La Cina fa tremare i mercati di tutto il mondo

25/08/2015 di Alessandro Mauri

Il lunedì nero - ed un martedì inaugurato in Asia nello stesso modo - potrebbero segnare un punto di svolta per il futuro degli equilibri economici e politici mondiali.

Borse

Cali consistenti – I nuovi timori sull’economia della Cina hanno causato, ieri, un crollo della borsa di Shangai dell’ 8,45%, che si somma al calo dell’11% verificatosi la scorsa settimana e ad una provvisoria perdita, oggi, del 7%. Una situazione che ha contagiato rapidamente le borse mondiali, a prescindere dall’effettiva correlazione con i mercati della Cina: dal -4,67% di Londra al -5,96% di Piazza Affari. Durante la giornata ci sono stati anche picchi verso il basso più consistenti, specialmente dopo che anche Wall Street aveva aperto le contrattazioni in forte calo, ma oggi, nei listini occidentali, si respira aria di rimbalzo, con Milano ad un +3.

Il crollo della fiducia – Abbiamo già avuto modo di parlare delle difficoltà dell’economia della Cina, che aveva portato negli scorsi giorni a continui ribassi delle quotazioni dello Yuan, tuttavia ci si aspettava che a questo punto il mercato avesse in buona parte assorbito i dati negativi riguardanti la crescita dell’economia e la produzione manifatturiera. A questo punto comincia a venir meno la fiducia dei mercati sulla capacità delle autorità di Pechino di gestire la crisi e di guidare la Cina su un sentiero di crescita sostenibile (ricordiamo che per assorbire l’enorme massa di contadini che si sposta dalle campagne alla città in cerca di lavoro, l’economia cinese deve crescere almeno del 7-7,5% all’anno). Si pensava infatti che le autorità della Cina sarebbero intervenute ancora, dopo aver imposto alle banche (tutte statali) di investire circa 100 miliardi di dollari per fermare il crollo del mercato azionario, ma è evidente che politiche di questo tipo non sono sostenibili. Ora sarà molto difficile spiegare alle famiglie cinesi, che erano state incoraggiate dal governo a investire in borsa, che la situazione è decisamente sfuggita di mano.

Le conseguenze –  La crisi della Cina ha scatenato il panico sui mercati sostanzialmente per due motivi, o meglio due modalità di contagio per le altre economie mondiali. La prima è quella attraverso le materie prime: un calo nella crescita dell’economia della Cina comporta una diminuzione della domanda di materie prime che servono nella produzione di beni. Questo può comportare da un lato un beneficio per i paesi importatori, ma ha anche conseguenze pesanti sui conti di tutte quelle imprese che vendono o che sono coinvolte nel commercio delle suddette materie prime. Il secondo canale riguarda le importazioni cinesi: molti paesi occidentali hanno puntato forte sul mercato della Cina come mercato di sbocco della loro produzione (anche per compensare il calo della domanda nei paesi colpiti dalla crisi), e ora potrebbero vedere compromessi i loro investimenti nel paese del dragone.

Le cause – Oltre ai cronici problemi dell’economia cinese (scarsa domanda interna, elevatissimo debito, distorsione dei mercati), tra le cause della crisi, almeno per quanto riguarda il crollo dei mercati, rientrano anche le politiche monetarie espansive delle Banche Centrali. Di per sé l’intervento della Fed, della Bce e delle altre banche centrali a sostegno dell’economia è apprezzabile ( e in alcuni casi è stato molto efficace), ma ha generato due effetti potenzialmente negativi. Il primo è stato che le aspettative sugli interventi monetari hanno distolto l’attenzione dalle riforme strutturali e industriali (specialmente in Europa), che garantirebbero una crescita più sostenuta e sostenibile. Il secondo è stato quello di inondare i mercati di denaro e liquidità, gonfiando le quotazioni di titoli e azione, e favorendo, attraverso i tassi bassi, l’indebitamento per comprare altri titoli. Gli investimenti nelle imprese, apparentemente meno sicuri, non sono ripartiti e dunque l’economia nel suo complesso arranca.

Ora la questione della Cina solleva un problema molto più ampio di contagio dei mercati finanziari globali, e la fiducia nella competenza dei leader comunisti di Pechino e nella crescita dell’economia cinese comincia a venir meno. Se non se ne esce in fretta, questo lunedì nero delle borse potrebbe avere conseguenze molto pesanti non solo sugli aspetti economici, ma anche su quelli politici dell’Estremo oriente.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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