La finale di Champions League: un dominio tedesco simbolo di un sistema che funziona

24/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

Domani sera al Wembley Stadium di Londra si svolgerà la 58ma finale di Champions League, la 21ma con la formula attuale. Ad affrontarsi sul prato inglese vi saranno il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco. E’ la prima volta di una finale tutta tedesca e la quarta (comprendendo la vecchia formula della Coppa dei Campioni) per due squadre della stessa nazione. E’ uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo, sicuramente quello più rilevante a livello Europeo.

Logo finale Champions
Anche quest’anno è arrivato il tempo della finale di Champions League

La stagione esaltante del Bayern – La finale tutta tedesca è figlia di due cavalcate ben diverse: trionfale quella del Bayern, che ha praticamente dominato qualsiasi fase della competizione. Tra i quarti di finale con la Juventus e la semifinale contro il Barcellona, i bavaresi hanno segnato 11 reti e non ne hanno subita nessuna. Un risultato incredibile, soprattutto alla luce del fatto che sono state affrontate due squadre non propriamente secondarie a livello europeo. Il Barcellona, in particolare, ha dominato gli ultimi tempi, vincendo ben 4 edizioni della Champions negli ultimi 6 anni sotto la guida di Josip Guardiola, che, non a caso, sarà il prossimo allenatore dei bavaresi, dopo la fine dell’esperienza quest’anno trionfale di Jupp Heynckes. Il Bayern infatti quest’anno ha anche vinto il campionato tedesco con il distacco monstre di 25 punti proprio dal Borussia, ed è in finale di Coppa di Germania, dove affronterà il primo giugno lo Stoccarda. Insomma, in Baviera c’è la possibilità di festeggiare uno storico triplete.

La cavalcata del Borussia – Il Borussia Dortmund invece ha avuto vita ben meno facile. La squadra di Jurgen Klopp è arrivata seconda in Bundesliga, senza mai dar l’impressione di poter mettere in dubbio il dominio del Bayern. In Champions, dopo aver vinto senza sconfitte un girone difficile dove affrontava un gigante come il Real Madrid di Mourinho, la squadra della Westfalia ha avuto ben più difficoltà nella fase a eliminazione diretta; in particolare nei quarti di finale, quando la qualificazione contro il Malaga si è risolta solo nel finale, grazie a due gol molto contestati. Anche in semifinale, nel revival dei gironi con il Real, le emozioni non sono mancate: dopo il trionfo per 4-1 al Westfalenstadion (stadio molto caro ai tifosi italiani, quale teatro della semifinale dei mondiali del 2006), la formazione madridista è riuscita a vincere 2-0 in terra spagnola, non senza aver cercato fino all’ultimo il gol che avrebbe consentito a Mou di raggiungere l’ennesima finale  europea.

I giallo-neri e un’assenza importante – Il problema principale per i giallo-neri sarà l’assenza di Mario Götze, giovanissima stella del calcio tedesco (classe ’92) proveniente dalle giovanili di casa. E’ stato un colpo per gli appassionati, ma si è anche evitato uno scomodo “conflitto di interesse”: il Bayern ha infatti dichiarato da poche settimane di aver versato la clausola rescissoria di 37 milioni di euro per il cartellino del ragazzino terribile: uno scippo che i tifosi del Borussia faticheranno a digerire. Eppure gli appassionati di calcio tedesco giurano che la sua assenza non sarà decisiva: in primis per la presenza di un ottimo giocatore come Großkreutz a prendere il suo posto (altro talento di casa, tra l’altro). In secondo luogo perché alla squadra non mancano leader tecnici e carismatici, come Marco Reus e il polacco Robert Lewandowski, vera e propria rivelazione a suon di gol della stagione: il poker contro il Real è ancora negli occhi e nei cuori dei tifosi. Inutile dire che si tratta di uno dei bomber più richiesti (e più cari) del mercato estivo.

Il Bayern al suo meglio – Il Bayern dal canto suo si presenterà con la formazione tipo: una squadra fortissima fisicamente ed estremamente quadrata, ma dai talenti tecnici inesauribili. Franck Ribéry e Arjen Robben sono calciatori che col pallone possono fare quel che vogliono, ma anche giocatori “solidi” come Schweinsteiger e Muller hanno le caratteristiche del calciatore “totale”, forte di muscoli e forte di piedi. Ai bavaresi poi le motivazioni non mancano affatto: è la terza volta che arrivano in finale negli ultimi quattro anni, dopo aver perso le ultime due. I tifosi interisti ricorderanno bene la prima, che regalò loro lo storico triplete. La seconda è sicuramente ricordata meglio dagli stessi bavaresi, e con molta amarezza. All’Allianz Arena di Monaco, in casa insomma, il Bayern è stato sconfitto ai rigori dallo sfavoritissimo Chelsea di Di Matteo. Probabilmente colpa dell’emozione di casa, ma si tratta di un evento che tutti, dalla società ai tifosi, si vogliono lasciare alle spalle nel miglior modo possibile.

Germania Über Alles – Si prospetta dunque una finale spumeggiante, tra due squadre che giocano un calcio totale, fisico e tecnico allo stesso tempo, basato su un pressing costante e su ripartenze fulminee nel caso del Borussia, su una vera e propria “morsa” in tutte le parti del campo e su un palleggio praticamente inarrestabile in casa Bayern. Ma soprattutto è una finale giocata tra due compagini strapiene di talenti tedeschi, formatisi nei vivai delle stesse due squadre: ben 26 in tutto tra le due rose. Merito dei programmi della DFB, la federazione calcistica tedesca, lanciati nel 2003 dopo gli insuccessi e l’invecchiamento medio degli ultimi anni ’90. E’ stata creata una vera e propria rete in tutto il paese con lo scopo di individuare i migliori giovani talenti e farli crescere dal punto di vista tecnico e tattico. Il territorio tedesco è stato suddiviso in 366 aree, dove 1000 tecnici part time della federazione hanno selezionato bambini tra gli 8 e i 14 anni, allenandoli secondo programmi specifici per la loro età. Al sistema ormai non sfugge un talento, ed il risultato è una nazione che, senza gli incentivi tributari spagnoli e le spese folli dei magnati stranieri in Inghilterra, domani certificherà di essere al top del calcio europeo.

Allianz Arena
L’Allianz Arena, futuristico stadio di Monaco

Il modello Bayern – Lo stesso Bayern, di gran lunga la squadra economicamente più forte della nazione, deve molti dei suoi successi a una gestione economica oculata e a sistemi di finanziamento innovativi (tra cui una quota di azionariato popolare). Questa è impreziosita dallo stadio di proprietà (uno dei più moderni del mondo), che crea introiti enormi grazie alle attività che vi si trovano: ristoranti, musei, negozi di merchandising e altro ne fanno un vero e proprio luna park del calcio che da solidità alla gestione.

Un esempio da seguire – E’ un tipico esempio, macroscopico nella sua visibilità mediatica, delle capacità di gestione che hanno regalato alla Germania uno dei periodi più prosperi della sua storia. Senza falsa retorica, è un esempio che l’Italia (dove il calcio riesce a sprecare cifre immense in acquisti costosi e poco performanti) dovrebbe tenere in considerazione, se vuole riuscire a rimanere al top al livello mondiale: certo, ci si riferisce in primis al calcio, ma non solo…

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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