La classifica delle province del Sole 24 Ore: cerchiamo di capire di cosa si tratta

03/12/2013 di Luca Andrea Palmieri

Come ogni anno il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica della qualità della vita nelle province italiane, ed è subito bagarre. Ad arrivare prima è stata Trento, seguita da Bolzano e Bologna. Ultima della classe Napoli, preceduta da Palermo e Reggio Calabria. Delle grandi città italiane con più di 300 mila abitanti, dopo la suddetta Bologna, seconda è Firenze al settimo posto (in crescita di 11 posizioni dallo scorso anno), seguita da Milano (10°), Roma (20°), Genova (24°), Torino (52°), Bari (97°) Abbiamo già detto degli ultimi posti di Napoli (107°) e Palermo (106°). Dalla classifica si denota, come spesso accade, una netta spaccatura tra nord e sud. Se escludiamo la Sardegna, che presenta al quarantesimo posto Nuoro, la prima provincia a sud del Lazio è quella di Matera, al 76° posto: praticamente, superata Frosinone (87°), tutti gli ultimi venti posti sono occupati dal Mezzogiorno.

Trento. Quest'anno la sua provincia ha la miglior media nei parametri del Sole 24 Ore
Trento. Quest’anno la sua provincia ha la miglior media nei parametri del Sole 24 Ore

I commenti – Sui social network i commenti si sprecano: chi è nelle prime posizioni e lo trova impensabile, chi è nelle ultime e lo trova assurdo, e chi dice che nei capoluoghi delle prime posizioni, Trento e Bolzano, non si trasferirebbe neanche morto. C’è anche un po’ di confusione: spesso la classifica viene attribuita alle città, mentre riguarda tutta la provincia: un particolare che pesa, soprattutto in certe zone. Ovviamente bisogna ricordare che questa classifica si basa sull’unione di un tot di indagini, ergo su una serie di dati, che di sicuro non si sovrapporrano perfettamente alla qualità della vita percepita da ognuno di noi. Senza contare che, per quanto le categorie siano molte, anche altre possono influenzare la percezione della singola persona, ma magari non interessano minimamente altri: insomma, volendo utilizzare i criteri più oggettivi possibili, si finisce sempre per escludere qualcosa. E non stupisce che una persona del sud, amante del mare, del caldo e di una vita notturna abbastanza intensa non voglia trasferirsi tra i monti trentini. Ciò non toglie che in parametri come quelli sul lavoro Trento è al top, ed è sempre nella metà alta della classifica, senza mai sfiorare le posizioni basse: nel totale questo conta. Poi è ovvio che se si guarda alle possibilità economiche allora Milano è il posto migliore (ed è grazie a questo che si tiene così alta in classifica), e se si guarda ai servizi primeggiano città come Trieste e Bologna.

Come funziona? – Andiamo a vedere il sistema di calcolo, che è basato principalmente sulle medie. Gli indicatori in tutto sono trentasei, divisi in sei macro-aree: “tenore di vita”, “affari e lavoro”, “servizi, ambiente e salute”, “popolazione”, “ordine pubblico” e “tempo libero”. Per ogni indicatore vengono presi dati dalle fonti più varie: per esempio, quello sul pil pro capite viene da Prometeia, quello sulla densità demografica dai dati Istat e la pagella ecologica viene elaborata grazie a Legambiente. Creata una graduatoria, si da un valore pari a mille al primo della classe. Da lì, con una semplice proporzione, si calcola il punteggio di tutte le altre province. La media dei singoli punteggi determina il risultato finale nella macro-area. La media di tutti i risultati nelle macro-aree ci fornisce il punteggio finale, che determina la classifica generale. Questo sistema mette esattamente sullo stesso piano tutte le categorie. E’ un ragionamento che fila, perché permette di non soggettivizzare le preferenze.

Roma. La città eterna si piazza al ventesimo posto generale.
Roma. La città eterna si piazza al ventesimo posto generale.

Da un lato però, il peso assoluto di ogni singolo parametro è uguale indipendentemente da come si incroci con gli altri. Così i dati economici e quelli sullo svago risultano pesare allo stesso modo, ma è logico che le capacità economiche aumentino le possibilità di investimento sul tempo libero. Prendiamo poi un esempio: nello svago, la quasi assenza di sale cinematografiche di Crotone, che le vale 89 punti, ha un’influenza enorme su un valore in cui è calcolata anche la presenza di connessioni veloci (dove la peggiore, Isernia, ha un valore di 780). Questo è un problema quando il criterio di paragone è quello della provincia col risultato migliore. E’ logico che sia così in una classifica intra-nos, ma implica che parametri dove l’Italia va bene vengano messi alla pari con quelli in cui l’Italia va male. Così, se il primo della classe ha un dato comunque non positivo, e l’ultimo non si discosta troppo da quel valore, questo fa media con un dato in cui la prima provincia va benissimo e l’ultima peggio, sfasando il risultato generale. Come detto però, si ritorna sempre al problema che alla base c’è una certa soggettività, e creare un parametro di valutazione oggettivo è difficile.

Parametri oggettivi, mancanti o da valutare – Colpisce però l’assenza di alcuni parametri. Il pil pro capite è senza dubbio essenziale, ma perché non inserire dati sul costo della vita, oltre a quello sull’inflazione? Avrebbe potuto aiutare ad avere una visione più ampia della percezione delle capacità economiche per persona (sapendo che il costo della vita cambia, e di molto, di zona in zona). Allo stesso tempo un parametro come quello sulle start-up innovative rimane poco chiaro: certo, indicherà di sicuro la propensione dei giovani a lanciarsi in progetti imprenditoriali, ma non è evidente se la loro sopravvivenza e la loro fattibilità rimane alta nel medio-lungo termine. Senza contare che la macro-categoria “Popolazione” lascia in parte perplessi; fermo restando l’importanza di questi dati nelle prospettive della nazione, come cambia la qualità della vita la presenza di stranieri regolari? Siamo sicuri che il tasso di divorzi sia un parametro utilizzabile, soprattutto in un paese socialmente spaccato come il nostro, dove spesso il divorzio non viene considerato “accettabile” nella convenzione sociale? Infatti è proprio al sud che c’è il minor numero di separazioni. Insomma, il discorso qualitativo fa capolino sempre, e va valutato secondo la sensibilità di ognuno. Queste osservazioni non tolgono che, data la quantità di parametri messi a paragone, ci siano situazioni dove i problemi sono evidenti. Lo si nota in dati come il pil pro capite, i fallimenti, la velocità della giustizia e non solo. Punti in cui tra nord e sud c’è un abisso. Se si usassero solo le prime tre macro-categorie probabilmente al meridione sarebbe andata anche peggio.

Una veduta di Napoli.
Una veduta di Napoli.

Più che una classifica, una serie di indicatori – Fatto sta che questa classifica va presa per quel che è: un indicatore di certe situazioni nei territori di tutto il paese. In questo senso andrebbe sempre letta integralmente, dato per dato, e il risultato generale va comunque preso come una sintesi, poco indicativa, perché le situazioni cambiano molto a seconda dei casi. Sarebbe molto meglio, per chi di dovere, studiarsi direttamente i dati sulle singole aree, per capire dov’è che bisogna intervenire. Nella classifica, poi, non mancano sorprese: sull’ordine pubblico, da sempre cavallo di battaglia contro Napoli, risulta che città come Brescia, Bologna, Roma, Milano e Torino sono messe peggio. A livello di microcriminalità e rapine, pur stando negli ultimi posti, il capoluogo partenopeo va meglio di Firenze, Venezia, Roma, Genova, Milano, Bologna e Torino, che ha un tasso quasi doppio di scippi e borseggi. Per numero di appartamenti svaligiati ogni centomila abitanti poi, Napoli è solo quart’ultima; all’ultimo posto c’è una sorpresa: Lucca. Al capoluogo campano, di contro, va peggio per furti d’auto e truffe. Si nota inoltre come più si scenda lungo lo stivale meno vada di moda il no profit, con livelli bassissimi a Caserta e Napoli, ed anche lo sport è ben più di casa al nord e al centro. A Trieste c’è una bassa propensione ad investire, e manca spirito di iniziativa imprenditoriale. Aosta ha un basso indice di infrastrutture e La Spezia ha un alto tasso di emigrazione ospedaliera. Insomma, paese che vai, problema che trovi. Alla fine il punto è che c’è chi di problemi ne accumula di più.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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