La crisi del governo Letta nell’antica Roma

28/09/2013 di Luca Tritto

Come sarebbe vista la nostra situazione politica dagli antichi romani? Cerchiamo di ironizzare, davanti al possibile (ed ennesimo) passo falso del Paese

È il 60 D.C.

Il dominio di Elio Giorgio Napolitano Cesare Augusto è giunto all’ottavo anno. Il Princeps si trova in una situazione molto delicata. Anche se le antiche istituzioni repubblicane hanno perso importanza con l’avvento degli Imperatori, la loro tenuta è indispensabile per il funzionamento dell’Impero.

I barbari Germanici a Nord delle Alpi spingono per acquisire nuovi territori. Il desiderio di mettere piede nella Penisola e le sue bellezze è agevolato dall’incessante instabilità che vive il Governo di Roma.

E’ il tempo in cui gli individui, spinti da egoismo e ambizioni personali, ritengono il proprio volere e il proprio potere superiore alle istituzioni. Del resto, un secolo di Guerre Civili tra Mario e Silla, tra Cesare e Pompeo, e tra Ottaviano e Marco Antonio hanno dimostrato la debolezza dello Stato. I tempi di Cincinnato e Appio Claudio Cieco, in cui questi uomini anteponevano la Res Publica alla propria vita, sono dei ricordi lontanissimi.

Berlusconi, Governo Letta
Silvius, leader degli Optimates

Roma: il centro del mondo. Da meno di un anno l’Urbe è governata dai due Consoli in carica: Angelinus per gli Optimates, i conservatori, ed Enricus, per i Populares. Il ricatto di governo viene esplicato dal diritto di veto che un console può porre sulle proposte dell’altro. In questi giorni la lotta politica gira attorno una questione sintomatica delle condizioni dello Stato: Silvius, un ricco e potente uomo politico di origine celte, è stato condannato per malversazione e corruzione. A testimoniare contro di lui, sono state delle prostitute con le quali si dilettava dopo il tramonto. I banchetti nella sua tenuta sono famosi in tutto l’Impero, tanto che avrebbero fatto impallidire il nobile Lucullo. Silvius non è, però, un normale cittadino. E’ il capo degli Optimates. Angelinus è solo un suo cliens, fatto eleggere al consolato per tutelare i suoi interessi. Il Senato è diviso sulla sua decadenza dall’aulico consesso, in quanto non è tollerato dalla legge la presenza di un condannato all’interno delle istituzioni. Come abbiamo visto, però, per certi uomini le leggi posso essere piegate al loro volere. E così, pur di scampare alla condanna di damnatio ad bestias, una delle piu’ feroci che si eseguono nell’Anfiteatro Flavio, Silvius cerca di sviare le procedure, gridando alla congiura ordita dai suoi avversari Populares, puntando anche sul fatto che alcune delle meretrici non sono in possesso della cittadinanza romana, e quindi non credibili nei tribunali del Foro.

Tuttavia, mentre la polemica infiamma tra le due fazioni, anche i Populares hanno le loro grane all’interno. Il legato della IV Legio Tuscia, di stanza in Etruria, Matteus, ha deciso di non rispettare il normale cursus honorum, e di prendere dunque la guida della fazione. Enricus è già impegnato a rispondere agli attacchi di Angelinus, mentre il suo delfino, il liberto barbaro Epifanio, non riesce a gestire la situazione, gridando allo scandalo, in quanto, se Matteus non seguisse il normale cursus honorum, verrebbe meno il rispetto dei mos maiorum sanciti secoli prima da Quinto Dalemio Massimo. Matteus, oltre alla IV Tuscia, può contare sull’appoggio di altre Legioni. Il rischio di uno scontro armato si fa sempre più reale, tenendo conto del fatto che il Console Enricus e’ comandante in capo di metà dell’Esercito. Agli Optimates non resta che aspettare la guerra fratricida, in modo da affrontare, poi, un avversario debilitato.

Sulla testa di tutti, purtroppo, pesa la gravissima situazione economica in cui versa l’Impero. L’anno precedente, l’Imperatore Giorgius aveva concesso la dittatura per un anno al senatore Gaio Mario Monti, anche lui di origini celte. Le sue misure non hanno avuto l’effetto sperato. Il Popolo è in tumulto, spinto dalla fame e dai debiti a ribellarsi al Governo. I Pretoriani, dopo la morte del loro Prefetto Marco Antonio Manganello, riescono sempre meno a tenerli a bada. Inoltre, la protesta ultimamente sembra essere capeggiata dal nuovo tribuno della Plebe, Grillus. Costui è un vecchio attore del teatro, noto per aver interpretato le commedie di Tito Maccio Plauto. Di certo non si intende di politica e governo, ma il suo istrionismo ha fatto presa sul popolino, stanco delle malversazioni e dell’imbarbarimento delle istituzioni.

Intanto, nella nebbiosa Mediolanum, il ricchissimo Massimo Decimo Morattio è teso: la sua scuderia, più volte campione delle corse al Circo Massimo di Roma e nell’Impero, versa in pessime condizioni economiche. Un altro patres dotato di notevoli risorse, il siriano Thohirien, è in procinto di prendersi tutta la baracca. Massimo è restio, in quanto mal sopporta che il gioiello della sua gens, antica di generazioni sin dai tempi dei Cimbri, finisca nelle mani di questo Homo Novus, del quale si dice che sia uno schiavo liberato. Avrebbe bisogno di sfogare il nervosismo, darebbe fuoco a qualcosa ma….il tabacco non è ancora arrivato in Europa.

E mentre tutto questo accade, non resta che fare una amara riflessione: i tempi dell’eroismo patriottico sono definitivamente tramontati. Mentre il popolo muore di fame, i potenti dell’Urbe pensano solo a come mantenere il proprio ruolo di patres, macchiando l’onore e la memoria degli avi. La discussione non ruota attorno al bene della Patria, bensì ai guai di un uomo, talmente influente che neanche Giorgius, vecchio e debole, riesce ad arginare. Le istituzioni sembrano cedere. Il tutto per proteggere un cittadino, per quanto colpevole, ma precursore di mode avanti nel tempo. Del resto, cosa dire di un uomo tradito dalla sua passione, la patata, 1500 anni prima di essere importata dal Nuovo Mondo?

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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