La decrescita infelice del Movimento 5 Stelle

28/11/2014 di Edoardo O. Canavese

Il flop delle regionali, le contestazioni, il crescente malcontento interno contro Grillo, l'ascesa di Salvini. M5S continua la sua parabola discendente, alla quale l'ex comico intende porre rimedio con un direttorio di volti noti

M5S

I veri sconfitti – Tutti d’accordo su quale sia stato l’unico vincitore delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria: l’astensione, drammatica, che non ha risparmiato nessun partito. Si può discutere poi su chi abbia perso di meno: Salvini, che fa della Lega il secondo partito emiliano, e il Pd che, nonostante tutto, scandali locali e fuga di elettori, conquista entrambe le regioni. Restano quindi gli sconfitti veri, gli stessi a leccarsi le ferite dopo le europee dello scorso maggio: Berlusconi, al tramonto, ma soprattutto Grillo. Il Movimento 5 Stelle vive una progressiva contrazione percentualistica e una drammatica perdita di consenso popolare che stanno inducendo l’ex comico ad un’inedita messa in discussione del proprio impegno politico.

Crisi a 5 stelle – Bisogna risalire alla campagna elettorale per le europee 2014 per trovarne le radici. Allora il M5S condusse una battaglia politica anti-renziana vigorosa, a tratti esageratamente violenta e livorosa, molto simile a quella che un anno prima aveva condotto i grillini al 25% nazionale. Il volto fu lo stesso, Grillo, tra “vaffa” ed insulti vari, tanta protesta, e poca confusa proposta. Un film già visto per l’elettorato, che finì per ridurre i voti di Grillo e gonfiare quelli di Renzi. Il video del “Maalox” che l’ex comico diffuse il giorno dopo le elezioni sembrò ridimensionare la rabbia intestina che aveva spaventato i votanti, e parve aprire ad una stagione nuova per il movimento, più conciliante al suo interno, più paziente verso i “nemici”. Così non è stato, e nel corso degli ultimi mesi il M5S, troppo preoccupato a non criticarsi per il rischio espulsione, ha passivamente assistito alla disaffezione del proprio elettorato.

Carla Ruocco, deputata del Movimento 5 Stelle: forse è il membro meno noto dei cinque che dovrebbero comporre il "direttorio" di Beppe Grillo
Carla Ruocco, deputata del Movimento 5 Stelle: forse è il membro meno noto dei cinque che dovrebbero comporre il “direttorio” di Beppe Grillo

Le spalle della gente – ancor più della bassissima partecipazione alle votazioni sul blog, ancor più dei cali nelle urne regionali: è il fatto di vedersele sempre più spesso rivolte, che ha lentamente stancato Grillo. Il primo campanello d’allarme erano stati gli enormi buchi sul prato del Circo Massimo, in occasione della festa del M5S dello scorso 10 ottobre. Negli stessi giorni Genova annaspava nel fango, e solo il 14 ottobre Grillo vi passeggiava, polemico ed in ritardo, subendo contestazioni. Destino condiviso dalla pasionaria grillina Paola Taverna, romana di periferia, cacciata dalla bollente Tor Sapienza perché politica. “Io non so’ politico”, ha ribattuto la senatrice, che probabilmente non farà parte dei cinque fedelissimi scelti dall’ex comico per traghettare il Movimento verso una nuova, ineludibile fase che ne impedisca l’estinzione.

Il Direttorio – L’etichetta c’è già, mancano ancora l’ufficialità sui volti della cerchia di grillini cui spetta il gravoso compito di rilanciare l’immagine del Movimento. I candidati che Grillo propone al voto sul blog sono Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Dei primi tre si sa parecchio, sono tra i volti più pubblici e mediaticamente impegnati del M5S, chi per incarichi istituzionali (Di Maio e Fico), chi per grillismo entusiasta “della prima ora” (Di Battista). La Ruocco si è fatta largo come volto femminile del Movimento, proprio ai danni dell’irruenta Taverna, mentre il “complottista” Sibilia (quello dei microchip e del “finto allunaggio”) è una sorpresa. Accomunati dall’incondizionata fiducia del leader Grillo e dalla affinata spendibilità televisiva. Diversi tuttavia per approccio squisitamente politico: composto e vagamente democristiano quello di Di Maio, passionale e radicale quello di Di Battista, per citare i due più in vista. Senza che peraltro la linea ideologica dell’intransigenza anti-sistema paia messa in discussione.

Da dove ripartire – Persa la sfida contro il governo sia alle Europee sia alle regionali, il M5S deve ricominciare dal ruolo di opposizione, fuori ma anche dentro il Palazzo. In questo momento è evidente l’esodo di votanti grillini verso Salvini, nuovo appetibile polo di protesta cui s’è affiancata una pur superficiale proposta politica. Grillo e il Direttorio non potranno più permettersi tanto chiassose quanto inefficaci proteste in Parlamento, dovranno scendere da quell’arrogante tetto di purezza cui pretendono di essere ascesi e tornare a parlare di contenuti popolari, non populisti. E soprattutto aprirsi al compromesso, con i dissidenti interni e i rivali politici.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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