La crisi della democrazia: ci dobbiamo davvero stupire?

22/10/2013 di Luca Andrea Palmieri

Crisi della democrazia e della politica

La democrazia: una parola che noi tutti conosciamo bene, ma di cui forse molti hanno dimenticato il significato più profondo. Nel mondo occidentale oggi come oggi non potremmo immaginarci senza democrazia, anche perché il ricordo dell’autoritarismo è proprio dietro l’angolo. Ma la democrazia ha diverse declinazioni e, come tutti i regimi politici (perché regime non è solo quello di Assad nel momento in cui bombarda i ribelli, cerchiamo di ricordarlo) ha i suoi difetti, e le sue aberrazioni.Questo non lo dice un semplice studente di Scienze Politiche, ma Platone, nella sua Repubblica, quando definisce l’Oclocrazia una degenerazione della Democrazia dove il potere delle masse, colpito dalla corruzione e dal disordine, si traduce nel trionfo della demagogia di chi urla di più e sa arrivare prima alla “pancia” della gente, rispetto a un ragionamento democratico che richiede discussione e confronto. E’ un sistema che porterebbe, secondo lo storico greco Polibio, al ritorno alla tirannia, con l’”uomo forte” che arriva a riportare ordine dove c’è il caos.

Democrazia e crisi
Platone aveva già descritto molti dei problemi che vive oggi il sistema democratico

La crisi della democrazia rappresentativa – I ragionamento di Platone e Polibio hanno ormai due millenni, ma non sembrano così lontani dai nostri giorni, soprattutto se pensiamo al passato recente. Oggi, dopo i regimi assolutistici che hanno dominato la storia del ventesimo secolo, possiamo ritenere così lontane queste minacce? La risposta non è così semplice: se è vero che certe situazioni sono ancora (ma sempre meno) fresche nelle menti della gente, è da notare come i difetti della democrazia, soprattutto nel nostro paese, si facciano sempre più pesanti ed evidenti. L’incapacità della classe politica di dare risposte concrete ai problemi si sta declinando in richieste di possibilità di scelta diretta da parte del cittadino. Tutto ciò a partire da una legge elettorale che non permette la scelta dell’eletto sulla base della singola persona. E’ la crisi della democrazia rappresentativa, più forte che mai in un paese dove gli apparati di potere dei singoli partiti sono talmente impegnati in lotte interne (l’esempio del Pd è palese, ma negli ultimi tempi anche il Pdl è entrato in questo gioco autolesionista) da non riuscire più ad esprimere alcuna vicinanza al cittadino. Sono ormai diventati delle aristocrazie sui generis, in cui, per ottenere potere, bisogna avere la benevolenza del sovrano (per il Pdl) o di una stretta oligarchia, difficilmente toccabile (per il Pd, con più instabilità). L’avvento e il successo del Movimento 5 Stelle non è altro che un risultato inevitabile di questo distacco: si è così sviluppata una formula che unisce una base di candidati, dal rapporto molto più diretto con la gente, alla forza carismatica di un leader che fa da collante, detta la linea generale e, secondo un’espressione molto azzeccata, funge da “megafono” in questa società dominata dalla comunicazione e dai nuovi media.

I problemi della democrazia diretta – Dato ciò, quali prospettive per il futuro? Difficile a dirsi, perché certe evoluzioni in itinere non sono del tutto scontate. Il leaderismo di Grillo mal si sposa con l’idea di democrazia diretta portata avanti dal Movimento. E quando la famosa piattaforma di decisione on-line verrà messa a punto (la si aspetta da un bel po’, il sospetto è che potrebbe essere un asso nella manica elettorale) bisognerà vedere se non porterà più divisioni che altro. Il rischio è che la minoranza rumorosa e attivista (che non per forza è manifestazione della maggioranza) arrivi a dominare il campo a discapito delle altre parti. Allo stesso tempo, se anche una maggioranza dei cittadini arrivasse a votare, siamo sicuri che le loro scelte facciano sempre il bene dell’Italia? La base su cui si fonda questo ragionamento è una visione molto ottimistica di internet. Un discorso, se sbagliato, viene corretto automaticamente da chi conosce la realtà delle cose, così da smentirlo. Spesso la verità non è un concetto così assoluto come lo pensiamo (lo insegna la stessa teoria economica: anche oggi i grandi economisti hanno posizioni diversissime e ragionano spesso su basi puramente ipotetiche) e chi sa essere più convincente non per forza ha ragione. Allo stesso tempo si pone il problema dell’eccessiva semplificazione di concetti difficili, capace di creare danni inimmaginabili. Un idraulico non avrà la competenza per risolvere problemi di ingegneria aero-spaziale, così come un ragioniere difficilmente capirà tutti i grandi discorsi dell’economia internazionale. Se  la risposta è di affidarsi, per la creazione di un’opinione, a chi è esperto nel settore, allora si torna alla democrazia rappresentativa, solo molto più instabile.

Democrazia diretta e rappresentativa
Il futuro della democrazia è in un click?

I guai di una classe politica “aristocratica” –  Per quel che riguarda gli altri partiti il discorso è molto più diretto. Se non saranno in grado di riappropriarsi dei problemi della gente, finendola con gli eccessivi giochi di potere e lasciando da parte molti discorsi demagogici, il loro destino sarà semplicemente quello di essere schiacciati. E questo è un discorso che vale sia nella situazione attuale che nel caso di una selezione molto più diretta dei candidati. Il punto di partenza  è un ammodernamento reale, in grado di rispondere alle esigenze generali di oggi. Per chi studia storia è francamente evidente come, molti dei problemi del nostro paese, derivino da un’incapacità epocale di superare certi limiti: da un lato c’è una sinistra rimasta attaccata a un’idea del mondo morta trent’anni fa, che cerca di portare avanti interessi corporativi sempre più anacronistici. Dall’altro una destra che professa un liberismo “all’italiana”, che di liberismo non ha assolutamente nulla; anzi, che sta perdendo ogni giorno argomenti mentre le altre potenze economiche, ben più efficienti, schiacciano i nostri spazi di benessere.

Le responsabilità del cittadino – Un ultimo pensiero va agli stessi cittadini. Per una volta un po’ tutti dobbiamo fare autocritica. Pensare la colpa sia tutta “dei politici” è francamente troppo semplice. Ci si lamenta, giustamente, delle liste bloccate nella legge elettorale, ma lo scandalo Fiorito nasce su un consigliere regionale eletto con le preferenze, grazie a ben 26 mila voti: il consigliere più votato del Lazio. C’è da chiedersi, sul serio, senza ideologismi, perché in altri paesi il sistema politico (che ha sempre difetti, inevitabilmente) funzioni meglio, pur non essendo chissà quanto lontano dal nostro, e del perché, a chi sbaglia e viene scoperto, per esempio in Germania, non venga data la possibilità di essere rieletto. Chissà, forse è anche un po’ colpa nostra e della nostra incapacità, quando votiamo, di guardare oltre l’oggi, al domani.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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