Mercati 2016: prima il crollo, poi la ripresa?

07/01/2016 di Alessandro Mauri

Il 2016 dovrebbe essere un buon anno per i mercati finanziari europei e italiani, ma la crisi cinese potrebbe mettersi di mezzo

Il 2016 è iniziato in forte calo per i mercati, in particolare quelli asiatici, trascinati verso il basso dall’ennesimo crollo delle quotazioni in Cina. Eppure, l’anno appena iniziato potrebbe offrire una buona ripresa per alcune borse, in particolare quella italiana.

Il crollo cinese – Il primo giorno di contrattazioni per le borse mondiali del 2016 è stato caratterizzato da forti vendite su tutti i mercati, scaturite dal crollo cinese e, più in generale, dei paesi asiatici. Sia la borsa di Shanghai che quella di Shenzhen sono state chiuse per eccesso di ribassi, secondo quanto previsto dai nuovi “circuit breakers”, che interrompono le contrattazioni quando gli indici cedono più del 7%. Il nuovo crollo è stato causato dai deludenti dati sulla produzione in Cina, considerando che l’attività manifatturiera è calata per il decimo mese consecutivo. Ad aggravare la situazione potrebbe essere  la fine del blocco alla cessione di partecipazione per i grandi azionisti, che era stato introdotto in seguito ai crolli delle borse in Cina della scorsa estate.

Gli altri indici – Il 2015 si era concluso con i risultati negativi delle borse USA, dovuti anche agli ottimi risultati degli anni precedenti, e che hanno fatto di quello appena concluso, l’anno più deludente dal 2011. Molto male anche la borsa di Tokyo in questo avvio di 2016, che risente sicuramente delle pessime performance della vicina Cina, ma che deve scontare anche diverse difficoltà specifiche. Innanzitutto il rialzo delle quotazioni dello yen, che è sempre considerata come bene rifugio e pertanto oggetto di forte acquisti in corrispondenza di turbolenze sui mercati. Le rassicurazioni del premier Shinzo Abe sulle prospettive di crescita del Giappone non sembrano avere convinto particolarmente gli investitori, almeno in questi primi giorni di contrattazioni.

Le contromisure – La Cina ha reagito rapidamente, dimostrando la necessità di evitare un nuovo crollo dei mercati, che potrebbe peggiorare ulteriormente la già delicata situazione di Pechino. Questo ha fatto rientrare solo in parte il timore sull’andamento delle borse del dragone. Inoltre la Banca centrale cinese avrebbe immesso nel sistema circa 20 miliardi di dollari per sostenere lo yuan e tentare di porre un argine alle forti vendite sui listini di Shanghai e Shenzhen, mentre il blocco alle vendite da parte dei grandi azionisti delle società quotate potrebbe essere prorogati fino a quando la situazione economica e sui mercati finanziari non sarà più tranquilla e meno volatile. Si tratta comunque di interventi contingenti, che devono essere accompagnati da profonde riforme economiche che siano in grado di rilanciare un’economia in difficoltà, rispetto alle sue esigenze di crescita, ben diverse da quelle di Paesi già completamente industrializzati. Per questo la Cina è chiamata a compiere importanti passi avanti per la liberalizzazione dei mercati reali e finanziari, nonché operare per ridurre l’enorme peso dei debiti delle imprese statali e delle amministrazioni locali, se vuole evitare nuovi e consistenti shock.

Le prospettive per il 2016 – Per quanto riguarda lo scenario più ampio, se il crollo della borsa in Cina non avrà strascichi troppo prolungati nel tempo, i mercati da cui ci si attendono le migliori performance sono quello europeo (con particolare interesse per l’Italia) e quello giapponese. In un mondo alla disperata ricerca di rendimenti, con le obbligazioni e i tassi d’interesse quasi ovunque tendenti a zero, i mercati azionari sembrano essere l’unica fonte di profitto in vista. E tra questi ci si aspetta che il Giappone e l’Italia saranno i più proficui. In realtà ci si aspettavano grandi rendimenti anche lo scorso anno, ma la crisi greca, quella cinese e vari eventi sfavorevoli hanno impedito in particolare alla borsa italiana di recuperare quell’enorme gap che ancora separa le quotazioni attuali da quelle dei primi anni 2000 o, quantomeno, precedenti la crisi. Sulle altre borse europee, che già hanno recuperato terreno, i margini di miglioramento non sono altrettanto ampi per cui, almeno sulla carta, potrebbero arrivare numerosi acquisti su Milano. Ovviamente un elevato rendimento atteso indica anche un elevato rischio e, pertanto, elevata volatilità. Dunque il 2016 potrebbe rivelarsi un buon anno per la borsa italiana, ma potrebbe anche essere soggetto a improvvisi e repentini crolli.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
blog comments powered by Disqus