La disoccupazione, ma quella a lungo termine

14/04/2015 di Federico Nascimben

Secondo un rapporto della Commissione europea il tasso di disoccupazione a lungo termine ha registrato il maggior calo dal 2009. Ma non in Italia

Disoccupazione – La Commissione europea ha pubblicato ieri il suo rapporto trimestrale sull’occupazione e la situazione sociale. Di tale rapporto, però, si vuole sottolineare una questione che il più delle volte rimane in sottofondo: il tasso di disoccupazione a lungo termine (o di lungo periodo), che rappresenta il numero di persone che non lavorano e che cercano attivamente un’occupazione da un anno o più.

Nel terzo quadrimestre del 2014, infatti, nei Paesi Ue, la disoccupazione a lungo termine è calata dell0 0,2% su base annuale, facendo registrare il miglior risultato dal 2009 e, collocandosi al 4,9%, è tornata a scendere sotto la soglia del 5% per la prima volta dal 2012. In controtendenza rispetto al clima di generale miglioramento, vi sono però (in ordine crescente) Francia, Belgio, Italia e Cipro. Il nostro Paese, quindi, con un incremento dello 0,9%, registra una delle peggiori performance.

Nel complesso gli Stati con il tasso di disoccupazione a lungo termine più elevato sono: Grecia (19%), Spagna (12.6%), Croazia (9.7%), Slovacchia (9%), Portogallo (8%), Italia (7.4%) e Cipro (7.8%). Mentre Atene conserva anche la prima posizione per quanto riguarda la quota di disoccupati a lungo termine (75,4%) sul totale dei disoccupati; secondo l’Istat, invece, a fine 2013, nel nostro Paese tale valore raggiungeva il 56,9%.

Il tasso di disoccupazione di lungo periodo è un indicatore molto importante per misurare la qualità di un mercato del lavoro, dato che maggiore è il tempo che le persone passano a cercare lavoro senza riuscire a trovare una nuova occupazione, minore è l’efficacia dei sistemi di ricollocamento e formazione. Ma minore è anche lo stato di salute di un’economia, della sua competitività e la capacità che questa ha di creare posti di lavoro aggiuntivi (al netto delle cessazioni).

La strada da percorrere è quindi molto lunga, ed il decreto attuativo del jobs act che andrà a creare la nuova Agenzia nazionale per l’occupazione – partecipata da Stato, Regioni e province autonome che avrà competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e NAspi – deve fare ancora molta strada, viste le basi di partenza.

P.S.: L’ennesima controprova dello stato in cui versa il nostro sistema di intermediazione di domanda e offerta di lavoro ci viene da un articolo di Fabio Savelli sul Corriere, in cui si parla di Garanzia Giovani: a quasi un anno di distanza dall’avvio del programma che metteva a disposizione 1,5 miliardi di euro, i 500.000 iscritti hanno ricevuto appena 70.000 offerte, la maggior parte delle quali erano già presenti nei siti delle Agenzie e del Ministero. Oltre la metà degli iscritti, invece, non ha neppure fatto il primo colloquio conoscitivo.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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