La dolcezza dell’oblio

23/07/2015 di Isabella Iagrosso

L'oblio sembra perciò una forma di adattamento della nostra mente, che abbiamo evoluto come contraltare della memoria. Ma perchè?

Oblio

 

Quanti ormai si sforzano a memorizzare nuovi numeri telefonici? Indirizzi, codici, liste, appuntamenti, c’è una app per tutto. E se non ci ricordiamo un particolare evento, se abbiamo un dubbio in ambito storico, medico, fisico, economico, e così via, internet ce lo risolve senza dover ricorrere ad uno sforzo eccessivo. Ecco cos’è la rete: l’hard-disk esterno a cui deleghiamo molteplici compiti legati alla memoria. Anche prima del suo arrivo non potevamo memorizzare tutto, ma contavamo sulla memoria condivisa con le persone che ci circondavano (genitori, amici, esperti), mentre, ci ricorda Clive Thompson, lo scrittore del saggio ‘Smarter than you think: how technology is changing our minds for the better’, che ora “siamo diventati più bravi a ricordare dove trovare qualcosa su internet, che l’informazione in sè”. Sembrerebbe una sorta di adattamento evoluzionistico dovuto al sovraccarico informativo a cui il nostro cervello è sottoposto ultimamente: in questo modo ricordiamo meglio, ma non riusciamo a dimenticare niente. Per quanto positivo possa apparire, studi recenti invece dimostrano che dimenticare non solo sia inevitabile, ma faccia anche bene.

Il cervello, spiegano gli scienziati, è un sistema con enormi capacità, tanto da poter considerare la memoria a lungo termine illimitata. Sono l’ippocampo e altre regioni del lobo temporale che trasformano i ricordi a breve in memorie a lungo termine, spesso con l’aiuto dell’amigdala. Gli stessi contribuiscono anche a creare la cosiddetta memoria “di lavoro”, per il consolidamento o la dimenticanza.

Un tempo si pensava che i ricordi consolidati mano a mano scomparissero e che fosse impossibile richiamarli. Lo stesso Freud riteneva che i pensieri spiacevoli fossero inconsciamente rimossi da meccanismi profondi del cervello, considerando dunque la dimenticanza un fattore negativo. In realtà, spiega Stefano Cappa, capo dell’unità neuroscienze cognitive dell’Ospedale San Raffaele di Milano, i meccanismi di oblio sono come l’altra faccia della medaglia, altrettanto importanti per il funzionamento del tutto. Si è scoperto infatti che dimenticare è un meccanismo attivo, come avere una scrivania piena di documenti, bisogna eliminarne alcuni, altrimenti non si può fare spazio ad altri importanti.

Come si comporta quindi il nostro cervello in questa attività? In modo molto selettivo. Vi sono alcuni ricordi, neutri, che se ci sforziamo possiamo gestire a nostro piacimento. Più difficile invece tentare con quelli carichi di sentimenti ed emozioni. In quel caso la nostra memoria agisce automaticamente. Se chiediamo infatti ad un gruppo di persone di riportare alla luce tutti i fatti della loro vita, saranno quasi tutti positivi, significa che i ricordi negativi sono stati cancellati. A dimostrare quanto sia controproducente ricordare tutto, ci viene incontro il caso degli ipertimesici, persone che sanno dire con esattezza dov’erano e cosa hanno fatto un determinato giorno qualsiasi. Per loro, ricordare tutto può essere un peso. Talmente tanto che uno di loro è arrivato ad un gesto tanto bizzarro quanto disperato: scrivere su un foglio una lista di ricordi e bruciarlo, nella speranza di cancellarli anche dalla propria mente. Sull’altro versante, esistono anche persone non affette da questa sindrome, ma che hanno vissuto eventi così traumatici da non potersene liberare. Ad esempio sono coloro affetti da disturbo post traumatico da stress (ptsd), come i soldati, vittime di attentati, e così via.

L‘oblio sembra perciò una forma di adattamento della nostra mente, che abbiamo evoluto come contraltare della memoria. Ma perchè? La spiegazione biologica è che cercare di non pensare ad eventi spiacevoli è faticoso, quindi la dimenticanza si pone come mezzo di risparmio di energie preziose. Mai più adatta sembrò la frase di Khalil Gibran, “l’oblio è un forma di libertà.”

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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