La corsa ad ostacoli del ddl anticorruzione

09/02/2015 di Ludovico Martocchia

Per il ministro Orlando c’è un accordo di maggioranza sulla legge anticorruzione, dopo che in settimana la proposta dei grillini di discutere il ddl Grasso era stata bocciata. Per il provvedimento più utile si profila un processo legislativo pieno di difficoltà

In molti sanno che il 15 Marzo 2013, il primo giorno della XVII Legislatura, l’ex magistrato Piero Grasso ha presentato al Senato un disegno di legge sull’anticorruzione. Ebbene, il ddl, per quasi due anni, è rimasto impantanato in commissione giustizia, e solo ora il ministro della giustizia Andrea Orlando ha dichiarato come la maggioranza abbia raggiunto un accordo per il ripristino del reato del falso in bilancio e per gli sconti di pena ai corrotti che collaborano con le Procure – i cosiddetti “pentiti anti-tangenti”. Infatti, bisogna ricordare quanto la depenalizzazione della frode contabile, introdotta nel 2003 dal governo Berlusconi, sia una manna dal cielo per corrotti e corruttori, permettendo la creazione di fondi neri con i quali è facile nascondere eventuali “mazzette”. Inoltre ha consentito all’ex Cavaliere di salvarsi da vari processi, primo fra tutti quello riguardante lo SME, “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”.

anticorruzione-Orlando
Il Ministro della Giustizia Andrea orlando

Con ogni probabilità uno dei pressing decisivi, capace di accelerare, finalmente, i tempi, è   stata la richiesta del Movimento 5 Stelle. Mercoledì scorso il senatore Andrea Cioffi ha presentato un’istanza di calendarizzazione del disegno di legge per procedere alla discussione in Aula. Sono stati 134 i voti contrari, 49 i favorevoli (M5S, Sel, Lega Nord e gruppo misto). Insomma, il discorso del neo-eletto Presidente della Repubblica è rimasto inascoltato, anche se applaudito per svariati minuti. «La lotta alla mafia e alla corruzione siano la priorità. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile, divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini», questo era stato il monito di Sergio Mattarella nel discorso inaugurale del settennato. Tra l’altro, nell’ultimo mese, il Governo aveva depositato in commissione un emendamento che reintroduceva le soglie di non punibilità previste dall’attuale legge in vigore (entro il 5% dell’utile e dell’1% del patrimonio netto). Orlando aveva giustificato il misfatto, ossia questo cambiamento repentino, viste le necessità e le preoccupazioni delle parti sociali: Confindustria, Cna, Confartigianato. A quanto pare il cammino del disegno di legge sembra pervaso da intralci, intoppi e contrarietà.

La questione è ancora più grave se la si guarda dalla prospettiva di Raffaele Cantone, magistrato alla guida dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Pur godendo di grande credibilità e prestigio negli ambienti istituzionali, tutto sembra contro di lui, tra l’incapacità della politica nell’offrigli strumenti adeguati e l’opposizione di alcune caste. Non le manda di certo a dire: «sto avendo più problemi dalle lobby degli Ordini professionali che non dal Mose o l’Expo, è una cosa pazzesca». Per esempio, il fronte degli avvocati si era opposto alle norme del decreto Severino, secondo Cantone da applicare anche per gli ordini professionali. Avrebbe portato all’impossibilità per senatori e deputati di avere incarichi dirigenziali presso le associazioni di categoria – una regola atta ad evitare il cosiddetto conflitto d’interessi, verso cui per lungo tempo si è gridato allo scandalo ma senza fare nulla di incisivo a livello legislativo.

In breve: è un uno contro tutti. Cantone non è aiutato dalla politica, servirebbe un inasprimento delle pene per reati di concussione e corruzione, in concomitanza ad una riforma della prescrizione, che impedisce la condanna per decine di accusati di tangenti e bustarelle. Il Ministro della Giustizia pensa di aver trovato un accordo anche su quest’ultimo punto sebbene il processo legislativo senz’altro sarà lentissimo. D’altronde, il ddl ha sostato per due anni a Palazzo Madama, al contrario dell’urgenza della situazione, che richiede mezzi idonei per combattere la corruzione, ovvero la piaga più pesante del sistema politico, economico e imprenditoriale italiano, in gran parte sovrapponibile alla mafia stessa. Basti pensare al Mose, all’Expo, a Mafia Capitale e agli ultimi scandali in Emilia-Romagna.

The following two tabs change content below.

Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
blog comments powered by Disqus