La flat tax torna di moda

25/06/2015 di Federico Nascimben

Forza Italia e soprattutto Lega Nord hanno riproposto la flat tax. Analizziamo i due progetti, assieme ai pregi e i difetti di un sistema fiscale così concepito

Il 12 giugno la Lega Nord ha depositato alla Camera la sua proposta di legge sulla flat tax. Una proposta presente all’interno del dibattito fiscale italiano almeno da vent’anni che recentemente è tornata ad essere di moda e, soprattutto, politicamente molto appealing per un elettorato sempre più fiaccato da continui aumenti di tasse e gabelle.

Che cos’è la flat tax

La flat tax (letteralmente, in italiano, tassa piatta) prevede un sistema fiscale proporzionale ad aliquota unica (o meglio: ad un tasso marginale costante) per il reddito di persone fisiche e/o d’impresa. Questo nella sua accezione pura, dato che molte implementazioni teoriche e pratiche prevedono detrazioni ed esenzioni per rendere l’imposta progressiva o regressiva, spesso unite anche ad una no tax area.

L’ideatore della flat tax fu il premio Nobel americano Milton Friedman, mentre il suo sviluppo si deve ad Alvin Rabushka e Robert Hall. Gli Stati che adottano tale sistema di tassazione (in un’accezione ampia) oggi sono circa una quarantina, la maggior parte dei quali provenienti dalla disciolta URSS.

In Italia, ad esempio, l’Imposta sul REddito delle Società (IRES, che dal 2004 ha sostituito l’IRPEG) prevede un’imposta ad aliquota unica e proporzionale attualmente al 27,5%.

Stati che adottano la flat tax. Fonte: Wikipedia, versione inglese.
Stati che adottano la flat tax.
Fonte: Wikipedia, versione inglese.

La flat tax (e sue varianti) negli anni recenti

Inizialmente fu Silvio Berlusconi a proporre nel 1994 un’aliquota unica Irpef al 33%, ma poi firmando il noto “contratto con gli italiani” da Bruno Vespa nel 2001 le aliquote divennero due (al 23% sotto i 200 milioni di lire e al 33% sopra tale soglia); poi vennero riconfermate nel 2013 abbassando la soglia a 40 mila euro. Nel mezzo le aliquote proposte diventarono prima tre (23, 33 e 39%) e poi quattro (23, 33, 39 e 43%), per poi tornare ad essere, infine, una e piatta al 20% il 5 dicembre 2014.

La Lega Nord di Matteo Salvini ha inizialmente ripreso l’idea originaria del Cavaliere proponendo, il 13 dicembre, una flat tax al 15% e deduzioni di 3.000 euro per ogni contribuente e familiare a carico. Tre mesi prima, però, la proposta era diversa, in quanto l’aliquota unica era fissata al 20%.

Infine, nel 2005 i Radicali proposero una flat tax al 20% e così fece anche La Destra nel 2008.

La proposta della Lega Nord e di Forza Italia

Come accennato, la versione definitiva presentata dalla Lega Nord prevede una flat tax al 15% con 3.000 euro di deduzione per ogni contribuente e ogni familiare a carico se il reddito familiare va da 0 a 35.000 euro, mentre la deduzione al contribuente viene meno per i redditi da 35.000 a 50.000 euro. Oltre i 50.000 non vi è nessuna deduzione.

La proposta contiene però anche un’importante precisazione: “possono essere ottenuti effetti redistributivi maggiori o minori fissando in modo differente i parametri aliquota/deduzione a parità di gettito stimato, in tal caso la regola è che ad aliquota più alta deve corrispondere deduzione più alta (con conseguente maggiore progressività) e viceversa. […] La scelta della combinazione ottimale di aliquota con deduzione può essere tranquillamente oggetto di discussione tenendo presente che maggiore il livello di aliquota e deduzione e maggiore la necessità di recupero di elusione/evasione “verso l’alto” mentre un’aliquota bassa con bassa deduzione si presta ad un recupero di gettito sia da parte dei redditi elevati ma anche su redditi bassi che spesso sono oggetto di evasione, indipendentemente dalla “ricchezza” del percettore. In caso di scelta di un sistema con bassa aliquota e deduzione (come nel nostro esempio del 15%) è possibile prevedere una clausola di salvaguardia che permetta al percettore di reddito basso di mantenere la tassazione attuale se ritenuta più conveniente”.

Secondo i calcoli effettuati su lavoce.info da Daveri e Danielli l’ultima versione della tassa piatta leghista comporterebbe un mancato gettito per lo Stato pari a 40 miliardi di euro (rispetto ai 100 della prima proposta) ai quali andrebbero a sommarsi i 35 miliardi di mancata IRAP, di cui si prevede l’abolizione, facendo aumentare il conto a 75 miliardi di euro (che scenderebbero a 70,5 con un aumento di base contributiva dovuta ad emersione). Secondo i proponenti i 40 miliardi mancanti sarebbero compensati da 20 miliardi di gettito derivante del sommerso (stimando un’emersione del 40%); 10 miliardi derivanti da maggiori incassi Iva e accise a seguito della spinta sui consumi; per i restanti 10 miliardi si prevedono varie misure.

La proposta di Forzista prevede invece una flat tax al 20% con una no tax area per i redditi fino a 13.000 euro annui. Sempre secondo i calcoli fatti su lavoce.info questa provocherebbe un mancato gettito di 95 miliardi di euro (che scenderebbero a 89 con un aumento di base contributiva dovuta ad emersione).

Vantaggi e svantaggi, in sintesi

(Si segnalano per approfondimenti due testi di Dario Stevanato, professore di diritto tributario all’Università di Trieste)

Il primo e più importante vantaggio della flat tax è dato senza ombra di dubbio dall’enorme semplificazione in quanto verrebbero contemporaneamente eliminate tutte le deduzioni, detrazioni e tax expenditure, che soprattutto nel caso italiano erodono fortemente la base imponibile. Inoltre vi sarebbe una altrettanto importante emersione di redditi evasi e di lavoro nero che produrrebbero un incremento compensativo di gettito attraverso una maggiore compliance e convenienza a lavorare e investire in attività produttive (anche se il quantum dipende da molti fattori). Infine vi sarebbe una maggiore equità orizzontale fra le diverse tipologie di reddito.

La flat tax non sarebbe neppure in contrasto con l’art. 53 della nostra Costituzione e con il principio di progressività lì stabilito, in quanto questa richiede che il sistema sia ispirato a tali principi e la tassa piatta li realizza attraverso la c.d. progressività per detrazione o deduzione (soprattutto nel caso leghista, ma come illustrato nelle slide di Stevanato vi sono diverse modalità per raggiungere la progressività del sistema).

Diverse sono le critiche che vengono fatte alla flat tax. Partendo dal dato storico, i Paesi che l’hanno adottata, ad esclusione del caso della Russia nel 2001, non sono paragonabili all’Italia, in quanto o sono di dimensioni ridotte o sono paradisi fiscali o lo status giuridico è “incerto” o provengono dalla disciolta URSS (molto lontane dall’essere economie mature, quindi). Molto spesso però le necessità che spingono all’adozione della tassa piatta sono date dalla concorrenza fiscale al ribasso di Stati vicini, da un forte tasso di evasione e da un’economia sommersa ampia. In ogni caso la flat tax tende a sfavorire l’equità verticale in quanto avvantaggia i titolari di redditi più elevati che sopportano la maggior parte del carico fiscale; così come concepita nelle due proposte non è assolutamente in grado di autofinanziarsi e sarebbe a rischio bocciatura da parte della Ue; vi è il rischio che il maggior reddito disponibile vada a finire in maggiori consumi (non necessari) invece che in investimenti produttivi.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus