La disintossicazione dal dolore: noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

31/01/2015 di Alessia Caponi

“Non sapevo più perché avevo paura di morire. Di morire da sola. I bucomani muoiono da soli. La maggior parte in un cesso puzzolente. Ed io volevo morire. In realtà non aspettavo niente altro che quello. Non sapevo perché ero al mondo. Anche prima non lo avevo mai saputo con esattezza.”

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

 Christiane ha dodici anni ed è una ragazza normale con i soliti problemi che la sua età comporta. Un giorno , per noia, prova a fumare hashish e da lì scivola spedita nella tana del Bianconiglio: una tana che nasconde il grande balzo all’ eroina. Bucarsi e diventare una tossicodipendente sembrano per lei i maggiori successi di una vita scialba e monotona e, pur di procurarsi la dose giornaliera, si getta a capofitto nella prostituzione e nei piccoli furti. Il libro-documentario “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” è stato estrapolato dalle conversazioni di Christiane con Kai Hermann e Horst Rieck, giornalisti dello “Stern” . Pubblicato nel 1978, come denuncia del degrado sociale in atto in quegli anni a Berlino, questo libro si consacra a best-seller in poche settimane.

Il carattere autobiografico del romazo scadenza le pagine con note inquietanti e ansiolitiche, trascinando il lettore nello spirale di disperazione tipico della vita di Chirstiane, senza poterne riemergere. “I ragazzi dello zoo di Berlino” trasporta con sè una consapevolezza inedita e del tutto demoralizzante; abbandonando il lettore a considerazioni brusche e senza ombra di positività.

Il personaggio di Christiane attira su di sé un’attenzione particolare: nell’incipit del romanzo ha una vaga accezione del mondo ed una scarsa considerazione delle sue azioni. E sono proprio le sue azioni sconsiderate a portarla in una condizione di vita misera e degradante. La sua persona dona l’impalpabile impressione che ci sia un’ amore reverenziale nei confronti della morte, unica certezza dei suoi implacabili giorni.

Chirstiane percepisce le relazioni con gli altri come un sentimento univoco: lei dona amore senza ricevere nulla in cambio. L’eroina diviene il veicolo per arrivare all’inconsapevolezza del suo corpo e alla non curanza verso quel mondo che tanto la annoia. L’ancora di salvezza a cui sceglie raramente di aggrapparsi è esplicitata nella figura vacua di una madre un po’ troppo svampita e poco abituata a imporre delle regole salvavita, tanto da non riuscire a prendere di petto il problema della figlia, ignorando la dipendenza che ne attanaglia l’essenza.

“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” è la metafora di come la dipendenza fisica sia lo specchio di un più grave annichilimento mentale, frutto di vite disagiate e senza scopi ultimi. Chrstiane F. è la voce spezzata di una generazione che vive al limite del dolore e della dipendenza, senza nulla per cui valga la pena riemergere dal torpore. I ragazzi dello zoo di Berlino sono animali da circo rinchiusi nella gabbia della tossicodipendenza, in un caleidoscopio di grandi piccoli orrori. I ragazzi dello zoo di Berlino sono vite spezzate dietro le porte chiuse di case popolari che non hanno suoni o colori. “noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” è il libro per cui non dormirete la notte.

Stay reader, stay tuned.

 

 

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Alessia Caponi

Alessia Caponi. nasce a Roma nel 1993 e si diploma al liceo linguistico "Vincenzo Arangio Ruiz" nel 2012. Attualmente iscritta al corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione presso l'università " Sapienza".la lettura è la passione segreta delle sue notti insonni, ha deciso, cosi, di amarli incondizionatamente.
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