La Dichiarazione italiana dei diritti in Internet. Un esempio virtuoso?

10/08/2015 di Lucio Todisco

Un anno di lavoro tra studi, dibattiti e consultazioni ha portato, il 28 luglio, alla presentazione pubblica della Dichiarazione dei diritti in Internet, promossa dalla Presidenza della Camera dei Deputati. Le intenzioni sono le migliori, ma smuoverà davvero qualcosa?

Il 28 luglio, dopo un anno di lavoro, è stata presentata la Dichiarazione dei diritti di Internet, promossa dalla Presidenza della Camera dei Deputati. La carta ha come intento quello di accendere i riflettori sul tema dei diritti e doveri nella rete, ci pone di fronte al tema attuale e sempre foriero di dibattiti, anche aspri, sulla gestione e garanzia dei libertà individuali nel web, una sfida non facile per i governi, ed un tema complesso per le imprese e per i cittadini.

Il testo – Come dichiarato dal Presidente della Camera Laura Boldrini, la Dichiarazione è la prima nel suo genere. Il testo è costituito da 14 articoli ed un Preambolo nel quale viene definito lo spazio nel quale intende operare la Dichiarazione, su temi che vanno da: il diritto di accesso; la neutralità della rete; la tutela dei dati personali; il tema della educazione in rete; quello della protezione dell’anonimato; del diritto all’identità e la sicurezza in rete e quello complesso della governance del web.

Il testo, nel suo preambolo, è sicuramente interessante, perché sottolinea come internet abbia cambiato radicalmente i confini tra la sfera pubblica e quella privata, ridisegnando completamente la partecipazione dell’individuo alla democrazia. Non è un caso che due degli articoli di maggiore interesse riguardano l’accesso alla rete (art.2) e l’educazione in rete (art.3). Su questi due temi, la dichiarazione mostra particolare sensibilità, sferzando le istituzioni pubbliche sulla necessità di creare le condizioni affinché l’uso e la diffusione della conoscenza in rete sia fruibile da tutti i soggetti.

Diffusione e promozione dell’istruzione – L’uso consapevole della rete, la formazione online sono i due temi sui quali i governi e le opinioni pubbliche si troveranno sempre più a confrontarsi nel corso dei prossimi anni. E’ di questi giorni il primo investimento da parte del governo italiano di circa 2,2 miliardi per la banda larga. Una bella sfida per il nostro paese che, numeri alla mano, accusa un grave ritardo digitale rispetto agli altri paesi europei. Ookla, leader mondiale del broadband testing, come già scritto in precedenza, ha ribadito che nel nostro paese la velocità di download è, in media, al di sotto dei 15 Megabit per secondo (Mbps) e la copertura ADSL è oggettivamente limitata: in Italia solo il 55/56% della popolazione ha accesso all’Adsl, e stiamo parlando, quindi, di circa 13 milioni di abbonamenti su 24 milioni di famiglie, mentre negli altri Paesi europei la media è al di sopra del 75%.

Questi sono dati che posizionano l’Italia al 25esimo posto su 27 Paesi europei per alfabetizzazione digitale nel Digital Economy and Society Index. Pertanto, i principi stabiliti nella dichiarazione devono spingere il governo ad investire per il miglioramento delle infrastrutture digitali nel nostro paese: un tema tornato prepotentemente alla ribalta anche in occasione dell’uscita dei dati SVIMEZ sul Mezzogiorno, con le Università chiamate ad investire maggiormente sulla multimedialità e sui corsi online.

Il governo della rete: un esempio virtuoso?  – l’articolo che maggiormente accende il dibattito intorno alla dichiarazione è quello riguardante il governo della rete, che pone l’accento sul diritto a ciascun individuo a vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale e sulla garanzia della difesa di tali diritti da parte di autorità sia nazionali che sovranazionali, al fine di garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione. Principi semplici, che tendono a creare una cornice di effettive garanzie ad un uso responsabile della rete e alla tutela dei diritti dei singoli individui che, però, hanno creato delle perplessità tra gli addetti ai lavori. Andrea Lisi, Presidente ANORC e coordinatore del Digital&Law Department, su Agenda Digitale.eu ha messo in evidenza cinque motivi secondo il quale tale Dichiarazione non è utile ai fini di un uso consapevole della rete, criticando l’impostazione generalista della dichiarazione che di fatto sarebbe incapace di creare un indirizzo efficace su temi già presenti in altri atti normativi, con il rischio di portare a un’ipertrofia legislativa sugli aspetti tecnici riguardanti internet.

Insomma, il dibattito è appena iniziato e, di sicuro, questo testo, in positivo o in negativo, rimette al centro del dibattito un uso consapevole di internet e mette le istituzioni di fronte alla necessità mai sopita di accelerare la riduzione del digital divide nel nostro paese. Una cosa intanto è certa: l’uguaglianza tra i cittadini passa, ormai, dalla facilità con il quale posso accedere ai servizi sul web.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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