La Collezione Gelman: Arte Messicana del XX secolo

31/01/2017 di Simone Di Dato

Con i suoi dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collages, litografie e disegni, la Collezione Gelman è eccezionalmente esposta fino al 26 marzo 2017 a Bologna, presso le sale di Palazzo Albergati

Gelman, Palazzo Albergati

Composta da innumerevoli capolavori, la Collezione Gelman è una delle più importanti raccolte d’arte messicana del XX secolo, e non solo. Grazie alla qualità dei suoi pezzi è considerata ad oggi la concreta testimonianza della “Rinascita Messicana”, un periodo compreso tra il 1920 e il 1960 che ha visto grandi personalità artistiche contribuire alla crescita culturale del paese. Un paese di cui i coniugi Gelman, emigrati dell’Europa dell’est, si innamorarono tanto profondamente da diventare due dei più grandi sostenitori della sua arte. Con i suoi dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collages, litografie e disegni, la Collezione Gelman è eccezionalmente esposta fino al 26 marzo 2017 a Bologna, presso le sale di  Palazzo Albergati con una mostra curata da Gioia Mori e tutta dedicata all’entusiasmante pagina del rinascimento latino-americano, un racconto dell’arte novecentesca messicana attraverso le opere più significative degli artisti che ne sono stati protagonisti.

Frida Kahlo
Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’universo, 1949.

Nato nel 1909 in Russia, Jacques Gelman lascia presto San Pietroburgo per studiare fotografia in Germania. A Berlino lavora come  tecnico cinematografico per poi iniziare la sua carriera di produttore cinematografico a Parigi. Secondo William Lieberman, suo caro amico e direttore del Dipartimento di Arte Moderna al Metropolitan Museum di New York, giunge in Messico nel 1938 per un viaggio d’affari e con l’avvento della seconda guerra mondiale decide di trasferirsi definitivamente. Solo un anno dopo una giovane e avvenente emigrata della Boemia, di nome Natasha Zahalka, giunge nella capitale messicana e sposa Jacques nel 1941. Quando due anni dopo i coniugi commissionano a Diego Rivera un ritratto della moglie, ha inizio la lunga impresa della collezione.

Diego Rivera
Diego Rivera, Girasoli, 1943

I Gelman iniziano dunque a collezionare le opere dei più grandi artisti messicani, tra cui María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo e Ángel Zárraga a cui si aggiungono a poco a poco  una trentina di opere di Frida Kahlo e Diego Rivera, destinati a diventare tra le più famose coppie di artisti del mondo. Entrambe le loro abitazioni, una casa a Cuernavaca, Città del Messico e l’elegante appartamento a Park Avenue, ospitavano esemplari di arte moderna messicana ed europea, tra cui opere di Georges Braque, Marc Chagall, Henri Matisse, Joan Miró, Amedeo Modigliani e Pablo Picasso, luoghi sempre aperti a studiosi e collezionisti di tutto il mondo. Quando Jacques morì nel 1986, l’intera collezione fu donata al Metropolitan Museum of Art di New York e fu definita dal direttore “la più importante raccolta d’arte mai concessa al Museo“.

Frida, Autoritratto
Frida Kahlo, Autoritratto con treccia, 1941

Tra i protagonisti della mostra bolognese i famosi “muralisti” Rivera, Siqueiros e Orozco, tutti figli della rivoluzione del 1910, quella di Pancho Villa ed Emiliano Zapata. Di Diego, sono presentati alcuni capolavori come il “Ritratto di Natasha Gelman”, “Girasoli”, “Venditore di calle”, tutte tele risalenti al 1943, anno dell’incontro con Frida. Alla pittrice messicana è dato ampio spazio. A lei è dedicato l’intero secondo piano di Palazzo Albergati, in diverse sezioni con celebri capolavori quali “Autoritratto seduta sul letto” (1937), “Autoritratto con scimmie”(1943), “Autoritratto come Tehuana” (1943) e quelle indissolubilmente legate al suo amore per Diego, come “L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl” (1949); una “Naturaleza viva” (Natura vivente) di straordinario impatto, “La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta” (1943). In Frida Kahlo e la fotografia, si trovano le fotografie di Edward Weston, Fritz Henle, Leo Matiz, Lola Álvarez Bravo. In Dea azteca, domina l’Autoritratto con collana, opera del 1933. Frida Kahlo: biologa, naturalista, presenta invece una sala in cui sono raccolte una serie di opere che nascono dai tormenti fisici di Frida: Frida e l’aborto (1932), L’aborto (1932) e i collages Cromoforo, Auxocromo del 1944. Frida e Diego è la sezione dedicata a Diego, a cui Frida sentiva di essere profondamente legata. Ancora in Le mascotte di Frida, viene rappresentato l’amore dell’artista per cani e gatti, pappagalli, scimmie, colombe, conigli: il colorato bestiario di cui si circondò l’artista. Questi animali compaiono in diversi autoritratti come affettuosi compagni di vita. Frida Kahlo, icona fashion infine si concentra sull’abbigliamento folclorico che Frida disegnò a sua immagine, rivendicando l’identità messicana ed esponendo chiaramente la propria ideologia. E a proposito di moda, alle opere si aggiungono gli abiti dei più grandi stilisti di fama internazionale che si sono ispirati a Frida: Gianfranco Ferrè, Antonio Marras, Valentino.

L’esposizione è patrocinata dal Comune di Bologna, ed è prodotta e organizzata da Arthemisia Group. Sponsor dell’iniziativa l’INBA (Instituto Nacional de Bellas Artes). Alla realizzazione della mostra hanno collaborato MondoMostre e Skira e per volontà dei prestatori e degli organizzatori, una parte del ricavato della mostra andrà a favore dei terremotati.

Info:
La Collezione Gelman: arte messicana del XX secolo
a cura di Gioia Mori
Palazzo Albergati, Bologna
fino al 26 marzo 2017

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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