La crisi infinita di Mps

17/02/2015 di Alessandro Mauri

Dopo i disastrosi risultati del 2014, Monte dei Paschi di Siena si prepara all’ennesimo aumento di capitale, mentre lo Stato ne diventerà azionista

Dopo i disastrosi risultati del 2014, Monte dei Paschi di Siena (Mps) si prepara all’ennesimo aumento di capitale. Non essendo in grado di ripagare gli interessi dei Monti bond, inoltre, lo Stato entrerà nel capitale con una quota superiore al 5%.

Conti in rosso – Il 2014 per Mps si è chiuso con una perdita di esercizio pari a 5,34 miliardi di euro, dopo che già lo scorso anno il gruppo aveva fatto fronte a perdite vicine a 1,5 miliardi di euro. Gran parte della perdita è da attribuire ai risultati della Asset quality review (Aqr) della Banca centrale europea che ha preceduto gli stress test dello scorso anno: l’Aqr infatti prevedeva di valutare le politiche contabili attuate per le varie voci del bilancio, nonché la correzione del valore di attività potenzialmente sopravvalutate dalle banche. Ne è emersa, per Mps, la necessità di mettere in atto svalutazioni e rettifiche per 7,8 miliardi di euro, solo in parte compensati da un aumento dei ricavi e dalla diminuzione dei costi operativi. Nonostante le rassicurazioni del presidente di Mps Alessandro Profumo in un intervista al Sole24Ore dello scorso 14 febbraio, è evidente come una quantità così ingente di svalutazioni e rettifiche metta in luce la pessima gestione del portafoglio di crediti e di investimenti della banca senese, confermata dall’aumento dell’esposizione netta dei crediti deteriorati, che fa segnare un più 10%, a 23,1 miliardi di euro. E se da un lato è vero che il risultato prima delle rettifiche è positivo per 1,4 miliardi di euro (il che lascia aperta la possibilità di un rilancio futuro) è altrettanto vero che la capacità di erogare crediti verso la clientela è diminuita, in quanto questi ultimi sono calati dell’8,4% a 120 miliardi, mentre la raccolta si è attestata a 126 miliardi.

Il presidente di Mps Alessandro Profumo

Il Maxi aumento – Già in seguito agli stress test della Bce, Mps era obbligata a colmare il deficit patrimoniale emerso entro 6 mesi, e pertanto era stato previsto un aumento di capitale superiore ai 2 miliardi di euro. Alla luce delle ingenti perdite tuttavia si è reso necessario un aumento di capitale ancora più consistente, e dunque la cifra è stata portata a 3 miliardi di euro, presumibilmente tra aprile e maggio, ma in ogni caso entro l’estate, per rispettare le tempistiche imposte dalla Bce.  Come se non bastasse, Mps ha dovuto prevedere un aumento dei requisiti patrimoniali rispetto alle soglie standard, come è stato più volte sollecitato da Francoforte, che in un primo momento aveva indicato un livello di Cet1 (Common equity tier 1, vale a dire capitale di prima qualità) del 14,3%, anche se ora dovrebbe accontentarsi del 10,2%. Nonostante questi requisiti appaiano manifestamente eccessivi, in quanto immobilizzano risorse in un momento in cui è molto difficile reperirle (specialmente per il Monte dei Paschi), gli intermediari che sosterranno Mps nell’aumento di capitale forniranno una garanzia anche per l’importo aggiuntivo.

Il Tesoro azionista – Nel frattempo lo Stato diventerà a tutti gli effetti azionista di Mps, con una quota che si aggirerà attorno al 10%, destinata tuttavia a diluirsi e ad arrivare a circa il 5% in seguito all’aumento di capitale. Come previsto dal contratto infatti, a luglio gli interessi sui Monti Bond (prestiti onerosi che lo Stato aveva concesso a Mps ai tempi del governo Monti) verranno pagati in azioni di nuova emissione, dal momento che l’esercizio 2014 è stato chiuso in perdita. Verranno corrisposti pertanto interessi per 243 milioni di euro, maturati per 6 mesi sui 4,07 miliardi di euro di Monti bond concessi all’istituto senese e per 12 mesi sul miliardo ancora da rimborsare. Lo scorso luglio infatti, a seguito dell’aumento di capitale da 5 miliardi (che evidentemente è già stato “bruciato” dalle perdite), erano stati restituiti 3 miliardi di euro, ed entro l’anno è prevista la restituzione dell’ultima tranche.  L’ingresso del Tesoro nella compagine azionaria di Mps (anche se al momento nessun rappresentante dello Stato siederà negli organi di governance) è stata molto ben visto dal mercato, e le azioni del Monte dei Paschi sono salite di oltre il 18%, passando da 0,43 a 0,5 euro in poco tempo.

Una crisi infinita – La situazione di Mps è dunque ancora in divenire, ed è difficile fare previsioni sul futuro. Certamente la ripresa economica che sembra ad un passo e le manovre di allentamento monetario da parte della Bce creeranno un contesto assolutamente favorevole al riassetto e al rilancio non solo di Mps, ma anche del sistema bancario nel suo complesso. L’istituto di Siena risente di una crisi più generale, ma va anche detto che negli anni è stato fatto di tutto, sia da parte degli amministratori, sia della politica che ha sempre controllato la banca, per distruggere uno degli istituti bancari più importanti del nostro Paese. Sicuramente da rivedere è infatti il sistema delle fondazioni che controllano, in maniera spesso molto poco trasparente, quote importanti del capitale, nonché spezzare il legame tra politica e finanza che può inficiare la qualità della governance delle banche.

Il caso Mps è l’ennesima dimostrazione della pericolosità dei legami che possono instaurarsi tra politica e banche, nonché della incapacità del sistema di selezionare una governance competente ed autorevole.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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