane perpetrate da veri e propri folli, verso gli altri e verso loro stessi. Si nasce totalmente folli dal principio, o si diventa? Probabilmente è ragionevole pensare che siano giuste entrambe le tesi. E le cause della pazzia possono essere svariate. Dalla genetica, alla più lieve insoddisfazione, alla noia, fino all’aver avuto una madre alcolista: molti studiosi pensano che in gravidanza questa sia la maggior causa di instabilità mentale infantile; non a caso, tra i più famosi psicopatici e assassini seriali, troviamo individui con madri dipendenti da sostanze nocive per il feto. Nonostante tutto, non possiamo che prendere la follia e le sue conseguenze col pacchetto completo. E sperare per il meglio.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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