La cultura e l’arte possono ripartire, forse

06/08/2015 di Laura Caschera

Dal Mibac 80 milioni destinati al centro-nord, ma a Pompei si riaccendono le polemiche, a pochi giorni dall'annuncio trionfante di Renzi su un cambiamento di vento.

Palazzo Reale Torino

A poco più di 120 giorni dall’inizio del Giubileo, tra critiche e urgenti richieste di interventi, il Ministero per i beni culturali ha stanziato 80 milioni per finanziare specifici progetti d’arte durante il biennio 2015-2016. Il Ministro Franceschini, da sempre sensibile alle voci che chiedevano una maggiore tutela del patrimonio artistico italiano, ha deciso di trasformare in verità un progetto destinato a donare fondi per restaurare musei e grandi opere nelle regioni del Centro- Nord che, sommandosi ai 490 milioni di euro per gli investimenti a favore delle cinque regioni chiave del mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia), previsti dal programma operativo nazionale “Cultura e sviluppo”, accendono un barlume di speranza all’Italia del rapporto Svimez.

Infatti, dopo l’inesorabile disfatta, è emersa una notevole e sostanziale disparità tra il nord e il sud, bloccato nella crescita a livelli inferiori a quelli della Grecia. Per gli investimenti previsti, soprattutto nella debole “magna Grecia”, il problema sarà come spendere in maniera adeguata quei soldi messi a disposizione delle amministrazioni, senza comportarsi come gli anni passati. Nel ciclo di programmazione 2000-2006, infatti, cospicue risorse sono state destinate alla riqualificazione edilizia di immobili pubblici, che, anche se di pregio, sono purtroppo rimasti inutilizzati. Per non parlare poi del Programma Operativo Interregionale del ciclo 2007- 2013, l’unico programma che ha dovuto “riconsegnare” a Bruxelles i soldi per i mancati investimenti, insomma, un problema tutto italiano.

Quali sono, allora, le grandi opere destinate a beneficiare del fondo da 80 milioni di euro concesso all’unanimità dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali? Innanzitutto conviene citare gli stanziamenti più importanti, come i 18 milioni destinati alla Galleria degli Uffizi di Firenze, con il compito di incrementare gli spazi destinati alle esposizioni, i 3 milioni concessi al Museo dei Giganti di Mont’e Prama a Cabras, in provincia di Oristano. Il finanziamento è destinato a realizzare un polo museale che dia rilevanza internazionale alle famose sculture nuragiche, con gestione condivisa tra Mibac ed enti locali. 7 milioni vanno poi alla Certosa di Pavia , e la stessa cifra è concessa al Polo Reale di Torino, con il compito di valorizzare il circuito di musei già esistente, e all’Antico Arsenale Pontificio di Roma, area settecentesca fortemente degradata, per la quale è stato previsto dal Ministero “un polo per l’arte contemporanea e le performance di giovani artisti italiani, da destinare anche alle attività espositive della Quadriennale di Roma e alla creazione di residenze”.

Ma l’opera che certamente desta più scompiglio negli ambienti degli addetti ai lavori e non è il chiacchieratissimo stanziamento di 18 milioni e mezzo per la ristrutturazione del Colosseo. Il progetto, desiderio più recondito e fiore all’occhiello di Franceschini, punta tutto sulla ricostruzione dell’arena del gigante simbolo di Roma, sulla voglia di ricostruire l’ellissi perfetta del monumento, che in assenza del pavimento non si percepirebbe più. Il Ministro, inoltre, nel suo sogno di restauro vede la possibilità di offrire al mondo intero un luogo dove inaugurare “spettacoli di altissimo livello culturale”. Ma il Ministero non è il solo ad essersi preoccupato del restauro del “cuore pulsante di Roma”, basti pensare che Diego della Valle, patron di Tod’s, aveva già schierato 25 milioni di euro per il suo restauro.

Così, il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, ha previsto che i primi due milioni e mezzo, ovvero quelli sottratti “all’offerta” di Della Valle, debbano essere impiegati per “indagini conoscitive sullo strato idrogeologico e strutturale”. Infatti, sotto al Colosseo c’è il fosso di San Clemente, un fiume che ad ogni pioggia esonda, rischiando di riempire tutta l’area, con il rischio di far saltare la nuova copertura dell’arena “come un tappo”, sostiene Rossella Rea, direttrice del Colosseo, che già nel novembre scorso aveva tentato di frenare gli entusiasmi del Ministro. In tutta risposta, allora, il primo atto sarà proprio quello di risanamento idraulico e strutturale “degli ambienti ipogei dell’anfiteatro” per usare le stesse parole di Franceschini. Però già durante lo svolgimento di questi lavori sarà bandito un concorso internazionale per progettare la nuova arena.

Allora, allo stato degli atti, la domanda che si rincorre e rimbalza all’interno del mondo dei tecnici e non è: davvero questo tipo di restauro potrà fungere da “panacea di tutti i mali” della Roma culturale? Le voci, come al solito sono le più distanti possibili, ma il pericolo sembra proprio quello di voler strumentalizzare e asservire al mondo del marketing una delle aree archeologiche più conosciute e più stupefacenti. Dica chi di voi, affacciandosi al tramonto sul panorama di quelle rovine decadenti, non si sia lasciato percorrere da un lungo brivido dietro la schiena. Chissà con il nuovo restauro che spettacolo si presenterà alle nostre pupille, già colpite con quelle immagini indelebili di infinita malinconia. Il nostro occhio si abituerà al cambiamento? Non lo sappiamo ancora, ma per adesso la città del Giubileo sembra essere pronta per partire, almeno psicologicamente, verso una nuova avventura: quella di rendere accessibile ai pellegrini del Papa una Roma diversa da quella fotografata dal “New York Times”.

Sotto i riflettori per il Giubileo non ci sarà solo la città eterna, ma anche luoghi simbolo della cultura italiana, a cominciare da Pompei, che dovrà essere all’altezza della sua antica fama, così da far dimenticare gli episodi che tristemente l’hanno vista protagonista negli ultimi tempi: dai piccoli crolli causati dall’incuria, agli ultimi poco edificanti episodi che l’hanno portata sulle prime pagine dei quotidiani, come l’assemblea sindacale, che ha costretto alla chiusura del sito, con il disagio e il disappunto di numerosissimi turisti, o quanto accaduto in queste ore rispetto alla Palestra Grande, chiusa al pubblico per mancanza di personale, subito dopo la sua inaugurazione e a pochi giorni dal “a Pompei, il vento è cambiato” del Premier.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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