La danza dell’ONU e del P5+1

27/09/2013 di Elena Cesca

Stanotte il voto sulla Siria. Ad Ottobre la questione iraniana

Onu, incontro tra Obama e Rohuani ?

Le negoziazioni diplomatiche seguono i ritmi di una danza: un passo avanti, due indietro, coordinazione. Sembra averlo inteso bene il nuovo Presidente iraniano, Rouhani, figura indiscussa di questi giorni a New York. Si è parlato del nucleare, ma ci si incontrerà tra tre settimane per un lavoro “più costruttivo”. Questa che si sta chiudendo è una delle settimane più calde del nuovo millennio: riunito a New York il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Siria, questa sera forse si vota. Esordio del successore di Ahmadinejad, Rouhani, e incontro storico tra Segretario di Stato USA e il Ministro degli Esteri iraniano. Le due nazioni non sono in buoni rapporti dal ’79 ed era dal 2007 che un Segretario USA non incontrava un ministro degli esteri iraniano.

Siria, Stati Uniti e OnuSiria – Il Consiglio di sicurezza dell’ONU potrebbe votare già stanotte (8pm orario di New York) su un progetto di risoluzione per liberare la Siria delle sue armi chimiche, a condizione che il Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche approvi nel frattempo il piano per la distruzione degli arsenali. Sono ore cariche di tensione a New York. Il progetto di risoluzione è composto da 22 paragrafi, rende la misura giuridicamente vincolante, ma non prevede mezzi di esecuzione automatica, come gli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia in origine volevano. Quindi, in caso di inadempienza con i dettami della risoluzione da parte della Siria, bisognerà passarne un’altra per decidere le sanzioni. Le porte del Consiglio di Sicurezza sono serrate e Mosca sembra ancora intenzionata ad opporsi ad una risoluzione in cui si menzioni il ricorso al capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite.

Moderazione – Sembra essersi adeguato al ritmo degli altri danzatori il nuovo Presidente iraniano, Rouhani, che ha lanciato segni di disgelo. Nella sua prima esposizione pubblica e generale al Palazzo di Vetro dell’ONU, martedì scorso Rouhani ha confermato la sua linea, fatta di toni pacati ma non priva di risolutezza nell’affrontare i temi e gli interessi cari dell’Iran. Primo fra tutti, e senza dubbio il più atteso, il punto relativo al nucleare per il quale Rouhani ha detto di esser stato autorizzato a negoziare dall’ayatollah Ali Khamenei. Il nuovo presidente dell’Iran, che, nel silenzio generale della stampa internazionale, sembrava essersi insediato in punta di piedi nei palazzi governativi di Teheran, siede non proprio altrettanto inosservato alla poltrona dell’Assemblea Generale, dove fino a qualche mese fa sedeva il suo predecessore Ahmadinejad. Il suo discorso ha seguito quello di Obama (50 minuti) ed è stato pieno di puntini sulle “i”: no all’uso di armi chimiche in Siria, ma no anche ai droni, all’embargo e alle lobby guerrafondaie. I reati commessi contro l’umanità sono riprovevoli e bisogna tornare al rispetto pacifico, alle leggi internazionali. In un’intervista rilasciata martedì stesso alla CNN, ha aperto dicendo agli Americani “I bring peace and friendship”. Sull’incontro saltato con il presidente Obama, inoltre, lascia intendere che sia stato solo rimandato x mancanza di coordinamento. L’Iran, ha sostenuto, non è preparato a colloqui nucleari immediati ma invita ad accordi periodici e “orientati ai risultati per costruire la fiducia reciproca e la rimozione delle incertezze reciproche”.

Iran e Stati Uniti
Ali Khamenei

Potenzialità – Hanno protestato in questi giorni gli Americani sotto il palazzo di vetro contro l’incontro tra Obama e il presidente iraniano. Sottili le stampe iraniane che parlano di un’America connivente dei crimini perpetuati durante la guerra degli otto anni tra Iran e Iraq, “partner” delle distruzioni che ne sono seguite e ancora assetata di sangue. Secondo il Deputy Chief of the Armed Forces, Massoud Jazayeri, gli Americani hanno un grande debito da pagare all’Iran e coloro i quali confidano negli USA o non sanno chi e cosa sia l’America, o non sanno di politica. Secondo le menti più informate nel campo delle relazioni internazionali e dei rapporti tra USA e Iran, la possibilità di un ripristino pacifico delle relazioni tra i due paesi e una negoziazione sul nucleare è possibile. Il fatto che al 5+1 i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (più la Germania) si siano incontrati a partire dalle 4 (orario New York) del pomeriggio di ieri includendo anche il Ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, sembrerebbe dimostrare che la questione in Siria stia raggiungendo un livello tale da creare il cosiddetto “momentum diplomatico”, preliminare ad una risoluzione. L’Iran, quindi, come alleato siriano ma soprattutto potenza regionale, è chiamato a sedere al tavolo delle trattative. La presenza di Mohammad Javad Zarif, ritenuto l’uomo adatto al disgelo tra Iran e Usa, descritto come un intellettuale moderato e profondo conoscitore degli USA, ex ambasciatore iraniano all’ONU, era stata annunciata da Catherine Ashton, Alto Rappresentante per l’Unione Europea, dopo il suo primo incontro con il ministro dell’Iran di lunedì a New York.

Nucleare – Gli incontri sul nucleare verranno ripresi a Ginevra il 15 Ottobre. Del faccia a faccia di ieri notte tra Kerry e Zarif si sa poco. Sedevano fianco a fianco. Nelle interviste rilasciate alla stampa, Kerry non specifica ma sostiene che il Ministro iraniano risponderà alle domande della popolazione sul nucleare. Secondo i più realisti e scettici, invece, non ci sarebbero grandi possibilità che il programma sull’uranio arricchito venga fermato, il che significherebbe il rinuncio dell’Iran ai finanziamenti e piani iniziati 20 anni fa. A dimostrarlo v’è il richiamo di Rouhani ad Israele di questi giorni, ovvero uno dei 4 stati che, pur sospettato di detenere armi nucleari (nuclear ambiguity), non è parte del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), accompagnato da India, Pakistan e Corea del Nord. Tuttavia, non è ancora ben chiara la posizione dell’Iran: da una parte invita Israele a non tardare la sua partecipazione agli accordi NPT, ponendo l’accento sull’unicità del caso israeliano in Medio Oriente e lasciando trasparire una sottile linea di sfida sul primato regionale; dall’altra accoglie e invita i controlli dell’IAEA, l’Agenzia ONU sull’Energia Atomica, fino a chiedere una nuova commissione entro i prossimi 5 anni e l’istituzione di una giornata internazionale (26 Settembre) per il disarmo. L’Iran suggellerebbe, così, la pacificità e gli intenti civili del suo programma. Al contempo, aborrisce il sistema delle sanzioni.

Cambiamenti – Sebbene l’”operazione simpatia” e la “flessibilità eroica” a New York siano stati incoraggiati dal supremo organo religioso iraniano (la CNN parla di atmosfera da ramoscelli d’ulivo), i più vicini a Khamenei insistono sul fatto che il regime di vecchia data non è ancora cambiato, che vi sia ancora un’ideologia rivoluzionaria e il nucleare è ancora al centro del portafoglio. Le difficoltà di eventuali aperture iraniane si potrebbero ravvisare in primo luogo sulla messa in discussione dei prigionieri politici – ricordiamo la liberazione simbolica di 80 prigionieri poco prima che Rouhani volasse a New York, ma secondo l’Agenzia per i Diritti Umani dell’ONU se ne conterebbero altre migliaia nelle carceri di Teheran. In secondo luogo, moderazione in campo economico e religioso: l’autorità dovrebbe essere delegata al settore privato, mentre andrebbe adottata maggiore tolleranza nei confronti delle minoranze religiose. Per confermarlo, bisognerebbe trasporre in legge i principi di tutela dei diritti individuali che sono ancora impliciti a livello costituzionale e totalmente assenti nella legislazione. A tal proposito l’osservazione concreta dell’articolo 20 sull’uguaglianza di genere, contenuto nella costituzione, dovrebbe cambiare l’approccio nei confronti delle donne.

Si prospettano ore non tanto tranquille per i diplomatici. Tra meno di 24 ore si potrebbe raggiungere un primo accordo sulla Siria, così come potrebbero aprirsi nuovi momenti di crisi. Si prospettano giorni non poco impegnativi per l’intera regione mediorientale.

La danza potrebbe stancare, alcuni invitati (Israele e Russia) potrebbero non scendere in pista, i piedi fare male e la musica non piacere, ma ormai si è in ballo e si deve ballare.

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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